ANTONIETTA
GUERRA BONOMO
Magazziniera
ed impiegata dal 1928 al 1943.
Ci
racconti un po’ della sua vita e di come è entrata a lavorare
nella “Belloni e Festa”.
Ho vissuto la
mia infanzia nel difficile periodo della ricostruzione e della
ripresa della normalità dopo la fine del primo conflitto mondiale.
Appena la formazione scolastica me lo permise mi cercai un lavoro per
aiutare economicamente la famiglia. Così nel 1928 entrai
giovanissima a lavorare, come magazziniera, nella Belloni e Festa che
allora produceva quasi esclusivamente cappelli di paglia.
La signora Ada
Costamagna Festa, che fu per molti anni insegnante, spesso chiedeva
notizie alle maestre di scuola sulle ragazze che lavoravano
nell’azienda del marito. Venne a sapere così, dalla mia
insegnante, che a scuola ero stata un’alunna diligente, sveglia e
studiosa. Convinse quindi il marito a provarmi in un lavoro più
impegnativo. Dopo un anno infatti venni assegnata, in prova, agli
uffici.
Come
ha conosciuto Ferruccio Los?
Conobbi il
dottor Los quando venni proposta per un lavoro in ufficio, poiché
era anche il responsabile degli impiegati. Con lui ebbi da subito un
ottimo rapporto. Mi ha insegnato a lavorare come, del resto, ha
insegnato a lavorare anche a tanti altri. Allora la Società era
ancora agli inizi e non aveva un organico molto numeroso.
Ricorda
com’era organizzato il lavoro di ufficio allora?
Per molti anni
addetti agli uffici eravamo in pochi, anche perché, nella
mentalità di allora, il lavoro impiegatizio era considerato una
mansione non produttiva e quindi un peso nell’economia di
un’azienda.
Nel periodo
antecedente la seconda guerra mondiale, in ufficio, oltre a me, agli
acquisti, c’era il seguente organico: Lena Salin alla contabilità
e cassa;
Lino
Badocco alle vendite; Margherita Viero, segretaria, e supporto ed
aiuto degli altri; Italia Costa alle paghe.
Tutti
lavoravamo in un grande ufficio comunicante con l’ufficio del
Dott. Los, direttore dell’azienda.
Erano anni
molto duri e si lavorava anche sodo, ma poi spesso ci si ritrovava
fuori dal lavoro, si scherzava e ci si divertiva assieme. Ricordo
molte gite fatte con colleghi e colleghe.
Sappiamo
che l’azienda rappresentava allora una delle poche possibilità di
lavoro nella comunità di Marostica dove, specialmente per gli
uomini, era veramente difficile trovare un impiego senza essere
costretti all’emigrazione.
Com’era
l’ambiente e quali possibilità c’erano di continuare a lavorare
con una guerra oramai alle porte?
Nei difficili
anni seguiti all’entrata in guerra, il lavoro era garantito solo
dalle commesse dell’esercito. Spesso le maestranze lavoravano “per
il magazzino” così da poter avere un qualche sostentamento
economico a fine mese.
Ricordo una
confidenza del dottor Los riguardo un acquisto particolarmente
impegnativo di una grossa quantità di tessuto di lana tipo
knickerbocker che gli veniva offerto ad un prezzo assai vantaggioso.
Il momento veramente difficile lo rendeva molto titubante circa
l’opportunità di accettare l’offerta, a fronte della quale
doveva impegnare una quantità rilevante di risorse economiche.
Ci
racconti come la sua vita sia radicalmente cambiata quando, l’11
febbraio del 1943, si sposò con Marco Bonomo. Suo marito,
industriale locale, tra il 1951 e il 1955 fu anche Sindaco della
Città. Tra l’altro, si distinse particolarmente per l’intensa
attività rivolta ad alleviare le difficili condizioni degli
alluvionati del Polesine che avevano raggiunto Marostica in seguito
alla tragica alluvione del 14 novembre del 1951. Anche la nostra
comunità subì lo straripamento del torrente Longhella il 9 giugno
del 1953. Il ruolo da lui svolto in queste circostanze oltre al
plauso di tutta la comunità gli valse anche l’onorificenza di
Cavaliere della Repubblica. Durante la sua amministrazione, da
appassionato scacchista quale è sempre stato, realizzò il suo
sogno: rifare la pavimentazione della Piazza inserendo la marmorea
scacchiera gigante con cui realizzò una nuova edizione della Partita
a scacchi giocata nel 1923, cosa che gli riuscì nel 1954.
La mia vita
cambiò in maniera veramente inaspettata. Fu allietata anche dalla
nascita di otto figli e quindi non mi rimase molto tempo per
dedicarmi ad altre cose, ma la mia esperienza di lavoro, alla Belloni
e Festa mi lasciò un ricordo indelebile. Non solo una grande
nostalgia di quell’ambiente eccezionale ma quanto imparai allora mi
servì enormemente in seguito quando, nonostante i figli, riuscii a
dedicarmi all’organizzazione degli uffici dell’azienda di mio
marito.
Per tutti
questi motivi ricorderò sempre con affetto e gratitudine il dottor
Los.
Ha
qualche altro ricordo del suo lavoro?
Un giorno,
qualche tempo dopo il mio matrimonio, portando a spasso in carrozzina
la mia primogenita, incontrai il dottor Los. In tale occasione
ricordando l’importante offerta del tessuto knickerbocker, mi
raccontò di averlo acquistato e con esso aveva fatto produrre una
grande quantità di capi, così da tenere occupata numerosa
manodopera in quel difficile periodo di guerra. L’azienda inoltre
aveva realizzato anche un cospicuo guadagno con la vendita di quei
capi.
E’ sempre
stato un grosso problema, per aziende di quel genere, avere una
continuità di lavoro tutto l’anno e bisogna riconoscere che, solo
grazie ad amministratori veramente capaci, la produzione poteva
continuare anche in periodi di grave crisi.
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