domenica 16 dicembre 2012

LUIGI MENEGOTTO




LUIGI MENEGOTTO

Co-fondatore della Sezione CAI di Marostica nel 1946.



La ricerca di documentazione in occasione del convegno su Ferruccio Los ci ha permesso di acquisire informazioni sulla storia di Marostica agli inizi del 1900 e della sua famiglia, che viene ricordata qui sinteticamente.
Nel 1895 è istituita la Società Elettrica, una società commerciale le cui quote di partecipazione erano divise fra Padovan, Menegotto, Ragazzoni e Tasca. Aveva lo scopo di provvedere all’illuminazione pubblica e privata di Nove e Marostica e di garantire forza motrice a oltre una ventina di motori delle macchine per la produzione di cappelli di paglia e di industrie diverse, compresa la macinazione dei grani, un’attività legata alla famiglia Menegotto, titolare di importanti mulini e negozi.
Quali sono i suoi ricordi su tali temi?
Si capisce che la mia famiglia era interessata al problema dell’energia avendo un’attività di macinazione. Al nonno era stato suggerito un particolare motore per la sua azienda, il motore trifase. Menegotto, con Sebastiano Cuman, responsabile dell’Acquedotto, ebbe l’ idea di creare il bacino di Valle San Floriano. Era necessario tuttavia un dislivello per la produzione dell’energia, così scoprirono che alla Ca’ Boina c’era il salto sufficiente, era la roggia Marcoalda. C’è ancora la centrale in Ca’ Boina e, data l’ubicazione, riforniva anche Nove. Nel mulino in via Tempesta nel giorno di mercato, il martedì, la corte accoglieva una grande quantità di muli ed asinelli che vi stazionavano in attesa del carico. In quel giorno venivano i “fattorini” per barattare le granaglie con il “paco de dressa” (pacco di treccia di paglia per confezionare cappelli e “sporte”).

Questa prima importante iniziativa della sua famiglia rende evidente che la nostra città era in una condizione di particolare sviluppo, dovuto appunto all’industria della paglia. Provvedere all’illuminazione pubblica e privata costituiva un assoluto primato per un comune di piccole dimensioni quale era allora Marostica.
Marostica è stata uno dei primi centri dell’area veneta che ha avuto l’illuminazione elettrica, una vera novità per il nostro Paese, il cosiddetto “carbone bianco”. Tale iniziativa ha posto le basi per l’industrializzazione con macchinari più moderni. Marostica doveva dotarsi di comunicazioni efficienti se si considera che nel 1895 venne portata ed adottata la corrente elettrica consentendo una maggiore velocizzazione, precisione e sicurezza del lavoro, resa possibile con il funzionamento di macchinari elettrici.

A questo punto ci pare importante ricordare il ruolo della Banca Popolare di Marostica di cui Ferruccio Los fu proboviro dal 1941 al 1961, un’ istituzione a cui la famiglia Menegotto è stata legata fin dalla nascita. Riassumiamo in sintesi le tappe di questa società. Notizie della famiglia risalgono ai figli di Giovanni Battista Menegotto, Luigi e Clemente. Quest’ultimo fonderà assieme a Melchiorre Cuman ed Angelo Cecchetto nel 1888 una Società di Risparmio, con sede in Campo Marzio, il cui capitale avrebbe poi dato vita nel 1892 alla Banca Popolare di Marostica. La partecipazione come soci fondatori esprime una concreta attestazione dell’interesse e della fiducia verso la nuova realtà creditizia da parte di tali famiglie. Il contributo della famiglia Menegotto è importante: dal 1901 al 1918 suo nonno, Luigi Menegotto, è presidente.
Una storia che vede ancora le stesse famiglie impegnate a sostenere tale importante iniziativa: infatti l’attuale presidente della Banca Popolare di Marostica, Giovanni Cecchetto, è discendente del fondatore; ricordo che mio padre aveva per lui una stima illimitata.

La tradizione prosegue con il commendatore Tiberio Menegotto a cui si devono importanti iniziative filantropiche. Nel 1961, subentrato a Lorenzo Padovan, propose l’istituzione, in una sua memoria, di un fondo di assistenza per sostenere le attività di solidarietà. Del resto fin dalla sua fondazione la Banca si era proposta di accantonare una piccola somma per scopi sociali ed assistenziali.
Come presidente della Società di Mutuo Soccorso volle creare la “Scuola di Arti e Mestieri” che aveva sede in via Tempesta, dopo che la ditta Belfe aveva lasciato l’edificio per trasferirsi in via Roma. Nel. 1951 l’immobile di via Tempesta venne venduto al comune di Marostica. Va ricordato che proprio in quell’anno Los concluse la sua esperienza di assessore al bilancio .

