Giulio Cesare fissava impassibile il salotto. Un busto grigio e sobrio come molti degli arredi della casa di Bianca, quella in cui sentiva di essere nata, quella casa spogliata e trascurata colpevole di essere in un paese bello ma inutile, aggettivo, spesso usato dalla signora Torre per descrivere il padre di Bianca. Anche il busto di Giulio Cesare era bello e inutile, mero simbolo del suo potere ed indiscutibile fascino, che gli avvicinò la bellissima e giovane Cleopatra discendente della grande dinastia dei Tolomei.
Era lì, a fissare il salotto e per Bianca Torre era un monito alla grandezza e ancor più alla bellezza, coi lineamenti regolari e poco fedeli, all'uomo vissuto millenni prima.
Si può amare una cosa bella solo perchè tale, e non deve servire, ma aiuta.
L'amore per le cose non insegnò a Bianca il vero amore, quello per le persone, eppure qulacosa apprese comunque.
Quel busto grigio poteva avere la pelle scura, lo sguardo accigliato dalle guerre degli uomini, e aprirsi in due occhi neri e lucenti pieni di desiderio che incontrarono quelli di Bianca abbastanza matura per non arrossire e dolcemente, accennare un sorriso lasciandosi scivolare quel momento nel voltarsi.
Forse il Giulio Cesare era in parte Nubiano, una bellezza esotica con quel particolare profilo e le labbra morbide, un'insieme di caratteri testimonianza, dall'Antica Roma ai giorni nostri, dei mille modi di essere italiano, tra lotte di classe e un federalismo di ritorno, tale da renderla parte, di uno stato da cui sognava l'espulsione e forse per questo, in un'altra parete del salotto, l'impettito ritratto di Mazzini, sembrava fissarti, senza mai sorridere.
Era lì, a fissare il salotto e per Bianca Torre era un monito alla grandezza e ancor più alla bellezza, coi lineamenti regolari e poco fedeli, all'uomo vissuto millenni prima.
Si può amare una cosa bella solo perchè tale, e non deve servire, ma aiuta.
L'amore per le cose non insegnò a Bianca il vero amore, quello per le persone, eppure qulacosa apprese comunque.
Quel busto grigio poteva avere la pelle scura, lo sguardo accigliato dalle guerre degli uomini, e aprirsi in due occhi neri e lucenti pieni di desiderio che incontrarono quelli di Bianca abbastanza matura per non arrossire e dolcemente, accennare un sorriso lasciandosi scivolare quel momento nel voltarsi.
Forse il Giulio Cesare era in parte Nubiano, una bellezza esotica con quel particolare profilo e le labbra morbide, un'insieme di caratteri testimonianza, dall'Antica Roma ai giorni nostri, dei mille modi di essere italiano, tra lotte di classe e un federalismo di ritorno, tale da renderla parte, di uno stato da cui sognava l'espulsione e forse per questo, in un'altra parete del salotto, l'impettito ritratto di Mazzini, sembrava fissarti, senza mai sorridere.