MINERVA
La brava Minerva è di casa a Bellefemmes, preceduta dall’insediamento della sorella. Ma come comincia la sua di avventura lasciamolo raccontare a lei:
“Quando frequentavo un corso di dattilografia ero andata negli uffici della Bellesfemmes, per fare pratica, così nel ’45, giovanissima, venni assunta. Un particolare che denota un’epoca è il fatto che in ufficio dovevamo indossare un grembiule nero con il colletto bianco.”
Questo ci fa intuire che Bellesfemmes ha sempre voluto fare scuola nel settore .
Ma come ogni donna moderna arriva il dilemma: carriera o famiglia?
E per un po’ Minerva si allontana; ma una "seconde chance" le si presenta e il Dott. FLocs le propone il delicato impegno di archivista, presso la fabbrica di biancheria da lui fondata, in un momento in cui la Bellesfemmes rischiava di trasferirsi nella più industriosa Vicenza, nel ‘50.
La gestione rimarrà alla moglie di FLocs, donna molto prolifica. Nonostante i loro cinque figli siano diventati grandi, nessuno le si è avvicendato e con la morte di FLocs cessa la manifattura di biancheria intima e maglieria… gli effetti si vedono ancora oggi su alcune donne indigene che vanno spesso in giro senza.
Quindi Minerva riprenderà anche l’attività all’ufficio vendite di Bellesfemmes come ci ricorda:
“Era una vera fucina di idee: negli ultimi anni erano circa quattrocento clienti e si trattava di negozi di alta qualità.
Il lavoro era interessante ma anche sempre più impegnativo, tanto che al momento del mio definitivo licenziamento fu assunto un direttore commerciale per sostituirmi.“
Il dottor FLocs curava ogni dettaglio: era sempre alla ricerca di nuovi clienti e preparava gli incontri. E’ come se fosse stato in grado di intuire le esigenze del mercato.
Infatti il mercato era vasto e di ogni genere: bisognava saper fare eleganza non solo nell’alta moda ma anche nello sport e questa diverrà filosofia aziendale.”
Nuove frontiere si oltrepassano, non solo geografiche ma anche nei materiali: dal rivoluzionario nylon si sperimentano fibre artificiali, che nelle sfilate spettacolo di Palazzo Grassi, a Venezia, sono legge.
Il Dott. FLocs conosce il fatto suo e il valore dei suoi collaboratori: ora non vende solo braghe ma pretende l’esclusiva e i negozi, che accettano, spediscono anche le loro etichette assieme al marchio Bellefemmes.
Ogni buon rapporto di lavoro è anche una forma di amicizia ed è la passione per la montagna che porta alla commessa dell’equipaggiamento nella spedizione del K2 nel 1954: perfino l’ultimogenita del Dott. Flocs partecipò al collaudo.
Era infatti soprannominata ciabatta perché rimaneva sempre a bocca aperta per ciarlare: così fu la prima ad essere introdotta nella “mummia”, l’innovativo sacco a pelo inventato dagli alpinisti della spedizione.
Una volta chiusa dentro all’involucro la voce stridula della stessa sembrava dolce e melliflua: in base ai decibel ridotti, si calcolava quanto la mummia era efficiente barriera conto il freddo.
Durante le prove si accorsero che era talmente noiosa da ripetere sempre le stesse cose e questo creava gravi crisi di sonno agli addetti al lavoro. Così il Dott. Flocs mandò la figlia a studiare lingue straniere all’università, per farle ripetere in lingua diversa. L’idea funzionò ma la ragazza non perse il vizio di urlare anche a lavoro finito e dovettero assumere un esorcista per domare la bisbetica.

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