MRS.
WILLIAMS
I was the milliner
Talked about, lied about,
Mother of Dora,
Whose strange disappearance
Was charged to her rearing.
My eye quick to beauty
Saw much beside ribbons
And buckles and feathers
And leghorns and felts,
To set off sweet faces,
And dark hair and gold.
One thing I will tell you
And one I will ask :
The stealers of husbands
Wear powder and trinkets,
And fashionable hats.
Wives, wear them yourselves.
Hats my make divorces –
They
also prevent them.
Well
now, let me ask you :
If
all of the children, born here in Spoon River
Had
been reared by the County, somewhere on a farm;
And
the fathers and mothers had been given their freedom
To
live and enjoy, change mates if they wished,
Do
you think that Spoon River
Had
been any the worse ?
From Spoon
River Anthology
Edgar Lee Masters, 1915
Come
nascono le Bellesfemmes
Numerosi
cittadini di Chesstown hanno lavorato alla Bellesfemmes, ma per
ricostruire gli inizi si doveva cercare persone molto anziane e
alcune nel frattempo se ne sono andate. Bianca e sua madre hanno
dedicato interi pomeriggi ad ascoltare dei dipendenti che sono
diventati memoria storica. Hanno visto una disponibilità e un
orgoglio che non è stato tramandato in un luogo dove si predilige la
produttività alla riflessione.
Per
converso il momento di lavorare sodo e produrre in tempi strettissimi
è già passato e la moderna Cina sapendo di essere concorrenziale in
questo aspetto aveva già da tempo investito nel tessile.
Infatti
è stato lo stesso governo cinese a incentivare un’industria quasi
inesistente, perfino rischiando dei passivi, poichè credeva, a
ragion veduta, in un settore in cui ha preso velocemente piede nel
mercato mondiale.
La
moda italiana prima degli anni ‘50 ha sofferto delle continue
guerre e la mancanza di materie prime. Da non dimenticare i sandali
di Ferragamo col tacco in sughero, materiale tipicamente autarchico e
a cui Natalia Aspesi dedica la copertina del suo libro “Il lusso e
l’autarchia”.
L’economia
italiana era traballante proprio a causa delle continue guerre e le
industrie aspiravano alle commesse statali per poter sopravvivere. In
quel momento era indispensabile dimostrare di fare prodotti di
qualità anche nei capi militari.
Finita
la guerra si riprendeva facendo abiti civili: confezioni e
abbigliamento.
Una
volta attrezzati per questo tipo di manifattura Bellesfemmes è in
grado di decollare riuscendo a collaborare con i sarti che
presentavano le collezioni alla Sala Bianca di palazzo Pitti e
successivamente esporterà direttamente negli Stati Uniti.
Fino
agli anni novanta non conosce crisi e il suo esempio meritava di
convincere i parenti reticenti di Bianca Torre a risvegliare
l’attenzione per uno dei protagonisti di questa insolita Company
History.
Entrano
trionfali con sgargianti costumi
Ma
ricordate che l’abito non fa il monaco
NAPOLEONE
con l’affettuosa partecipazione della moglie COLTIVATRICE DI
ROSE
“Iniziai a 14 anni la carriera in Bellesfemmes e fortuna volle che ci fosse una grossa fornitura di caschi coloniali per i nostri soldati in Africa, ma presto entrai in ufficio come ragazzino tuttofare.
Il
dott. Flocs mi accolse sotto la sua protezione insegnandomi
moltissime cose utili. Era una persona invidiabile che destava la mia
ammirazione perché sapeva fare tutto con estrema facilità, come
scrivere a macchina in diverse lingue e sempre in prima battuta.
Era
uno straordinario conoscitore di tutti i tessuti e tutti gli acquisti
passavano dalle sue mani.”
Come
le più scatenate fashion victims il dott. Flocs era attento alle
ultime novità e nella Francia della seconda guerra mondiale si parla
di nylon.
Sarà
Napoleone a portare dalla Francia dei libri introvabili in Italia che
parlano di questa nuova fibra protagonista dell’ascesa di
Bellesfemmes.
