LUIGI
MENEGOTTO
Co-fondatore
della Sezione CAI di Marostica nel 1946.
La
ricerca di documentazione in occasione del convegno su Ferruccio Los
ci ha permesso di acquisire informazioni sulla storia di Marostica
agli inizi del 1900 e della sua famiglia, che viene ricordata qui
sinteticamente.
Nel
1895 è istituita la Società Elettrica, una società commerciale le
cui quote di partecipazione erano divise fra Padovan, Menegotto,
Ragazzoni e Tasca. Aveva lo scopo di provvedere all’illuminazione
pubblica e privata di Nove e Marostica e di garantire forza motrice a
oltre una ventina di motori delle macchine per la produzione di
cappelli di paglia e di industrie diverse, compresa la macinazione
dei grani, un’attività legata alla famiglia Menegotto, titolare di
importanti mulini e negozi.
Quali
sono i suoi ricordi su tali temi?
Si
capisce che la mia famiglia era interessata al problema dell’energia
avendo un’attività di macinazione. Al nonno era stato suggerito un
particolare motore per la sua azienda, il motore trifase. Menegotto,
con Sebastiano Cuman, responsabile dell’Acquedotto, ebbe l’
idea di creare il bacino di Valle San Floriano. Era
necessario tuttavia un dislivello per la produzione dell’energia,
così scoprirono che alla Ca’ Boina c’era il salto sufficiente,
era la roggia Marcoalda. C’è ancora la centrale in Ca’ Boina e,
data l’ubicazione, riforniva anche Nove. Nel mulino in via Tempesta
nel giorno di mercato, il martedì, la corte accoglieva una grande
quantità di muli ed asinelli che vi stazionavano in attesa del
carico. In quel giorno venivano i “fattorini” per barattare le
granaglie con il “paco de dressa” (pacco di treccia di paglia per
confezionare cappelli e “sporte”).
Questa
prima importante iniziativa della sua famiglia rende evidente che la
nostra città era in una condizione di particolare sviluppo,
dovuto appunto all’industria della paglia. Provvedere
all’illuminazione pubblica e privata costituiva un assoluto primato
per un comune di piccole dimensioni quale era allora Marostica.
Marostica
è stata uno dei primi centri dell’area veneta che ha avuto
l’illuminazione elettrica, una vera novità per il nostro Paese, il
cosiddetto “carbone bianco”. Tale iniziativa ha posto le basi per
l’industrializzazione con macchinari più moderni. Marostica doveva
dotarsi di comunicazioni efficienti se si considera che nel 1895
venne portata ed adottata la corrente elettrica consentendo una
maggiore velocizzazione, precisione e sicurezza del lavoro, resa
possibile con il funzionamento di macchinari elettrici.
A
questo punto ci pare importante ricordare il ruolo della Banca
Popolare di Marostica di cui Ferruccio Los fu proboviro dal 1941 al
1961, un’ istituzione a cui la famiglia Menegotto è stata legata
fin dalla nascita. Riassumiamo in sintesi le tappe di questa società.
Notizie della famiglia risalgono ai figli di Giovanni Battista
Menegotto, Luigi e Clemente. Quest’ultimo fonderà assieme a
Melchiorre Cuman ed Angelo Cecchetto nel 1888 una Società di
Risparmio, con sede in Campo Marzio, il cui capitale avrebbe poi dato
vita nel 1892 alla Banca Popolare di Marostica. La partecipazione
come soci fondatori esprime una concreta attestazione dell’interesse
e della fiducia verso la nuova realtà creditizia da parte di tali
famiglie. Il contributo della famiglia Menegotto è importante: dal
1901 al 1918 suo nonno, Luigi Menegotto, è presidente.
Una
storia che vede ancora le stesse famiglie impegnate a sostenere tale
importante iniziativa: infatti l’attuale presidente della Banca
Popolare di Marostica, Giovanni Cecchetto, è discendente del
fondatore; ricordo che mio padre aveva per lui una stima illimitata.
La
tradizione prosegue con il commendatore Tiberio Menegotto a cui si
devono importanti iniziative filantropiche. Nel 1961, subentrato a
Lorenzo Padovan, propose l’istituzione, in una sua memoria, di un
fondo di assistenza per sostenere le attività di solidarietà. Del
resto fin dalla sua fondazione la Banca si era proposta di
accantonare una piccola somma per scopi sociali ed assistenziali.