La Scuola era volta all’istruzione professionale dei giovani che intendevano avviarsi al mondo del lavoro e che necessitavano di una formazione. Erano artigiani molto abili che di sera diventavano insegnanti: Antonio Valerio detto “Toni Botaro” che aveva la bottega in contrà Vajenti, saldatore; Attilio Berton, falegname, aveva bottega alla Pergola; Bartolomeo Strada e Giovanni Salin, meccanici, ed il geometra Angelo Parolin.

Nata nel 1949, la Scuola d’Arte e Mestieri, su iniziativa della Società di Mutuo Soccorso marosticense, ebbe per 20 anni presidente il cavalier Tiberio Menegotto.
La scuola diventò la base su cui si inserirono nel 1957 i Corsi Professionali C.A.P.I., promossi dall’Associazione Industriali della Provincia di Vicenza, in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Industria e del Lavoro. Anche qui c’è in qualche modo un legame con la Belfe, dato che fu in quella circostanza istituito un corso diurno di cinque anni per confezioniste in serie, la cui insegnante era Agnese Girardi. Esso contribuì non poco a fornire personale qualificato alle locali imprese di confezioni. Era membro del consiglio del C.A.P.I. anche Angelo Carlo Festa.
Ma passiamo ora ad un’altra connessione che avvicina Ferruccio Los e Luigi Menegotto, quando furono accomunati nella volontà di creare una sezione CAI a Marostica che si costituì nel 1946 e di cui per un certo periodo fu vicepresidente lo stesso Menegotto ed il dottor Los fu commissario incaricato. Fra i suoi ricordi leggiamo nell’intervista, rilasciata per la commemorazione dei cinquant’anni della sezione CAI, il suo incontro con Gino Soldà, uno dei protagonisti della spedizione italiana sul K2.

Cominciamo a proporre una foto che mi ricorda tale circostanza: nella foto sono con Gino Soldà e il ragionier Antonio Cortese, direttore della Banca Popolare di Marostica dal 1956 al 1974. Siamo sulla terza torre del Sella. Sullo sfondo il gruppo del Sassolungo. Per una fortunata combinazione ebbi con il ragionier Cortese come guida in questa ascensione Gino Soldà, della sezione C.A.I. Recoaro. La foto, che conservo con orgoglio, è datata agosto 1950 ed è realizzata con l’autoscatto di una Kodak Junior 620, 6x9.
In vetta alla terza torre del Sella con A. Cortese e G. Soldà. (Archivio Luigi Menegotto)

Quali sono i suoi ricordi degli inizi?
La sezione C.A.I. organizzò, nel 1946, anno della fondazione, varie gite: tra le prime un’escursione a cima Rosetta e Cimon della Pala e al nevaio sulle Pale di San Martino. La prima gita della sezione era stata sul Monte Cengio, in occasione del raduno delle sezioni del C.A.I. vicentine per la festa del primo maggio. Un’altra data che ricordo fu quella del 7 e 8 settembre 1947. I partecipanti all’ascensione sulla Cima Grande di Lavaredo furono Gianni Artuso, Franco Campana, Flavio Costa, Tita Frescura, Gigi Menegotto, Giuseppe Parise, Giovanni Polita, Gigi Roboni, Augusto Serafini. Era una delle prime “Grandi imprese alpinistiche” della sezione C.A.I. di Marostica.
Una meta abituale divenne l’Altopiano negli anni del dopoguerra, in particolare la Malga Verde in Vallerana, data in concessione al C.A.I. di Marostica per interessamento dell’allora sindaco del comune di Conco, da Pierina Melesso detta Ninona che possedeva a Conco un negozio di generi alimentari con i quali riforniva il gruppo, arrivando con la slitta e il cavallo. Le prime gite sulla neve della sezione Sci Cai di Marostica, che contava numerosi tesserati appena sorta, avvenivano proprio nella zona di Rubbio e Val Lastaro.

Gita del CAI di Marostica negli anni ’50 alla Malga Verde in Vallerana. (Archivio CAI) 


 

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