Siamo
felici che il nostro eroe sia tornato vivo dalla guerra con il
prezioso carico anche perché il dott. Flocs fu di parola e lo
riassunse di nuovo.
La
corsa all’acquisto del nylon viene intrapresa da un giovane
rampollo di grande fascino: il figlio di Holiday, futuro Presidente
della Bellefemmes.
Questi,
nel giorno dedicato a mio nonno, non ha potuto dare la sua
testimonianza ma certo la collaborazione con il dott. Flocs fu anche
un’importante amicizia e non voglio dimenticarlo come protagonista
di uno dei successi della Belfe.
Cominciano
le prime collezioni sportive e una promozione come rappresentante:
Napoleone conquisterà tutta l’Italia con i nuovi campionari e così
finisce anche questa avventura.
Trovò
un filo Napoleòn
Non
era d’oro ma di nylon
Senza
essere il filo d’or
Divenne
comunque un tesor
Ecco
a voi del nylon la storia
passata
la gloria resta la boria
CAIO
GIULIO CESARE
Le sue origini sono romane ma il destino lo conduce alla conquista della Gallia Cisalpina senza rinunciare ai suo passatempi preferiti: la pesca e la caccia.
Per
esser più pratici in questi sport vestire Bellesfemmes è il meglio
che c’è, e chi vuole vendere lo sa. Così armato del catalogo di
Bellesfemmes Caio Giulio Cesare conquista le Gallie italiane e il suo
successo è tale che marcia verso Roma dove vive ancor oggi.
Viaggiando
trova idee che lo rendono prezioso consigliere del Dott. Flocs che lo
ascolta con attenzione e le sue proposte hanno spesso buon esito.
Nuove
regioni conoscono il marchio Bellesfemmes:Sabina, Magna Grecia e
Sardinia.
Senza
questo personaggio si può dire che Bellesfemmes non avrebbe potuto
fare il giro d’Italia.
CLIO
Vera
musa della contabilità aziendale, presentiamo Clio che ha visto
l’ascesa economica dell’azienda.
“Ho
visto la Tempesta ma anche il Sole ventiquattrore quando cominciarono
le prime esportazioni.
Oggi
la nascita della comunità economica europea ha evitato il lavoro di
calcolo del cambio e dei dazi per il traffico merci: allora si doveva
valutare il costo dell’operazione perché non sempre la banca
corrispondeva secondo il cambio ufficiale. Talvolta il dottor FLocs
replicava alle mie perplessità: “Si ricordi che noi vendiamo
braghe ma le banche vendono soldi”.”
Bianca
Torre rinnova la frase del nonno:
“noi
lavoriamo per sopravvivere ma le banche rubano per vivere”
Torniamo
all’età dell’oro e ai suoi primati:
Tutta
la moda italiana solcherà l’Oceano negli anni ’50 sul
transatlantico della moda, in rotta verso New York.
I
campioni della moda in America vincono il Neiman Marcus Award,
Bellesfemmes può consolarsi esportando nei suoi negozi e nei grandi
magazzini dell’epoca.
I
campioni dello sport vincono con gli abiti di Bellesfemmes perfino
alle Olimpiadi e comincia una nuova partita…
ULISSE
Signor Ulisse ci racconti dei suoi inizi: per caso l’impresa di suo padre aveva ricevuto l’incarico di sistemare la fabbrica nuova di Bellesfemmes in via Roma per la produzione di capi sportivi.
“Si, fu la sistemazione dell’edificio di via Roma l’occasione in cui mio padre chiese all’ingegner Holiday senior e al dottor FLocs di farmi entrare nel nuovo stabilimento.”
Eravate già esperto del mestiere…
“Dopo il mio ritorno dalla guerra, avevo maturato un’esperienza come lavorante presso un laboratorio di sartoria. Prima di andarmene ebbi in dono la forbice da sarto di quel Sant’uomo del padre di FLocs, che ancora conservo gelosamente in una piccola collezione di strumenti per cucire.”
Non è solo prerogativa delle signore gareggiare nel club Bellesfemmes, e il valente Ulisse assiste ad una competizione tra uomini: è più elegante Meneghino o Stenterello?
Provate a vestirli uguali in stile coloniale.
