ARACNE
Ascoltiamo ora Aracne raccontarci la sua storia: ricamatrice con l’aiuto di Orfeo, che cantò le sue lodi al Club Bellesfemmes.
“La macchina che guido è assai versatile: cuce prima cappelli di paglia ma con una modifica ai suoi marchingegni può cucire cappelli in tela. La moda di quegli anni passava dai cappelli di paglia a quelli in cotone di piquet, bianco, detti “bagnini”: ancora oggi se ne vedono al mare e sono sempre i più amati dalle donne.”
Ma se dalla concorrenza spietata si passa alla guerra si fabbricano zaini o tascapani per l’Africa, oppure giacconi in pelle per i camionisti e i motociclisti durante la guerra contro l’Albania.
I capi militari oltre a vestire vogliono essere vestiti e tocca all’abile Apelle ideare qualcosa degno del fratello del Duce.
Sceglie il bianco per mimetizzarlo meglio tra le nevi di Cortina D’Ampezzo, dove sta il Fulvo Leone, tramite dell’importante richiesta.
"E con Apelle al campionario intrapresi una piccola carriera da modella lasciando ad Atena ed Afrodite quale invidia contendersi.
Quando Apelle si licenziò per intraprendere una nuova carriera imprenditoriale, venne una modellista, la signora Penelope, che lavorava al taglio con Ulisse, per la produzione di capi femminili perché proprio le signore non ne hanno mai abbastanza.
Non per diletto ma per dovere arrivò la giostra dal ritmo frenetico: alle mie colleghe talvolta faceva girar la testa, ma senza scoraggiarmi io tenni duro e meritai di diventare capo del reparto.
Non finisce qui, la mia bravura mi portò da Veneziani di Milano; una razza eterogenea e forse per questo fin troppo creativa: per le sfilate della famosa Sala Bianca si lavorava senza sosta.
Una atelier rinomato è geloso dei suoi segreti, li nasconde dietro ad un sipario di velluto nero ed ancor oggi gli stilisti gareggiano in bravura sulle passerelle che diffondono il made in Italy nato allora.
Sempre più in alto ci spingemmo con la spedizione del K2 ed i suoi componenti vennero da noi per l’attrezzatura.”
Ascoltiamo ora Aracne raccontarci la sua storia: ricamatrice con l’aiuto di Orfeo, che cantò le sue lodi al Club Bellesfemmes.
“La macchina che guido è assai versatile: cuce prima cappelli di paglia ma con una modifica ai suoi marchingegni può cucire cappelli in tela. La moda di quegli anni passava dai cappelli di paglia a quelli in cotone di piquet, bianco, detti “bagnini”: ancora oggi se ne vedono al mare e sono sempre i più amati dalle donne.”
Ma se dalla concorrenza spietata si passa alla guerra si fabbricano zaini o tascapani per l’Africa, oppure giacconi in pelle per i camionisti e i motociclisti durante la guerra contro l’Albania.
I capi militari oltre a vestire vogliono essere vestiti e tocca all’abile Apelle ideare qualcosa degno del fratello del Duce.
Sceglie il bianco per mimetizzarlo meglio tra le nevi di Cortina D’Ampezzo, dove sta il Fulvo Leone, tramite dell’importante richiesta.
"E con Apelle al campionario intrapresi una piccola carriera da modella lasciando ad Atena ed Afrodite quale invidia contendersi.
Quando Apelle si licenziò per intraprendere una nuova carriera imprenditoriale, venne una modellista, la signora Penelope, che lavorava al taglio con Ulisse, per la produzione di capi femminili perché proprio le signore non ne hanno mai abbastanza.
Non finisce qui, la mia bravura mi portò da Veneziani di Milano; una razza eterogenea e forse per questo fin troppo creativa: per le sfilate della famosa Sala Bianca si lavorava senza sosta.
Una atelier rinomato è geloso dei suoi segreti, li nasconde dietro ad un sipario di velluto nero ed ancor oggi gli stilisti gareggiano in bravura sulle passerelle che diffondono il made in Italy nato allora.
Sempre più in alto ci spingemmo con la spedizione del K2 ed i suoi componenti vennero da noi per l’attrezzatura.”