Come
presidente della Società di Mutuo Soccorso volle creare la “Scuola
di Arti e Mestieri” che aveva sede in via Tempesta, dopo che la
ditta Belfe aveva lasciato l’edificio per trasferirsi in via Roma.
Nel. 1951
l’immobile di via Tempesta venne venduto al comune di Marostica. Va
ricordato che proprio in quell’anno Los concluse la sua esperienza
di assessore al bilancio .
La
Scuola era volta all’istruzione professionale dei giovani che
intendevano avviarsi al mondo del lavoro e che necessitavano di una
formazione. Erano artigiani molto abili che di sera diventavano
insegnanti: Antonio Valerio detto “Toni Botaro” che aveva la
bottega in contrà Vajenti, saldatore; Attilio Berton, falegname,
aveva bottega alla Pergola; Bartolomeo Strada e Giovanni Salin,
meccanici, ed il geometra Angelo Parolin.
Nata
nel 1949, la Scuola d’Arte e Mestieri, su iniziativa della Società
di Mutuo Soccorso marosticense, ebbe per 20 anni presidente il
cavalier Tiberio Menegotto.
La
scuola diventò la base su cui si inserirono nel 1957 i Corsi
Professionali C.A.P.I., promossi dall’Associazione Industriali
della Provincia di Vicenza, in collaborazione con il Ministero della
Pubblica Istruzione, dell’Industria e del Lavoro. Anche qui c’è
in qualche modo un legame con la Belfe, dato che fu in quella
circostanza istituito un corso diurno di cinque anni per
confezioniste in serie, la cui insegnante era Agnese Girardi. Esso
contribuì non poco a fornire personale qualificato alle locali
imprese di confezioni. Era membro del consiglio del C.A.P.I. anche
Angelo Carlo Festa.
Ma
passiamo ora ad un’altra connessione che avvicina Ferruccio Los e
Luigi Menegotto, quando furono accomunati nella volontà di creare
una sezione CAI a Marostica che si costituì nel 1946 e di cui per un
certo periodo fu vicepresidente lo stesso Menegotto ed il dottor Los
fu commissario incaricato. Fra i suoi ricordi leggiamo
nell’intervista, rilasciata per la commemorazione dei cinquant’anni
della sezione CAI, il suo incontro con Gino Soldà, uno dei
protagonisti della spedizione italiana sul K2.
Cominciamo
a proporre una foto che mi ricorda tale circostanza: nella foto sono
con Gino Soldà e il ragionier Antonio Cortese, direttore della Banca
Popolare di Marostica dal 1956 al 1974. Siamo sulla terza torre del
Sella. Sullo sfondo il gruppo del Sassolungo. Per una fortunata
combinazione ebbi con il ragionier Cortese come guida in questa
ascensione Gino Soldà, della sezione C.A.I. Recoaro. La foto, che
conservo con orgoglio, è datata agosto 1950 ed è realizzata con
l’autoscatto di una Kodak Junior 620, 6x9.
In
vetta alla terza torre del Sella con A. Cortese e G. Soldà.
(Archivio Luigi Menegotto)
Quali
sono i suoi ricordi degli inizi?
La
sezione C.A.I. organizzò, nel 1946, anno della fondazione, varie
gite: tra le prime un’escursione a cima Rosetta e Cimon della Pala
e al nevaio sulle Pale di San Martino. La prima gita della sezione
era stata sul Monte Cengio, in occasione del raduno delle sezioni del
C.A.I. vicentine per la festa del primo maggio. Un’altra data che
ricordo fu quella del 7 e 8 settembre 1947. I partecipanti
all’ascensione sulla Cima Grande di Lavaredo furono Gianni Artuso,
Franco Campana, Flavio Costa, Tita Frescura, Gigi Menegotto, Giuseppe
Parise, Giovanni Polita, Gigi Roboni, Augusto Serafini. Era una delle
prime “Grandi imprese alpinistiche” della sezione C.A.I. di
Marostica.
Una
meta abituale divenne l’Altopiano negli anni del dopoguerra, in
particolare la Malga Verde in Vallerana, data in concessione al
C.A.I. di Marostica per interessamento dell’allora sindaco del
comune di Conco, da Pierina Melesso detta Ninona che possedeva a
Conco un negozio di generi alimentari con i quali riforniva il
gruppo, arrivando con la slitta e il cavallo. Le prime gite sulla
neve della sezione Sci Cai di Marostica, che contava numerosi
tesserati appena sorta, avvenivano proprio nella zona di Rubbio e Val
Lastaro.

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