Vince Stenterello perché è più vicino al mare e i colori si esaltano con l’abbronzatura. Meneghino rimane in coda in autostrada.
Ulisse si fa più ambizioso e guadagna i favori delle BelleFemmes specie dai Veneziani di Milano cui non mancano le mannequin più in dell’Epoca: ammalianti come sirene!!!
Ed è così ancor oggi non solo nell’alta moda: comandano le donne.
Dalla grazia delle sirene alla forza dei veri montanari che dalle Alpi salgono sulle vette inesplorate dell’Himalaya.
Dal dilemma estetico al problema tecnico arrivano alcuni componenti per preparare tutta l’attrezzatura sulla neve. Roba da far invidia agli astronauti.
Per non morir di freddo ed ingannare le temperature è meglio portarsi dietro la “mummia”, il sacco a pelo più all’avanguardia, inventato proprio lì.
Già tempo prima che nascesse la Postcard, Ulisse ne spedisce una da New York: ha coraggiosamente oltrepassato le colonne d’Ercole e porta i capi di Bellesfemmes agli stilisti americani, .
L’irrequieto Ulisse torna e una nuova ditta lo pretende: quella fondata dal defunto Apelle, una stella delle tante nate sulla scia di Bellesfemmes. Viene così creata la galassia moda nella quale il dott. Flocs viaggiava tra i primi; la sua nave era tra le migliori, una vera Enterprise.

ARACNE
Ascoltiamo ora Aracne raccontarci la sua storia: ricamatrice con l’aiuto di Orfeo, che cantò le sue lodi al Club Bellesfemmes.
“La macchina che guido è assai versatile: cuce prima cappelli di paglia ma con una modifica ai suoi marchingegni può cucire cappelli in tela. La moda di quegli anni passava dai cappelli di paglia a quelli in cotone di piquet, bianco, detti “bagnini”: ancora oggi se ne vedono al mare e sono sempre i più amati dalle donne.”
Ma se dalla concorrenza spietata si passa alla guerra si fabbricano zaini o tascapani per l’Africa, oppure giacconi in pelle per i camionisti e i motociclisti durante la guerra contro l’Albania.
I capi militari oltre a vestire vogliono essere vestiti e tocca all’abile Apelle ideare qualcosa degno del fratello del Duce.
Sceglie il bianco per mimetizzarlo meglio tra le nevi di Cortina D’Ampezzo, dove sta il Fulvo Leone, tramite dell’importante richiesta.
"E con Apelle al campionario intrapresi una piccola carriera da modella lasciando ad Atena ed Afrodite quale invidia contendersi.
Quando Apelle si licenziò per intraprendere una nuova carriera imprenditoriale, venne una modellista, la signora Penelope, che lavorava al taglio con Ulisse, per la produzione di capi femminili perché proprio le signore non ne hanno mai abbastanza.
Non per diletto ma per dovere arrivò la giostra dal ritmo frenetico: alle mie colleghe talvolta faceva girar la testa, ma senza scoraggiarmi io tenni duro e meritai di diventare capo del reparto.
Non finisce qui, la mia bravura mi portò da Veneziani di Milano; una razza eterogenea e forse per questo fin troppo creativa: per le sfilate della famosa Sala Bianca si lavorava senza sosta.
Una atelier rinomato è geloso dei suoi segreti, li nasconde dietro ad un sipario di velluto nero ed ancor oggi gli stilisti gareggiano in bravura sulle passerelle che diffondono il made in Italy nato allora.
Sempre più in alto ci spingemmo con la spedizione del K2 ed i suoi componenti vennero da noi per l’attrezzatura.”
LA STRIA DEL FILO D’ORO
Quando
la stria del filo d’oro entrò nella sede dell’esclusivo club
Bellesfemmes, apparentemente non era diverso dall’antro delle sue magie:
caldo d’estate, gelido d’inverno e come se non bastasse in via
Tempesta.
Allora le condizioni erano molto disagevoli: senza
impianto di riscaldamento, si portava uno scaldino a brace nei giorni
più freddi.
Ai piani alti non si facevano mancare lo Spirito di
Vino tra copricapi per la pace e copricapi per la rovente guerra in
Abissinia.
