Nella desolata campagna veneziana gli inverni sono avvolti da una fitta nebbia che conferisce fascino anche al nulla che si circonda di mistero.
Una sera di giugno rimaneva avvolta soltanto dalle tenebre, nell’ospedale di uno sperduto paese: il primario di ostetricia era un uomo di mondo, sapeva che talvolta il segreto della vita non ha posto per la filosofia, specie se i genitori sono gente importante.
Nel pieno della notte nasce scompiglio tra i medici, impreparati a ricevere una partoriente, con in mano solo pochi controlli, fatti in una clinica privata.
Ci vuole molta attenzione e sangue freddo anche per il padre, che non può farsi vedere, potrebbe essere riconosciuto e addio segreto.
Attende distaccato, forse ubriaco… non può piangere perché il motto di famiglia “Quid timeas?” impone coraggio e, come in guerra, affrontare il nemico senza guardarlo negli occhi.
Si domanda se il chirurgo avrà la mano ferma, se il cordone ombelicale verrà tagliato al posto giusto, tutte cose che fece lui stesso per i bimbi del suo paese con grande premura, quando suo padre gli spiegava in reparto cos’era la vita e cos’era la morte e diceva: “non esiste la malattia, esiste il malato”.
E non può ancora vedere il suo erede portatore del nome e del titolo, l’aristocratica creatura, e non si può specchiare nei suoi stessi occhi azzurri, occhi di bambina perché in realtà è appena nata la sua secondogenita e di nuovo resta un titolo vacante.
Così comincia l’esistenza della bimba con gli occhi azzurri e dalla pelle così chiara che sarà chiamata Bianca.
A fatica si scorge una corona di capelli biondi che non la farà regina ma lascerà il posto ad una torre.
Cantano i grilli, brillano le lucciole. Manca il profumo di pino e forse Bianca già starnutisce.
Resta sola con la mamma e intuisce che il mondo maschile non la considera perché troppo delicata per la dura battaglia della vita. Così fragile creatura può amare il bello e sperare che esso non venga mai violato e resti puro come la luna, dea vergine e testimone del suo arrivo. Forse, col tempo, impugnerà arco e frecce e solo allora le brutture di questo meschino mondo saranno sconfitte.
Benvenuta Bianca Torre: c’è un mare azzurro e verdi colline lontano da qui, dove porto Marghera avvelena l’acqua e gli esseri che vivono nel suo grembo.
Una nuova madre ti aspetta: Madre Natura così selvaggia da far paura, ma così prolifica da non arrendersi mai e sperare di sopravvivere al progresso innovatore con tutta la sua bellezza.

Nessun commento:
Posta un commento