MARIA CUMAN
ZOCCAI
Operaia
e capo reparto dal 1936 al 1978.
Di
recente ha avuto un pubblico incontro con i corsisti che nel lontano
1959 ebbero in Lei una preziosa maestra di cucito. Cerchiamo di
ripercorrere le tappe della sua attività in “Belfe”.
Entrai nel 1936
– 37 e vi rimasi fino al 1978. Fui assunta per fornire alle operaie
qualificate filo, bottoni, tessuti e materiale vario. La Società era
la Belloni Festa & C. S.A.,con sede in via Tempesta e io mi
trovavo in un salone al piano superiore con ampie vetrate, caldo
d’estate e gelido d’inverno. Allora le condizioni di lavoro erano
molto disagevoli, non c’era impianto di riscaldamento e noi
provvedevamo a portarci uno scaldino a brace nei giorni più freddi.
In quel periodo era responsabile del reparto al piano superiore Alma
Moscato e coesistevano una linea di cappelli di paglia, che era ormai
alquanto ridotta e una produzione di caschi coloniali richiesti per
l’esercito impegnato in Africa.
Si
tratta della guerra seguita all’attacco dell’Italia
all’Abissinia, nel 1935. Qual’era la vostra produzione?
In particolare
si confezionavano applicazioni dette “regine” per l’interno dei
caschi in sughero. Per un breve periodo subentrò come capo reparto
Giovanni Volpato, sarto, che fu sindaco di Marostica nella
prima amministrazione del dopoguerra, dal 1946 al 19511.
In
quel periodo il dottor Los era assessore alle finanze.
Sì e in tale
circostanza Volpato fu sostituito da Lino Guazzo, assieme al tecnico
Geroldi di Milano.
Come
proseguì la sua carriera?
Dopo circa un
anno venni trasferita al salone sottostante, alle confezioni. Ero
addetta alle presse da stiro dove era mio collega Giovanni Basso e vi
rimasi circa dieci anni. Anche nel periodo di guerra continuava la
produzione di abiti civili, ricordo fino a cinquemila capi di
confezione.
Certamente
una soluzione che permise di tenere occupata la manodopera. Non era
ancora addetta al cucito?
Il lavoro di
cucitrice ebbe inizio con il trasferimento delle confezioni sportive
in via Roma, nell’edificio dell’ex Anonima Girardi, di fronte
alle scuole elementari. Responsabili erano Liberatori e Pianezzola.
Gran parte della produzione riguardava capi per la caccia, blusotti
in pelle, imbottiti di pelliccia. In seguito venivano prodotti molti
impermeabili in nylon, di colore rosso, bleu, marrone e grigio.
Venivano
confezionati in grandi quantità calzoni in una qualità di popeline
robustissimo, un tessuto fornito dagli americani, perché erano per
esportazione. In quel periodo “Belfe” occupava fino a 400
persone.
Quando
ebbe inizio la sua attività di insegnante di cucito? Avvenne quando
le macchine per cucire Necchi anteguerra richieste da Augusto Dint
furono sostituite dal modello “SG” degli anni ’50?
Quando si rese
necessario preparare le maestranze all’uso di particolari macchine
per cucire, prodotte dalla ditta Necchi di Pavia, venimmo convocate
per una prova e vennero misurati i tempi di lavorazione. Io venni
scelta. Ricordo che le compagne di fabbrica provarono un certo
disagio perché si rendevano conto che difficilmente avrebbero potuto
uguagliare la mia prestazione.
Nel
1958 ci fu una visita aziendale a Pavia, presso lo stabilimento
Necchi, con cui “Belfe” ebbe dunque una lunga ed importante
collaborazione.
Sì, in quanto
si doveva provvedere ad una maggiore specializzazione per eseguire le
lavorazioni necessarie. Fu avviato un corso in collaborazione con la
Necchi e la “Belfe” provvide a fornire i locali esternamente allo
stabilimento. Il primo corso era composto da dodici ragazzi che
avevano un piccolo aiuto finanziario come apprendisti. Dopo qualche
mese, i frequentanti vennero assunti in “Belfe” ma io continuavo,
se necessario, a fornire assistenza. Trattandosi di modelli
tecnologicamente avanzati fummo invitati ad uno stand allestito alla
Fiera di Padova per dimostrazioni di cucito con i corsisti. Si resero
necessari altri corsi per impadronirsi dell’abilità richiesta
nell’uso di macchinari di una certa complessità e si trattava di
formare personale da inserire in Ditta.
Concluso il
periodo di insegnamento, tornai in fabbrica come responsabile di una
linea di produzione dove rimasi fino al ’78.
1
Del 1936 è la richiesta
della società Belloni, Festa & C. al Ministero delle
Corporazioni di contraddistinguere con il marchio “Belfe” la
produzione di capi sportivi e precisamente caschi, guantoni, guanti
e muffole di tela e di cuoio, giacchettoni, giubbe e giubbetti di
cuoio, pelli di foca, sacchi da montagna, ghette da sciatori,
sudovest, berretti e crocetesta da sciatori.
NOTE
Va
usato genericamente il termine Belfe, che come sappiamo è l’acronimo
di Pasquale Belloni e Franco Festa, nel
timore di creare confusione usando le varie sigle che caratterizzano
la lunga storia di tale ditta di abbigliamento.
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