
Dopo questa esperienza credette possibile accrescere anche la sua città natale di una biblioteca che dopo la sua morte venne a lui dedicata.
Oggi vi sono più di centomila libri ma, come spesso accade la quantità non è sintomo di qualità, per questo il personale opportunamente qualificato deve fare una attenta selezione al momento del macero. E una volta tanto il nuovo avanza a scapito del vecchio, anzi del defunto docente universitario che lasciò in legato una collezione di libri spettacolare per i nostri buffoni, ai quali non manca nemmeno il civico teatro per esibirsi.
Una bella mostra la fanno le opere d’arte appartenutegli e l’architetto figo che arreda l’innovativa sezione multimediale dove già Chicco e Spillo fanno man bassa in breve tempo.
Il segreto del successo non sarebbe tale se la meritocrazia potesse riposare sugli allori e sui laureati che subiscono il nonnismo dei dipendenti, i quali hanno vinto il concorso a tempo indeterminato e non quello per titoli.
Oggi il saper fare non ha scuola, né libri, né biblioteche e alle nuove generazioni resta solo di imparare sbagliando: fra le mura di antiche prigioni già un eccidio si è consumato e le domande vengono evase più per censura che per ignoranza.
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