domenica 23 dicembre 2012

ANTONIETTA GUERRA BONOMO



ANTONIETTA GUERRA BONOMO

Magazziniera ed impiegata dal 1928 al 1943.



Ci racconti un po’ della sua vita e di come è entrata a lavorare nella “Belloni e Festa”.
Ho vissuto la mia infanzia nel difficile periodo della ricostruzione e della ripresa della normalità dopo la fine del primo conflitto mondiale. Appena la formazione scolastica me lo permise mi cercai un lavoro per aiutare economicamente la famiglia. Così nel 1928 entrai giovanissima a lavorare, come magazziniera, nella Belloni e Festa che allora produceva quasi esclusivamente cappelli di paglia.
La signora Ada Costamagna Festa, che fu per molti anni insegnante, spesso chiedeva notizie alle maestre di scuola sulle ragazze che lavoravano nell’azienda del marito. Venne a sapere così, dalla mia insegnante, che a scuola ero stata un’alunna diligente, sveglia e studiosa. Convinse quindi il marito a provarmi in un lavoro più impegnativo. Dopo un anno infatti venni assegnata, in prova, agli uffici.

Come ha conosciuto Ferruccio Los?
Conobbi il dottor Los quando venni proposta per un lavoro in ufficio, poiché era anche il responsabile degli impiegati. Con lui ebbi da subito un ottimo rapporto. Mi ha insegnato a lavorare come, del resto, ha insegnato a lavorare anche a tanti altri. Allora la Società era ancora agli inizi e non aveva un organico molto numeroso.

Ricorda com’era organizzato il lavoro di ufficio allora?
Per molti anni addetti agli uffici eravamo in pochi, anche perché, nella mentalità di allora, il lavoro impiegatizio era considerato una mansione non produttiva e quindi un peso nell’economia di un’azienda.
Nel periodo antecedente la seconda guerra mondiale, in ufficio, oltre a me, agli acquisti, c’era il seguente organico: Lena Salin alla contabilità e cassa;
Lino Badocco alle vendite; Margherita Viero, segretaria, e supporto ed aiuto degli altri; Italia Costa alle paghe.
Tutti lavoravamo in un grande ufficio comunicante con l’ufficio del Dott. Los, direttore dell’azienda.
Erano anni molto duri e si lavorava anche sodo, ma poi spesso ci si ritrovava fuori dal lavoro, si scherzava e ci si divertiva assieme. Ricordo molte gite fatte con colleghi e colleghe.

Sappiamo che l’azienda rappresentava allora una delle poche possibilità di lavoro nella comunità di Marostica dove, specialmente per gli uomini, era veramente difficile trovare un impiego senza essere costretti all’emigrazione.
Com’era l’ambiente e quali possibilità c’erano di continuare a lavorare con una guerra oramai alle porte?
Nei difficili anni seguiti all’entrata in guerra, il lavoro era garantito solo dalle commesse dell’esercito. Spesso le maestranze lavoravano “per il magazzino” così da poter avere un qualche sostentamento economico a fine mese.
Ricordo una confidenza del dottor Los riguardo un acquisto particolarmente impegnativo di una grossa quantità di tessuto di lana tipo knickerbocker che gli veniva offerto ad un prezzo assai vantaggioso. Il momento veramente difficile lo rendeva molto titubante circa l’opportunità di accettare l’offerta, a fronte della quale doveva impegnare una quantità rilevante di risorse economiche.

Ci racconti come la sua vita sia radicalmente cambiata quando, l’11 febbraio del 1943, si sposò con Marco Bonomo. Suo marito, industriale locale, tra il 1951 e il 1955 fu anche Sindaco della Città. Tra l’altro, si distinse particolarmente per l’intensa attività rivolta ad alleviare le difficili condizioni degli alluvionati del Polesine che avevano raggiunto Marostica in seguito alla tragica alluvione del 14 novembre del 1951. Anche la nostra comunità subì lo straripamento del torrente Longhella il 9 giugno del 1953. Il ruolo da lui svolto in queste circostanze oltre al plauso di tutta la comunità gli valse anche l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Durante la sua amministrazione, da appassionato scacchista quale è sempre stato, realizzò il suo sogno: rifare la pavimentazione della Piazza inserendo la marmorea scacchiera gigante con cui realizzò una nuova edizione della Partita a scacchi giocata nel 1923, cosa che gli riuscì nel 1954.
La mia vita cambiò in maniera veramente inaspettata. Fu allietata anche dalla nascita di otto figli e quindi non mi rimase molto tempo per dedicarmi ad altre cose, ma la mia esperienza di lavoro, alla Belloni e Festa mi lasciò un ricordo indelebile. Non solo una grande nostalgia di quell’ambiente eccezionale ma quanto imparai allora mi servì enormemente in seguito quando, nonostante i figli, riuscii a dedicarmi all’organizzazione degli uffici dell’azienda di mio marito.
Per tutti questi motivi ricorderò sempre con affetto e gratitudine il dottor Los.

Ha qualche altro ricordo del suo lavoro?
Un giorno, qualche tempo dopo il mio matrimonio, portando a spasso in carrozzina la mia primogenita, incontrai il dottor Los. In tale occasione ricordando l’importante offerta del tessuto knickerbocker, mi raccontò di averlo acquistato e con esso aveva fatto produrre una grande quantità di capi, così da tenere occupata numerosa manodopera in quel difficile periodo di guerra. L’azienda inoltre aveva realizzato anche un cospicuo guadagno con la vendita di quei capi.
E’ sempre stato un grosso problema, per aziende di quel genere, avere una continuità di lavoro tutto l’anno e bisogna riconoscere che, solo grazie ad amministratori veramente capaci, la produzione poteva continuare anche in periodi di grave crisi.


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