Oltre la Pianura Padana, fra le valli dell'Appennino spuntano piccoli edifici e borghi di pietra grigia circondati da fitte foreste. È una terra di tesori che non sono sigillati in una banca ma nascosti perchè ignoti e forse incompresi da sguardi superficiali. Tra le sue ricchezze vi è un bene di cui si parla molto oggi: l'acqua.
Fiumi e rivoli innumerevoli popolano questi luoghi prima di raccogliersi nel Magra e giungere al mare.
Chi è nato sul fiume sa, che non va semplicemente goduto in una torrida giornata d'agosto, ma va conosciuto a fondo: il fiume respira, si circonda di alberi, fiori, sassi e vive con essi. Si alimenta di terra che accoglie il suo alveo e cielo che lo nutre di pioggia, e cresce.
Si, cresce e diventa grande e gigantesco, tanto da poter straripare e, quando ciò accade, la sua piena invade tutto il territorio circostante. La sua potente mole travolge cose e persone perchè il fiume non perdona e non vuole che lo si sottovaluti, nemmeno se ti tuffi da un sasso molto alto ma soprattutto, vuole rispetto.
Non lasciare rifiuti in giro ma fai un sacchetto per l'immondizia, se accendi un fuoco spegnilo quando non ti serve più, se fai una diga di sassi, lascia lasco per la corrente, perchè l'acqua che scorre è più pulita.
Se ami il fiume lui ama te e mio padre ha voluto insegnarmelo, nella speranza che la gioia degli anni del fiume mi potesse contagiare, e così è stato.
Poi ho dovuto lasciare il fiume e gli ho promesso “Tornerò”.
Sono tornata ma ero arrabbiata perchè niente al mondo ha saputo essere come il mio fiume: fuori c'era il progresso, il lavoro, i soldi, ma mancava la sua etica.
Nell'animo un liquido inquinato e la purezza infantile indifesa dagli sciacalli metropolitani, eppure l'acqua non mancava ma il suo sapore era arido perchè nessuno l'amava.
Chi ha scommesso sull'impunità dei propri misfatti, vinceva sulla natura e approfittava di un politico corrotto per compiere un abuso edilizio, si discuteva per costruire nuove dighe, per produrre più energia portata in città dove l'uomo soddisfa robot capricciosi.
E poi il consumismo, i suoi sprechi ed i suoi pericolosi rifiuti.
Il fiume ha chiesto dov'erano i bambini felici che giocavano con lui. I bambini sono adulti spaventati e rimasti orfani di tutto quello che avevano costruito, la felicità non è ancora stata trovata.
Era rimasta là, col fiume che non vedendoci ha detto:”Io sono qui. Voi, dove siete?”
Il fiume ci ha trovati.
LAWRENCE O'PRESS
Nessun commento:
Posta un commento