domenica 13 gennaio 2013

NIVES RIPAMONTI GOLIN



NIVES RIPAMONTI GOLIN 


Moglie di Alfonso, impiegato, viaggiatore e rappresentante dal 1932/33 agli anni ’80.







Le nostre famiglie sono legate da una lunghissima e solida amicizia. I nostri ricordi sono un po’ vaghi. La pregheremmo di voler ripercorrere le circostanze che l’hanno portata a Marostica.
Direi che è stato quasi il destino a determinare, come in tantissimi altri casi, la mia vita, al fianco di Alfonso.
Era il luglio del 1947 ed ero a Casteltesino, in vacanza, assieme a mia sorella. Lì ebbi la fortuna di conoscere la signora Maddalena, moglie del dottor Los, che si trovava nel medesimo mio albergo.
Era una signora gentile ma isolata e, molto di frequente, sola, e intenta a leggere o scrivere. Essendo la lettura anche una delle mie passioni, questo fu il legame che ci spinse ad allacciare una amicizia che si rivelò subito piena di interessi e passioni reciproche.
Una sera, come tante altre volte, il marito venne a trovarla, ma questa volta era accompagnato da Alfonso.
Cenammo allo stesso tavolo e quella fu la prima occasione che ebbi per conoscerlo.
Durante i restanti giorni della mia vacanza ebbi occasione di approfondire, con quella che oramai era diventata la mia amica, il discorso su Alfonso.
La signora conosceva molti particolari di tale rapporto, segno evidente che il marito gliene aveva parlato spesso, essendo Alfonso uno dei suoi migliori amici.
Entrambi da giovani vivevano a ridosso della Pieve di S. Maria; Alfonso era dirimpettaio del nonno di Ferruccio. Da adulti poi trascorrevano insieme gran parte del loro tempo libero dedicandosi alla comune passione per la montagna. Ma spesso nelle domeniche o in altre feste di pausa dal lavoro, passeggiavano, assieme ad altri amici, tra le colline che circondano Marostica, o giocavano a scacchi, gioco molto diffuso a quell’epoca nelle case e nei bar della Città.
La nostra unione fu solida e intensa e ben presto allietata dalla nascita di due figli.

Quale fu l’esperienza professionale di suo marito alla Belfe?
L’amicizia con il dottor Los determinò la scelta che Alfonso fece, quando, dopo una esperienza in Banca, cominciò a lavorare per questa industria di abbigliamento. Ciò accadde nel 1933. Subito divenne viaggiatore di commercio per l’abbigliamento civile (I.C.A.) per l’area di Nord-ovest, area di particolare importanza perché costituiva e costituisce tutt’ora il cosidetto triangolo industriale. Ben presto però, essendo cessata l’attività della I.C.A. passò, come tanti altri viaggiatori Belfe, all’abbigliamento sportivo (I.A.S.) per la medesima zona, di cui diventò poi anche ispettore.
Questo ci portò ovviamente a vivere a Milano.

Lei vive tutt’ora a Milano, dove risiedono anche i suoi figli. Quali sono i suoi ricordi dell'attività milanese di Belfe? Nel 1949 Milano era diventata sede del Centro Italiano Moda, allora costituitosi. Ha un ricordo dell'eleganza in quegli anni ? La domanda viene spontanea pensando alla sua particolare sensibilità artistica e agli accostamenti cromatici dei suoi quadri di cui ci ha fatto gentile dono. Passando a Veneziani Sport cosa ricorda?
Per un certo periodo, dopo che venne chiuso l’ufficio di Piazza del Duomo, la sede sociale della Società venne trasferita anche presso la nostra abitazione, prima di essere portata a Vicenza .
Dell’esperienza di Jole Veneziani conosco qualche particolare che Alfonso mi raccontò, essendo avvenuta agli inizi della nostra conoscenza.
Alfonso mi raccontava che fu un periodo fecondo di idee per l’azienda anche se incise molto dal punto di vista economico nei bilanci della stessa. Praticamente i capi erano pezzi unici e trattati e rifiniti con la massima cura.
Ricordo che volentieri sostavo per ammirare il negozio di Veneziani Sport in via Montenapoleone. Negli anni ‘50, era una via che già allora costituiva il cuore dell'eleganza milanese. Il negozio ha poi mantenuto la sua denominazione fino ai giorni nostri.




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