Il club Bellesfemmes è assai prestigioso e produce
perfino regine fatte per coronare teste anziché esser coronate; e nel
reparto lo stesso sindaco di Chesstown vuol dirigere.
Comincia da
valletta, la Stria del filo d’oro, porgendo filo bottoni e tessuti per
fare abiti, la cui richiesta aumenterà al punto di aprire una nuova sede
in via Roma, dove andrà anche la nostra amica, oramai valente cucitrice
sotto la guida di Ulisse, vero intenditor di donne che sanno tessere.
La
gara di eleganza si fa sportiva: per la caccia blusotti in pelle,
imbottiti di pelliccia e, anche senza la Tempesta, impermeabili in
popeline e nylon dei colori più richiesti: rosso, blu, marrone, oppure
grigio. Ce n’è per tutti i gusti, americani compresi che col popeline
vogliono anche i pantaloni.
Ma
senza i ferri del mestiere nulla si fa e la vediamo primeggiare in una
gara di macchine da cucito e non serve andare all’autodromo di Monza ma
se le belle femmine sono troppe qualche invidia nasce sempre.
Niente ombretto quella sera: gli occhi neri li fanno le colleghe sconfitte.
Come
premio consolazione si organizza una gita per tutte alla fabbrica delle
macchine da cucire, in attesa della prossima gara, perché la
competizione non muore mai.
La magica arte della Stria va
divulgata: servono giovani apprendisti e negli anni cinquanta si
organizzano i corsi dove insegna proprio la stria del filo d’oro.
E
per far vedere che i belli sono anche bravi, si allestisce uno stand
alla Fiera campionaria di Padova con dimostrazioni dal vivo.
Alla fine di tutto ciò una festa lascerà alla memoria la magia della Stria dal filo d’oro.
MINERVA
La
brava Minerva è di casa a Bellefemmes, preceduta dall’insediamento
della sorella. Ma come comincia la sua di avventura lasciamolo
raccontare a lei:
“Quando
frequentavo un corso di dattilografia ero andata negli uffici della
Bellesfemmes, per fare pratica, così nel ’45, giovanissima, venni
assunta. Un particolare che denota un’epoca è il fatto che in
ufficio dovevamo indossare un grembiule nero con il colletto bianco.”
Questo
ci fa intuire che Bellesfemmes ha sempre voluto fare scuola nel
settore .
Ma
come ogni donna moderna arriva il dilemma: carriera o famiglia?
E
per un po’ Minerva si allontana; ma una seconda chance le si
presenta e il Dott. Flocs le propone il delicato impegno di
archivista, presso la fabbrica di biancheria da lui fondata in un
momento in cui credeva che la Bellesfemmes chiudesse, nel ‘50.
La
gestione rimarrà alla moglie di Flocs donna molto prolifica.
Nonostante i loro cinque figli siano diventati grandi nessuno le si è
avvicendato e con la morte di Flocs cessa la manifattura di
biancheria intima e maglieria… gli effetti si vedono ancora oggi su
alcune donne indigene che vanno spesso in giro senza.
Quindi
Minerva riprenderà anche l’attività all’ufficio vendite di
Bellesfemmes come ci ricorda:
“Era
una vera fucina di idee: negli ultimi anni erano circa quattrocento
clienti e si trattava di negozi di alta qualità.
Il
lavoro era interessante ma anche sempre più impegnativo, tanto che
al momento del mio definitivo licenziamento fu assunto un direttore
commerciale per sostituirmi.“
Il
dottor FLocs curava ogni dettaglio: era sempre alla ricerca di nuovi
clienti e preparava gli incontri. E’ come se fosse stato in grado
di intuire le esigenze del mercato.
Infatti
il mercato era vasto e di ogni genere: bisognava saper fare eleganza
non solo nell’alta moda ma anche nello sport e questa diverrà
filosofia aziendale.”
Nuove
frontiere si oltrepassano, non solo geografiche ma anche nei
materiali: dal rivoluzionario nylon si sperimentano fibre
artificiali, che nelle sfilate spettacolo di Palazzo Grassi, a
Venezia, sono legge.
