domenica 2 dicembre 2012

MARIA CUMAN ZOCCAI



MARIA CUMAN ZOCCAI
Operaia e capo reparto dal 1936 al 1978.




Di recente ha avuto un pubblico incontro con i corsisti che nel lontano 1959 ebbero in Lei una preziosa maestra di cucito. Cerchiamo di ripercorrere le tappe della sua attività in “Belfe”.
Entrai nel 1936 – 37 e vi rimasi fino al 1978. Fui assunta per fornire alle operaie qualificate filo, bottoni, tessuti e materiale vario. La Società era la Belloni Festa & C. S.A.,con sede in via Tempesta e io mi trovavo in un salone al piano superiore con ampie vetrate, caldo d’estate e gelido d’inverno. Allora le condizioni di lavoro erano molto disagevoli, non c’era impianto di riscaldamento e noi provvedevamo a portarci uno scaldino a brace nei giorni più freddi. In quel periodo era responsabile del reparto al piano superiore Alma Moscato e coesistevano una linea di cappelli di paglia, che era ormai alquanto ridotta e una produzione di caschi coloniali richiesti per l’esercito impegnato in Africa.

Si tratta della guerra seguita all’attacco dell’Italia all’Abissinia, nel 1935. Qual’era la vostra produzione?
In particolare si confezionavano applicazioni dette “regine” per l’interno dei caschi in sughero. Per un breve periodo subentrò come capo reparto Giovanni Volpato, sarto, che fu sindaco di Marostica nella prima amministrazione del dopoguerra, dal 1946 al 19511.

In quel periodo il dottor Los era assessore alle finanze.
Sì e in tale circostanza Volpato fu sostituito da Lino Guazzo, assieme al tecnico Geroldi di Milano.

Come proseguì la sua carriera?
Dopo circa un anno venni trasferita al salone sottostante, alle confezioni. Ero addetta alle presse da stiro dove era mio collega Giovanni Basso e vi rimasi circa dieci anni. Anche nel periodo di guerra continuava la produzione di abiti civili, ricordo fino a cinquemila capi di confezione.

Certamente una soluzione che permise di tenere occupata la manodopera. Non era ancora addetta al cucito?
Il lavoro di cucitrice ebbe inizio con il trasferimento delle confezioni sportive in via Roma, nell’edificio dell’ex Anonima Girardi, di fronte alle scuole elementari. Responsabili erano Liberatori e Pianezzola. Gran parte della produzione riguardava capi per la caccia, blusotti in pelle, imbottiti di pelliccia. In seguito venivano prodotti molti impermeabili in nylon, di colore rosso, bleu, marrone e grigio.
Venivano confezionati in grandi quantità calzoni in una qualità di popeline robustissimo, un tessuto fornito dagli americani, perché erano per esportazione. In quel periodo “Belfe” occupava fino a 400 persone.

Quando ebbe inizio la sua attività di insegnante di cucito? Avvenne quando le macchine per cucire Necchi anteguerra richieste da Augusto Dint furono sostituite dal modello “SG” degli anni ’50?
Quando si rese necessario preparare le maestranze all’uso di particolari macchine per cucire, prodotte dalla ditta Necchi di Pavia, venimmo convocate per una prova e vennero misurati i tempi di lavorazione. Io venni scelta. Ricordo che le compagne di fabbrica provarono un certo disagio perché si rendevano conto che difficilmente avrebbero potuto uguagliare la mia prestazione.

Nel 1958 ci fu una visita aziendale a Pavia, presso lo stabilimento Necchi, con cui “Belfe” ebbe dunque una lunga ed importante collaborazione.
Sì, in quanto si doveva provvedere ad una maggiore specializzazione per eseguire le lavorazioni necessarie. Fu avviato un corso in collaborazione con la Necchi e la “Belfe” provvide a fornire i locali esternamente allo stabilimento. Il primo corso era composto da dodici ragazzi che avevano un piccolo aiuto finanziario come apprendisti. Dopo qualche mese, i frequentanti vennero assunti in “Belfe” ma io continuavo, se necessario, a fornire assistenza. Trattandosi di modelli tecnologicamente avanzati fummo invitati ad uno stand allestito alla Fiera di Padova per dimostrazioni di cucito con i corsisti. Si resero necessari altri corsi per impadronirsi dell’abilità richiesta nell’uso di macchinari di una certa complessità e si trattava di formare personale da inserire in Ditta.
Concluso il periodo di insegnamento, tornai in fabbrica come responsabile di una linea di produzione dove rimasi fino al ’78.


1 Del 1936 è la richiesta della società Belloni, Festa & C. al Ministero delle Corporazioni di contraddistinguere con il marchio “Belfe” la produzione di capi sportivi e precisamente caschi, guantoni, guanti e muffole di tela e di cuoio, giacchettoni, giubbe e giubbetti di cuoio, pelli di foca, sacchi da montagna, ghette da sciatori, sudovest, berretti e crocetesta da sciatori.





NOTE

Va usato genericamente il termine Belfe, che come sappiamo è l’acronimo di Pasquale Belloni e Franco Festa, nel timore di creare confusione usando le varie sigle che caratterizzano la lunga storia di tale ditta di abbigliamento.

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