NIVES
RIPAMONTI GOLIN
Le
nostre famiglie sono legate da una lunghissima e solida amicizia. I
nostri ricordi sono un po’ vaghi. La pregheremmo di voler
ripercorrere le circostanze che l’hanno portata a Marostica.
Direi
che è stato quasi il destino a determinare, come in tantissimi altri
casi, la mia vita, al fianco di Alfonso.
Era
il luglio del 1947 ed ero a Casteltesino, in vacanza, assieme a mia
sorella. Lì ebbi la fortuna di conoscere la signora Maddalena,
moglie del dottor Los, che si trovava nel medesimo mio albergo.
Era
una signora gentile ma isolata e, molto di frequente, sola, e
intenta a leggere o scrivere. Essendo la lettura anche una delle mie
passioni, questo fu il legame che ci spinse ad allacciare una
amicizia che si rivelò subito piena di interessi e passioni
reciproche.
Una
sera, come tante altre volte, il marito venne a trovarla, ma questa
volta era accompagnato da Alfonso.
Cenammo
allo stesso tavolo e quella fu la prima occasione che ebbi per
conoscerlo.
Durante
i restanti giorni della mia vacanza ebbi occasione di approfondire,
con quella che oramai era diventata la mia amica, il discorso su
Alfonso.
La
signora conosceva molti particolari di tale rapporto, segno evidente
che il marito gliene aveva parlato spesso, essendo Alfonso uno dei
suoi migliori amici.
Entrambi
da giovani vivevano a ridosso della Pieve di S. Maria; Alfonso era
dirimpettaio del nonno di Ferruccio. Da adulti poi trascorrevano
insieme gran parte del loro tempo libero dedicandosi alla comune
passione per la montagna. Ma spesso nelle domeniche o in altre feste
di pausa dal lavoro, passeggiavano, assieme ad altri amici, tra le
colline che circondano Marostica, o giocavano a scacchi, gioco molto
diffuso a quell’epoca nelle case e nei bar della Città.
La
nostra unione fu solida e intensa e ben presto allietata dalla
nascita di due figli.
Quale
fu l’esperienza professionale di suo marito alla Belfe?
L’amicizia
con il dottor Los determinò la scelta che Alfonso fece, quando, dopo
una esperienza in Banca, cominciò a lavorare per questa industria di
abbigliamento. Ciò accadde nel 1933. Subito divenne viaggiatore di
commercio per l’abbigliamento civile (I.C.A.) per l’area di
Nord-ovest, area di particolare importanza perché costituiva e
costituisce tutt’ora il cosidetto triangolo industriale. Ben presto
però, essendo cessata l’attività della I.C.A. passò, come tanti
altri viaggiatori Belfe, all’abbigliamento sportivo (I.A.S.) per la
medesima zona, di cui diventò poi anche ispettore.
Questo
ci portò ovviamente a vivere a Milano.
Lei
vive tutt’ora a Milano, dove risiedono anche i suoi figli. Quali
sono i suoi ricordi dell'attività milanese di Belfe? Nel 1949 Milano
era diventata sede del Centro Italiano Moda, allora costituitosi. Ha
un ricordo dell'eleganza in quegli anni ? La domanda viene spontanea
pensando alla sua particolare sensibilità artistica e agli
accostamenti cromatici dei suoi quadri di cui ci ha fatto gentile
dono. Passando a Veneziani Sport cosa ricorda?
Per
un certo periodo, dopo che venne chiuso l’ufficio di Piazza del
Duomo, la sede sociale della Società venne trasferita anche presso
la nostra abitazione, prima di essere portata a Vicenza .
Dell’esperienza
di Jole Veneziani conosco qualche particolare che Alfonso mi
raccontò, essendo avvenuta agli inizi della nostra conoscenza.
Alfonso
mi raccontava che fu un periodo fecondo di idee per l’azienda anche
se incise molto dal punto di vista economico nei bilanci della
stessa. Praticamente i capi erano pezzi unici e trattati e rifiniti
con la massima cura.
Ricordo
che volentieri sostavo per ammirare il negozio di Veneziani Sport in
via Montenapoleone. Negli anni ‘50, era una via che già allora
costituiva il cuore dell'eleganza milanese. Il negozio ha poi
mantenuto la sua denominazione fino ai giorni nostri.
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