Il
Dott. Flocs conosce il fatto suo e il valore dei suoi collaboratori:
ora non vende solo braghe ma pretende l’esclusiva e i negozi, che
accettano, spediscono anche le loro etichette assieme al marchio
Bellefemmes.
Ogni
buon rapporto di lavoro è anche una forma di amicizia ed è la
passione per la montagna che porta alla commessa dell’equipaggiamento
nella spedizione del K2 nel 1954.
Perfino
l’ultimogenita del Dott. Flocs contribuì al collaudo
dell’equipaggiamento.
Era
infatti soprannominata ciabatta perché rimaneva sempre a bocca
aperta per ciarlare: così fu la prima ad essere introdotta nella
“mummia” l’innovativo sacco a pelo inventato dagli alpinisti
della spedizione.
Una
volta chiusa dentro all’involucro la voce stridula della stessa
sembrava dolce e melliflua: in base ai decibel ridotti, si calcolava
quanto la mummia era efficiente barriera conto il freddo.
Durante
le prove si accorsero che era talmente noiosa da ripetere sempre le
stesse cose e questo creava gravi crisi di sonno agli addetti al
lavoro. Così il Dott. Flocs mandò la figlia a studiare lingue
straniere all’università, per farle ripetere in lingua diversa.
L’idea funzionò ma la ragazza non perse il vizio di urlare in
lingue diverse anche a lavoro finito e dovettero assumere un
esorcista per domare la bisbetica.
MINERVA
La
brava Minerva è di casa a Bellefemmes, preceduta dall’insediamento
della sorella. Ma come comincia la sua di avventura lasciamolo
raccontare a lei:
“Quando
frequentavo un corso di dattilografia ero andata negli uffici della
Bellesfemmes, per fare pratica, così nel ’45, giovanissima, venni
assunta. Un particolare che denota un’epoca è il fatto che in
ufficio dovevamo indossare un grembiule nero con il colletto bianco.”
Questo
ci fa intuire che Bellesfemmes ha sempre voluto fare scuola nel
settore .
Ma
come ogni donna moderna arriva il dilemma: carriera o famiglia?
E
per un po’ Minerva si allontana; ma una seconda chance le si
presenta e il Dott. Flocs le propone il delicato impegno di
archivista, presso la fabbrica di biancheria da lui fondata in un
momento in cui credeva che la Bellesfemmes chiudesse, nel ‘50.
La
gestione rimarrà alla moglie di Flocs donna molto prolifica.
Nonostante i loro cinque figli siano diventati grandi nessuno le si è
avvicendato e con la morte di Flocs cessa la manifattura di
biancheria intima e maglieria… gli effetti si vedono ancora oggi su
alcune donne indigene che vanno spesso in giro senza.
Quindi
Minerva riprenderà anche l’attività all’ufficio vendite di
Bellesfemmes come ci ricorda:
“Era
una vera fucina di idee: negli ultimi anni erano circa quattrocento
clienti e si trattava di negozi di alta qualità.
Il
lavoro era interessante ma anche sempre più impegnativo, tanto che
al momento del mio definitivo licenziamento fu assunto un direttore
commerciale per sostituirmi.“
Il
dottor FLocs curava ogni dettaglio: era sempre alla ricerca di nuovi
clienti e preparava gli incontri. E’ come se fosse stato in grado
di intuire le esigenze del mercato.
Infatti
il mercato era vasto e di ogni genere: bisognava saper fare eleganza
non solo nell’alta moda ma anche nello sport e questa diverrà
filosofia aziendale.”
Nuove
frontiere si oltrepassano, non solo geografiche ma anche nei
materiali: dal rivoluzionario nylon si sperimentano fibre
artificiali, che nelle sfilate spettacolo di Palazzo Grassi, a
Venezia, sono legge.
Il
Dott. Flocs conosce il fatto suo e il valore dei suoi collaboratori:
ora non vende solo braghe ma pretende l’esclusiva e i negozi, che
accettano, spediscono anche le loro etichette assieme al marchio
Bellefemmes.
Ogni
buon rapporto di lavoro è anche una forma di amicizia ed è la
passione per la montagna che porta alla commessa dell’equipaggiamento
nella spedizione del K2 nel 1954.
