domenica 30 ottobre 2011

Nella desolata campagna veneziana gli inverni sono avvolti da una fitta nebbia che conferisce fascino anche al nulla che si circonda di mistero.
Una sera di giugno rimaneva avvolta soltanto dalle tenebre, nell’ospedale di uno sperduto paese: il primario di ostetricia era un uomo di mondo, sapeva che talvolta il segreto della vita non ha posto per la filosofia, specie se i genitori sono gente importante.
Nel pieno della notte nasce scompiglio tra i medici, impreparati a ricevere una partoriente, con in mano solo pochi controlli, fatti in una clinica privata.
Ci vuole molta attenzione e sangue freddo anche per il padre, che non può farsi vedere, potrebbe essere riconosciuto e addio segreto.
Attende distaccato, forse ubriaco… non può piangere perché il motto di famiglia “Quid timeas?” impone coraggio e, come in guerra, affrontare il nemico senza guardarlo negli occhi.
Si domanda se il chirurgo avrà la mano ferma, se il cordone ombelicale verrà tagliato al posto giusto, tutte cose che fece lui stesso per i bimbi del suo paese con grande premura, quando suo padre gli spiegava in reparto cos’era la vita e cos’era la morte e diceva: “non esiste la malattia, esiste il malato”.
E non può ancora vedere il suo erede portatore del nome e del titolo, l’aristocratica creatura, e non si può specchiare nei suoi stessi occhi azzurri, occhi di bambina perché in realtà è appena nata la sua secondogenita e di nuovo resta un titolo vacante.
Così comincia l’esistenza della bimba con gli occhi azzurri e dalla pelle così chiara che sarà chiamata Bianca.
A fatica si scorge una corona di capelli biondi che non la farà regina ma lascerà il posto ad una torre.
Cantano i grilli, brillano le lucciole. Manca il profumo di pino e forse Bianca già starnutisce.
Resta sola con la mamma e intuisce che il mondo maschile non la considera perché troppo delicata per la dura battaglia della vita. Così fragile creatura può amare il bello e sperare che esso non venga mai violato e resti puro come la luna, dea vergine e testimone del suo arrivo. Forse, col tempo, impugnerà arco e frecce e solo allora le brutture di questo meschino mondo saranno sconfitte.
Benvenuta Bianca Torre: c’è un mare azzurro e verdi colline lontano da qui, dove porto Marghera avvelena l’acqua e gli esseri che vivono nel suo grembo.
Una nuova madre ti aspetta: Madre Natura così selvaggia da far paura, ma così prolifica da non arrendersi mai e sperare di sopravvivere al progresso innovatore con tutta la sua bellezza.










giovedì 27 ottobre 2011







Bianca Torre lasciò che nettuno venisse a lei in forma d’onda e la cavalcò. per ben tre volte lasciò che la penetrasse.



domenica 23 ottobre 2011

Dove la foresta è più fitta trova rifugio una donna gravida, quando è in procinto di partorire si trascina faticosamente fino alla riva di un fiume.
Nasce una bambina ma presto un gorilla grande e rozzo la porta via sotto gli occhi disperati della madre che poco dopo muore.
Il gorilla, una femmina comincia ad allattare la neonata.
Tornano le estati nella foresta e la piccola cresce: i suoi capelli chiari brillano al sole, accarezzati dalla enorme mano del gorilla.
I persecutori tornano nella foresta e stavolta l’animale abbandona la figlia adottiva e questa fugge sola.

giovedì 20 ottobre 2011


Anche Bianca Torre può pensare che la vita è bella e trovare momenti che ti fanno sentire come in quella canzone che si chiama “My eyes off you” e te la canti a squarciagola sotto la doccia …
Eppure, non serve rubare per fare queste cose.

domenica 16 ottobre 2011

L’avventura con Falcone è conclusa ma il leone già osserva due bambini intenti ad ammirare lo stemma della città:  in lui troveranno una guida preziosa che li farà sognare di una sfida che si è conclusa nell’ amicizia.

giovedì 13 ottobre 2011




Si ringrazia la pornografia che ha dato occasione di riempimento dei vuoti incolmabili di certe pagine

domenica 9 ottobre 2011

I due amici si salutano e il falcone riprende il suo volo verso il Castello Superiore e scopre un edificio nei suoi pressi: è il Museo Ornitologico. Il suo padrone hippy non vedendolo più si è fatto una collezione di uccelli impagliati per solitudine ed ha fondato un gruppo che ha ristrutturato l’edificio dove è sorto il museo.
Spicca un ultimo volo intorno al cielo di primavera e posa il suo sguardo sulle colline imbiancate dai fiori di ciliegio. Rimane incantato su di un ramo fino a che non tramonta il sole ed è ora di tornare al nido.

domenica 2 ottobre 2011

Sopra il Borgo c’è il monastero medievale divenuto poi convento di San Sevitiano, che si può vedere da vari punti di Chesstown.
Non è ancora sera. Il leone fa un grosso sbadiglio e torna sopra la colonna di Piazza degli Scaracchi.
“C’è una torre bianca che non hai ancora visitato, il Riposino, così chiamata perché custodisce il sonno dei libri della biblioteca di Chesstown. L’Angelica Serafina, per paura che qualcuno li leggesse e svegliasse la creatività dei giovani, li ha addormentati tutti, eccetto l’opera originale del famoso Prosperoso Alpinista, proiettato direttamente in un’altra dimensione poiché da questa risulta scomparso.
Gli spacciatori sono più furbi: i libri li ignorano e sedano le intelligenze sovversive con pastiglie colorate, dimostrandosi abilissimi nella presentazione del prodotto.
La vicina biblioteca di Schifo vorrebbe averli assunti prima, infatti molti di loro hanno fatto il tirocinio là, ma lavoravano praticamente gratis, nonostante il comune di Schifo avesse appena ereditato una grossa somma da un ricco anziano che era riuscito a circuire. Ora si spendono cifre da capogiro per far arredare la biblioteca all’architetto  figo.