La proposta era ben delineata: occhi di bambino per vedere la città nel modo più semplice, una giornata di sole per muoversi a piedi tra i suoi monumenti. L’idea del piccolo turista trovata in quello che poteva essere stata lei stessa prima di viverci stabilmente, quando da bambina andava dai parenti e gli venivano raccontati aneddoti curiosi. E spesse volte capitava a casa di un artista, amico di famiglia, dall’indole difficile ma straordinaria. Questi aveva una figlia anche lei molto dotata e Bianca volle la sua partecipazione vista l’importanza di poter far emergere chi è più giovane.
Pertanto si affidò, inizialmente, al parere di questa ragazza per avere un aiuto nel successo dell’impresa.
Nel primo incontro con Junior (così chiameremo la figlia dell’artista) intervenne il suo compagno, regista di professione, intenzionato a farle un provino.
Bianca fu disponibile ma non fino al punto di farsi riprendere nuda, sebbene ciascun attore deve usare il proprio corpo per esprimersi, quello che voleva non era un nuovo impiego con altrettanti problemi di precariato.
Giusto o no la sareghina non è appannaggio di un copyright felliniano in quanto pare che la popolazione gradisca, fin dall’antichità, questo servizio. L’unica differenza sta nel fatto che oggi il servizio pubblico è a buffet. Servitevi da soli!
In quella giornata Bianca Torre giunse al nocciolo del problema: mancava una segnaletica efficace per il cavalcavia di Mestre e il problema del primo cittadino era in realtà il primo problema della città: il lavoro procedette ben poco, eccettuate le pubbliche relazioni, e non fu l’unica battuta d’arresto per il suo progetto.
A lungo andare imparò ad usare i programmi di grafica digitale e nel giro di un anno riuscì ad elaborare delle illustrazioni accattivanti alle quali accompagnò un riconoscimento a chi l’aveva ispirata.

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