giovedì 29 settembre 2011

Se Silvio fosse cittadino onorario di Chesstown pagherebbe di suo quello che noi paghiamo oggi al primo cittadino!

Facciamolo!
Intendo cittadino onorario:

Diamo a Cesare quel che è di Cesare
a Dio quel che è di Dio
A Silvio ciò che è di Silvio


domenica 25 settembre 2011

Siamo così arrivati al Borgo, rimasto invariato nel tempo; qui si può ammirare la Pieve di Sarta Maria, la più antica di Chesstown. Nonostante ciò, il portone di accesso, in bronzo, è un’opera contemporanea che ci fa scoprire la tradizione artistica ancora viva qui a Chesstown. Il suo autore ha creato con la terra di questi luoghi un grande pannello in ceramica con cui racconta la storia di questa città.
Dalla Pieve si scorgono non lontano una fila di alberi e un verde prato: è il Campo Marzio o Campo di Marte.
Un tempo era accampamento militare romano, ora è molto amato dai ragazzi perché in primavera e in autunno accoglie un parco divertimenti per le feste tradizionali dello Sfigato Lorenzino e della Fiera di Sarto Simeone, con un’esposizione di prodotti per l’agricoltura e per l’allevamento.



giovedì 22 settembre 2011

domenica 18 settembre 2011

Una delle tante ville degli inizi del Novecento reca una lapide, che ci indica dove nacque ed abitò Prosperoso Alpinista, il personaggio divenuto famoso prima ancora che il suo cognome fosse dato alle gloriose Forze Armate di queste zone, anzi tutti lo disprezzavano a Chesstown e Prosperoso pensava fosse per l’acne.
In una primaverile giornata di sole si laureò alla Facoltà di Medicina di Padova e si accorse che l’acne era scomparsa, in tal modo capì cosa veramente non andava in lui: era un uomo di cultura!
“Chesstown non ha bisogno di queste cose poco pottabili!”- gli dissero e il nostro grande amico Prosperoso viaggiò, non tanto per dimenticare, piuttosto per fare nuove esperienze e provare nuove sostanze, oggetto delle sue ricerche. Fece anche un piccolo trip in Brasile, utile a fargli capire che nella sua terra i bamboccioni erano anche troppi, tanto da decidere che l’estratto di maggior successo sarebbe stato un eccitante e divenne il primo a portare in Europa la pianta del caffè.
Da allora in tutto il Nordest le persone lavorano ad un ritmo frenetico… se va avanti così avremo una crisi di sovraproduzione!

domenica 11 settembre 2011

Un periodo assai fiorente per Chesstown, grazie all’industria della paglia, risale agli inizi del ‘900, un’epoca che vide la costruzione di numerose ville liberty.
Tuttavia, qualcuno pensa che lo stile in se abbia qualcosa che non va per questo fuori delle mura una villa di quel periodo si ritrova invenduta e disabitata da decenni. Forse per la posizione, due case, in centro sono state restaurate in modo da rispettare più le scelte dei padroni che i canoni liberty.
In una vediamo una singolare forma di pubblicità occulta nel rispecchiare molto più i gusti dei gelati venduti dal proprietario che quelli dell’epoca. Il noto copywriter Domenico Colella potrebbe pensare che le sue “idee fresche di giornata” hanno un degno rivale!
Un altro edificio, adibito ad ospitare studi medici, si procura nuovi pazienti tra i passanti che si imbattono negli allucinanti colori delle sue mura.
Più di un’allucinazione è meglio definire un sogno infranto di nome e di fatto, il famoso “cinema teatro Politeama”.
Sopravvivono i buffoni, gli arlecchin batocio e i politicanti (scusate la tautologia), ma non i loro palcoscenici, obsoleti di fronte alle continue mutazioni genetiche.
“In medio stat virtus” pertanto i nuovi architetti, con la precarietà delle loro opere sembrano abbastanza moderni da adattare la loro scienza ai tempi che scorrono via tra alluvioni.
In fondo cos’è un’infiltrazione confrontata con uno tsunami?
Arte che imita la natura senza eguagliare la sua maestra!
Quindi il Politeama scomparso si è con umiltà ridotto in mille e più calcinacci che per tre giorni ci hanno fatto vivere una nebbia primaverile, ma questo, come il Vajont e Sarno, è acqua passata…

domenica 4 settembre 2011

“La paglia – aggiunge Leone- divenne una grande fonte di ricchezza. Ma proprio nella prima metà del secolo scorso questo prodotto fu meno richiesto e le fabbriche cessarono la loro attività.
Oggi c’è un Museo che ha raccolto molti di questi oggetti, anche se mi chiedo se dal tempo delle invasioni barbariche ci sia stato un progresso: i barbari direbbero certamente di si. Chi come me, piuttosto di un barbaro si considera ancora italiano, nonché cittadino di un’Europa civile e pacifica, spero voglia tentare insieme a tutti noi di aver cura della propria storia, a dispetto dei tarli che forse non divorano la paglia, ma anche di lucertole, scarafaggi, lepismi, magari topi che sanno opportunamente sparire al nostro arrivo del tutto casuale.
Essi popolano volentieri un museo che toglie anziché dare, il prestigio e la bellezza che questa antica manifattura merita.
Possiamo essere ancora orgogliosi della paglia di Chesstown? Questo museo non ha l’eleganza e la professionalità che gli antenati chesstowncensi hanno dato a questa importante attività e che il dott. FLocs in particolare, ha portato in una fabbrica di cui possiamo fregiarci a livello internazionale: la BellesFemmes.
Oggi, la si considera a ragione la vera continuatrice della tradizione della paglia di Chesstown.
Non credo che si possano restaurare i cappelli di paglia, ma so che qualsiasi oggetto in quanto opera della creatività e dell’ingegno umano merita di essere conservato il più possibile nel suo stato originario.
Figuriamoci poi tutti i documenti cartacei, fotografie e macchinari che ci fanno risalire a una storia della tecnica che acquista ogni giorno sempre più interesse.
Anche la salute dell’uomo ci insegna che prima di curare è meglio prevenire.
Preservare le manifatture del museo da un rapido decadimento aiuterà l’intera città ad avere un’istituzione di cui essere orgogliosi ancora per molto tempo. Per questo un progetto specifico che studi le necessità per la conservazione della paglia, ed allo stesso tempo offra i minimi parametri che un edificio museale deve avere a tale scopo, diventa di urgentissima attuazione.
E’ indispensabile offrire alle nuove aziende, che sono sorte anche di recente, in ambiti analoghi, una giusta testimonianza di un’esperienza lavorativa in loro congenita, e che è stata il punto di partenza di tante che hanno cercato di convertirsi anche in altri settori.
Se in questa opportunità che diamo loro, ci fosse una reciprocità, naturalmente il loro contributo sarà sempre ben accetto.