domenica 11 settembre 2011

Un periodo assai fiorente per Chesstown, grazie all’industria della paglia, risale agli inizi del ‘900, un’epoca che vide la costruzione di numerose ville liberty.
Tuttavia, qualcuno pensa che lo stile in se abbia qualcosa che non va per questo fuori delle mura una villa di quel periodo si ritrova invenduta e disabitata da decenni. Forse per la posizione, due case, in centro sono state restaurate in modo da rispettare più le scelte dei padroni che i canoni liberty.
In una vediamo una singolare forma di pubblicità occulta nel rispecchiare molto più i gusti dei gelati venduti dal proprietario che quelli dell’epoca. Il noto copywriter Domenico Colella potrebbe pensare che le sue “idee fresche di giornata” hanno un degno rivale!
Un altro edificio, adibito ad ospitare studi medici, si procura nuovi pazienti tra i passanti che si imbattono negli allucinanti colori delle sue mura.
Più di un’allucinazione è meglio definire un sogno infranto di nome e di fatto, il famoso “cinema teatro Politeama”.
Sopravvivono i buffoni, gli arlecchin batocio e i politicanti (scusate la tautologia), ma non i loro palcoscenici, obsoleti di fronte alle continue mutazioni genetiche.
“In medio stat virtus” pertanto i nuovi architetti, con la precarietà delle loro opere sembrano abbastanza moderni da adattare la loro scienza ai tempi che scorrono via tra alluvioni.
In fondo cos’è un’infiltrazione confrontata con uno tsunami?
Arte che imita la natura senza eguagliare la sua maestra!
Quindi il Politeama scomparso si è con umiltà ridotto in mille e più calcinacci che per tre giorni ci hanno fatto vivere una nebbia primaverile, ma questo, come il Vajont e Sarno, è acqua passata…

Nessun commento:

Posta un commento