Prima
impiegata e poi capo ufficio vendite dal 1945 agli anni ’90.
Proviamo
a ricordare le circostanze che la portarono alla decisione di entrare
in Belfe.
Mia
sorella Margherita aveva lavorato a lungo in Belfe, all’ufficio
vendite. Aveva lasciato l'impiego quando nel 1945 si era sposata. Mi
era già capitato di andare nel suo ufficio per fare pratica mentre
frequentavo un corso di dattilografia, cosi, nel '45, giovanissima,
venni assunta.
Un
particolare che denota un'epoca è il fatto che in ufficio dovevamo
indossare un grembiule nero con il colletto bianco.
Come
proseguì la sua carriera?
In
realtà venne presto interrotta perché dopo il matrimonio andai a
vivere a Bassano e al momento della maternità decisi di licenziarmi.
Quando rimase vacante il posto occupato da Mario Scuro rientrai in
Belfe su richiesta del dottor Los. Era anche necessario che qualcuno
si occupasse della organizzazione e gestione degli archivi d'ufficio
della fabbrica di biancheria che Los aveva fondato negli anni ‘50
con la moglie Maddalena Parolin, quando sembrava che la Belfe non
dovesse più continuare la sua attività.
In
quegli anni c'era un ambiente piacevole: una vera fucina di idee. Il
lavoro era interessante ma anche sempre più impegnativo, tanto che
al momento dei mio definitivo licenziamento fu assunto un direttore
commerciale per sostituirmi.
Ero
addetta all'ufficio vendite per cui ero responsabile dei rapporti con
i clienti: negli ultimi anni erano circa quattrocento e si trattava
di negozi di alta qualità. Il dottor Los curava ogni dettaglio: era
sempre alla ricerca di nuovi clienti e preparava gli incontri. E'
come se fosse stato in grado di intuire le esigenze del mercato.
E'
evidente che un risultato simile richiede ricerche, analisi di
mercato, problemi che implicano una capacità di prevedere le
esigenze concrete del cliente. E’ un lavoro di immagine che
portò in quel periodo alla creazione del pay off aziendale
“l’eleganza nello sport" che memorizza in maniera
riassuntiva il messaggio di vendita.
Come
afferma Micol Fontana “c'è da distinguere tra l'eleganza e la
moda. La moda deve fare eleganza”.
Nel
periodo in cui l'azienda si era affermata c'era infatti l'unico
marchio Belfe.
Agli
inizi i clienti più importanti richiedevano il marchio del negozio,
che mandava la propria etichetta, dunque un doppio marchio.
Belfe
nel 1959 è presente con l’alta moda nelle sfilate spettacolo di
Palazzo Grassi a Venezia, dove vi era l'obbligo che sfilassero solo
capi prodotti in fibre artificiali. L’alta moda è la musa
ispiratrice del pret à porter e si differenza per l'estro, lo studio
più accurato, la ricerca del modello – coordinato al tessuto, al
ricamo.
Per
le collaborazioni con Avolio1
e Veneziani (9), veniva mandato il prototipo e dopo il primo anno di
esclusiva come capo unico di alta moda, lo smontavamo e veniva
sviluppato nelle varie taglie.
Veneziani
dava spunti molto belli, si trattava di capi che non avevano
un'impronta puramente sportiva.
Il
sistema di esclusiva ad un solo negozio crea un vantaggio competitivo
per il cliente ma impegna la ditta produttrice a mantenere una
qualità elevata, un prodotto qualificante e di firma rivolto ad un
mercato internazionale.
Ci
sembra che Belfe in seguito abbia deciso di creare altre linee
proprio per allargare il mercato di riferimento in segmenti diversi
dal target tradizionale.
Si,
ma avvenne dopo la morte del dottor Los, quando fu creato lo
stabilimento di Trieste, la Holiday, nel 1965, che fu anche meta di
una delle nostre gite aziendali. Infatti numerosi clienti, non
potendo ottenere la linea Belfe a causa della scelta distributiva
basata su rapporti di esclusiva, richiedevano di poter comunque
proporre un prodotto con caratteristiche affini.
Cosa
ricorda dei clienti degli anni '50 '60 ?
E'
impossibile nominarli tutti. Citerò le persone legate al dottor Los
da amicizia. La celebre guida alpina Toni Gobbi, bassanese e fratello
del tenore Tito Gobbi; possedeva un negozio a Courmayeur e divideva
con Los la passione per la montagna. Anche Gino Soldà era compagno
dì gite e iscritto al CAI di Recoaro. Fu un'amicizia importante
perché suggerì Belfe per l'equipaggiamento della spedizione del K2
nel 1954, non solo per l'abbigliamento ma anche per lettini da campo
e tende, per i quali servì una tela gommata.
C'erano
settori che davano continuità di ordinazioni senza richiedere una
continua sperimentazione ed innovazione tecnologica ?
Ad
esempio il settore della caccia aveva tipologie intramontabili, senza
campionario annuale. I clienti facevano ordini anticipati di tutte le
taglie e a fine stagione erano tutti venduti. Agli inizi era seguito
da Ezio Liberatori.
I
modelli classici erano in fustagno, in tessuto gommato verde muschio
per le prime giacche a vento imbottite con il cappuccio e la
mefista2,
una cuffia di lana tipo passamontagna, le giacche per la caccia “da
botte”, così chiamate perché si doveva sostare in palude dentro
la botte per la caccia alle anitre selvatiche.
1
Avolio Giorgio, sarto
milanese, rappresentò, insieme a Bertoli, a Pucci, alla Tessitrice
dell'Isola, la moda boutique alla prima sfilata organizzata da
Giorgini a Firenze, alla nascita della moda italiana, il 12 febbraio
1951. La sua insegna era la classicità.
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