Perfino
l’ultimogenita del Dott. Flocs contribuì al collaudo
dell’equipaggiamento.
Era
infatti soprannominata ciabatta perché rimaneva sempre a bocca
aperta per ciarlare: così fu la prima ad essere introdotta nella
“mummia” l’innovativo sacco a pelo inventato dagli alpinisti
della spedizione.
Una
volta chiusa dentro all’involucro la voce stridula della stessa
sembrava dolce e melliflua: in base ai decibel ridotti, si calcolava
quanto la mummia era efficiente barriera conto il freddo.
Durante
le prove si accorsero che era talmente noiosa da ripetere sempre le
stesse cose e questo creava gravi crisi di sonno agli addetti al
lavoro. Così il Dott. Flocs mandò la figlia a studiare lingue
straniere all’università, per farle ripetere in lingua diversa.
L’idea funzionò ma la ragazza non perse il vizio di urlare in
lingue diverse anche a lavoro finito e dovettero assumere un
esorcista per domare la bisbetica.
APELLIDE
Apellide, figlia di Apelle
Apelle figlio di Apollo…
Ecco
l’albero genealogico di una famiglia di Artisti: il design ispira
questi artigiani apprezzatissimi, emigrati dall’Est Europa come accade
ancor oggi.
Per
caso in un negozio, un commesso viaggiatore di Bellesfemmes ammira una
giacca da caccia assai ben fatta, e la caccia la si dà all’homo habilis.
Così Apelle realizza giacche e suo padre Apollo costruisce i tavoli su cui cucirle.
Si comincia vestendo cacciatori di uomini, soldati, l’Italia di allora era in piena guerra.
La
bravura di Apelle gli fa meritare un’azienda tutta sua ma la Pace non
arriva e una morte violenta arresta la vita artistica di Apelle, ma non
la ditta, e poiché il Flocs aveva già dato il max per lo sport, Apelle
si diede al Mini, per Mar e Sport.
Apellide,
oggi valente modellista come suo padre, ci mostra una foto sulla neve
dove Il Dott. Flocs e Apelle sorridono dopo una gita sugli sci.
EURIDICE
Moglie
di Orfeo, Euridice ci racconta la storia di un altro rappresentante
di Bellesfemmes.
“Posizione
strategica per Orfeo era lavorare a Milano, sede legale di
Bellesfemmes: ricordiamo che allora era centro del triangolo
industriale ma anche sede del CIM:
sigla
di Centro Italiano Moda, quando ancora la gente impazziva per cose
più gravi di una Griffe.”
I
ricordi di Euridice sfumano tra lo smog e lo sfavillio di via
Montenapoleone dove anche i Veneziani fabbricati da Bellesfemmes
erano esposti..
PLUTONE
Nell’Olimpo
Chesstowncense abbiamo Plutone, signore delle tenebre, che governa
con la luce elettrica da lui creata:
“Orgoglio
chesstowncense fu quello di essere uno dei primi centri dell’area
veneta che ha avuto l’illuminazione elettrica, una vera novità per
il nostro Paese, il cosiddetto “carbone bianco”.
Oggi
a questa città basterebbe trovare il lume della ragione nel blackout
delle menti.
Nuovi
Dott. Frankestein riscoprono l’elettroshock, ma non basta un mutuo
per poter fruire di questi nuovi medicamenti e “i poveri scemi”
rimane una tautologia.
Forse
in qualche cantina c’è ancora un vecchio motore trifase utile a
sfruttare il dislivello intellettuale tra presente e passato.
Sono
proprio i mulini di Plutone la miccia che accende l’industria
cittadina agli inizi del secolo.
Dall’industria
al commercio il passo è breve: il martedì, giorno storico di
mercato, i fattorini vendevano i “pacchi di treccia” che le donne
facevano con la paglia del grano coltivato sulle colline circostanti,
oggi percorse dai ciclisti nel Giro d’italia.
Essendo
numi tutelari della ricchezza di Chesstown gli antenati di Plutone
fondano la Banca Popolare di Chesstown, che ha recentemente celebrato
il suo primo secolo di vita, rappresentando con arte le sue attività
e le sue virtù, cardinali comprese, nell’interno del suo palazzo:
visitatelo perché è l’unico posto della città che le possiede
ancora.
