domenica 5 febbraio 2012

un posto al sole


Un posto al sole, il posto che ognuno fa suo, quello dove splende il sole di notte e dove stai sempre bene anche se il mondo gira vorticosamente intorno a te.
Questo cercava Bianca nei suoi continui spostamenti e nella speranza di riavvicinare lei e la signora Torre al resto della famiglia, voleva trovare qualcuno su cui contare e non certo persone che avevano allontanato e distrutto Bianca Regina, una donna in grado di brillare di luce propria non solo per lo sfarzo dei suoi gioielli, mai più ricomparsi ma ancora vivi, nel ricordo della gente. In tanto sfavillio doveva esserci un senso, un significato, un qualcosa che desse valore alle vite umane abbruttite dal lavoro ossessivo del ricco Nordest. E forse credeva ancora l'ingenua Bianca che fosse il sole a portare un sorriso e non luccichio di brillanti, credeva in un giardino in cui dare un po' d'ombra ad azalee assetate, un'aiola di rose dove sfoltire i rovi ingarbugliati per poter fiorire a maggio in un'esplosione di profumo tale da invadere tutta la casa,
potare rami d'autunno per scaldarsi col fuoco vivo d'inverno, far crescere cespugli in forme armoniose e dare un fiore ad ogni mese dell'anno: il prato finalmente arato in profondità si copriva di verde erba dove sbocciavano viole e ranuncoli d'acqua in febbraio, l'allegro giallo di forsizie e maonie in marzo, i lillà d'aprile, e tra rose, glicine, gelsomino e mughetti cominciava un'esplosione di innumerevoli specie fino settembre quando ortensie e madresilva si affievolivano per lasciar posto al piracanta rosso, giallo e arancio, insieme all'intenso profumo del calicanto invernale .
La preghiera di Bianca era che un giardino migliore portasse un mondo migliore in grado di creare un ambiente grato all'uomo che aveva riportato alle città la bellezza della natura, mura antiche, ancora abitate, arricchite dal passato glorioso ed orgogliose delle loro bellezze artistiche.
Ma tutto questo sembrava interessare solo Bianca, il suo giardino era una perla, nel mare di ostriche di Chesstown che non a caso gli antichi chiamavano con un linguaggio non ben definito “Mar'ostrega!”
Bianca Torre si guardò allo specchio: in quel giorno aveva indossato le irregolari perle di fiume, regalo per i suoi diciotto anni di Bianca Regina, ma un'inquietante pensiero la raggiunse: la stessa solitudine in tanta bellezza, un'assurda sterilità in un giardino vivo ed in un paese vissuto ma senza persone. Le uniche persone a cui pensava ancora, dopo tanti anni di lontananza, erano gli amici della lontana e desolata Terra di luna.


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