(un’idea
di qualcuno che conosceva il dott. Flocs e Bianca Torre stimava)
Del
resto fin dalla sua fondazione la Banca si era proposta di
accantonare una piccola somma per scopi sociali e assistenziali: si
creano corsi per giovani che possono trovare impiego nella rinomata
Bellesfemmes; anche altri piccoli artigiani permettono di apprendere
mestieri che necessitano non di raccomandazioni politiche, ma di
buone politiche del lavoro.
Sembra
strano ma anche qui sono indispensabili i soldi, eppure le mani
restavano pulite.
Questo
Olimpo aveva il Dott. Flocs tra i suoi membri: era probiviro della
Banca Popolare di Chesstown. E anche Plutone sapeva essere un buon
scalatore: insieme fonderanno la Sezione C.A.I. dato che come già
visto molti cittadini amavano gli sport invernali e seguiranno con
passione la vicenda del K2.
Spesso
la meta preferita delle“Grandi
imprese alpinistiche” della sezione C.A.I. di Chesstown era il
vicino Altopiano e una
vecchia foto con la neve sullo sfondo ritrae amici e colleghi
sorridenti durante un gita.
THE
SHOW MUST GO ON
Di tanti impiegati che
hanno fedelmente servito la BellesFemmes non dimentichiamo i figli
non laureati del dott. FLocs: cominciamo con Père Goriot, eccellente
contabile almeno per quanto riguarda i propri interessi: diffida
Bianca dall’aprire un’attività in proprio per poter lavorare, ma
le vende una casa che non renderà nulla.
Tuttavia per distribuire
le colpe, resta fedele al personaggio di Balzac, lasciando scialare
tutto alle sue donne, che posano da vestali dell’arte drammatica
con l’inevitabile conseguenza di offrire uno spettacolo di pura
comicità.
Il trio riesce ad avere
successo rappresentando “La leggenda di Al, Do e Capone” in cui
Capone viene magistralmente interpretato da chi “tiene i coglioni
nella borsetta della moglie”, utile definizione tratta dal film
“L’erba del vicino…” con Tom Hanks.
Alla Regina Nera tocca
l’ufficio acquisti, data la lunga carriera di spendacciona già
avviata, al punto da conferire il suo colore preferito anche per il
bilancio della ditta.
Si può definire meteora
la Regina Bianca, successivamente all’incontro-scontro col dott.
Holiday jr., altro socio di BellesFemmes, se ne va in giro per il
mondo trasformando la nobile arte dello shopping nel mestiere di
buyer, fino a che innamoratasi del mare e del sole del Brasile, si
trasferisce a Rio de Janeiro dove intraprenderà nuovi importanti
affari.
L’esordio è stato
sufficiente a capire perché il primogenito di FLocs rimane escluso
dalle vicende BellesFemmes ma non da catastrofi estetiche d’altro
genere.
Non si discute che il
Nordest fa dell’impresa famigliare un punto di forza, ma perché
alla giovane Bianca Torre non è stato possibile neanche fare un
giorno di prova come commessa nello spaccio aziendale?
La signora Torre,
preferisce tacere non essendo di origine musulmana come Ruby
Rubacuori, che avrà pur detto qualche volta un “Porco Silvio”
nella vita.
E poi i due ex
universitari sessantottini sono atei e credono poco anche in Silvio,
a loro bastava il ricco babbo FLocs per lo sfoggio delle novità
comprate al negozio Din Don, il più elegante di Chesstown ancora
oggi.
Vorremmo propinarne mille
e più di storie di famiglie disgraziate ma nell’Italia di oggi
temiamo di dire cosa nota a tutti e perdere l’originalità,
caratteristica fondamentale delle opere di pura divinazione.
In fine, se i cittadini di
Chesstown intendono ancora crogiolarsi nel rimpianto successo della
BellesFemmes, visto che è stato narrato anche l’inenarrabile, non
abbiamo abbastanza alcool. Provate col Diesel













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