domenica 12 dicembre 2010


Come nascono le Bellesfemmes

Numerosi cittadini di Chesstown hanno lavorato alla Bellesfemmes, ma per ricostruire gli inizi si doveva cercare persone molto anziane e alcune nel frattempo se ne sono andate. Bianca e sua madre hanno dedicato interi pomeriggi ad ascoltare dei dipendenti che sono diventati memoria storica. Hanno visto una disponibilità e un orgoglio che non è stato tramandato in un luogo dove si predilige la produttività alla riflessione.
Per converso il momento di lavorare sodo e produrre in tempi strettissimi è già passato e la moderna Cina sapendo di essere concorrenziale in questo aspetto, aveva già da tempo investito nel tessile.
Infatti è stato lo stesso governo cinese a incentivare, anche a fondo perduto, un’industria quasi inesistente, poichè credeva, a ragion veduta, in un settore nel quale ha preso velocemente piede nel mercato mondiale.
La moda italiana prima degli anni ‘50 ha sofferto delle continue guerre e la mancanza di materie prime. Da non dimenticare i sandali di Ferragamo col tacco in sughero, materiale tipicamente autarchico e a cui Natalia Aspesi dedica la copertina del suo libro “Il lusso e l’autarchia”.
L’economia italiana era traballante proprio a causa delle continue guerre e le industrie aspiravano alle commesse statali per poter sopravvivere. In quel momento era indispensabile dimostrare di fare prodotti di qualità anche nei capi militari.
Finita la guerra si riprendeva facendo abiti civili: confezioni e abbigliamento.
Una volta attrezzati per questo tipo di manifattura Bellesfemmes è in grado di decollare riuscendo a collaborare con i sarti che presentavano le collezioni alla Sala Bianca di palazzo Pitti e successivamente esporterà direttamente negli Stati Uniti.
Fino agli anni novanta non conosce crisi e il suo esempio meritava di convincere i parenti reticenti di Bianca Torre a risvegliare l’attenzione per uno dei protagonisti di questa insolita Company History.




Entrano trionfali con sgargianti costumi
Ma ricordate che l’abito non fa il monaco

domenica 5 dicembre 2010

LA DIPARTITA DELLE ILLUSIONI

Nel giorno del convegno hanno mancato di intervenire persone molto vicine alla Bellesfemmes: la loro assenza è stata una saggia dimostrazione di buon gusto, cosa di cui avrebbe bisogno una città che non è più sede dell’azienda per vari motivi.
La storia rimane un ricordo lontano a Chesstown, eppure ostenta un’apparente ricchezza, retaggio proprio di ciò che il dott. Flocs aveva contribuito a creare.
Tuttavia c’era uno spiraglio con la pubblicazione degli atti, era in progetto un libro con molte foto, per il quale erano stati preventivati trentamila euro, una cifra considerata imponente, nonostante il rifiuto di poter intervenire il giorno del convegno e la fatica impiegata per realizzarlo.
Bianca si trovava senza lavoro e senza risorse, in un paese estraneo, lontana dagli amici e ha dovuto accettare tali umiliazioni credendo fosse giusto ricordare il nonno, sentendosi rinfacciare che rimaneva pur sempre degno di metterlo a curriculum.
Quello visto e subito è disgustoso ma in fondo, se ognuno ha l’assessore alla cultura che si merita, si cambia residenza per non meritare ulteriore mancanza di rispetto.
Non serve Madre Teresa di Calcutta per continuare a credere che l’intima bontà dell’uomo può ancora esistere (altrove) e capire che le teorie sul razzismo preferiscono gli Ebrei e gli Zingari piuttosto che i campioni di prepotenza.
Non si sa come il Comune abbia speso i famosi trentamila euro, forse dice che sono ancora lì ad aspettare che qualche altro incompetente si prenda la libertà di ignorare se qualcuno ha fatto degli studi, pagato le tasse e magari cercato un lavoro adatto alle proprie capacità, anziché in base ad intime relazioni politiche.
Non si sa nulla di eventuali pubblicazioni e l’attesa di un ringraziamento mancato in occasione del convegno mette in luce sempre più una comunità che non riconosce i meriti, non paga i professionisti e approfitta del volontariato per scopi personali.
I creditori come Bianca Torre possono riciclare slogan assai popolari quali: “paga polenton!” o, per chi preferisce la Commedia dell'Arte agli spettacoli di danza: “Paga Pantalon!”.
Chesstown ha avuto la fortuna di offrire più di quattrocento posti di lavoro. contribuendo al benessere dei suoi abitanti quando, nello stesso periodo, altre realtà italiane vedevano famiglie divise dall’emigrazione.
Oggi gli italiani del mondo ridanno dignità ad un paese che obbliga i giovani a restare solo perché, l’esigua pensione di un’insegnante vedova, come la mamma di Bianca, non basta ad aiutarla a vivere fuori casa con uno stipendio minimo.
Dei sacrifici fatti da Bianca Torre per mettere da parte dei soldi, rimane la scorrettezza delle Banche e delle Poste di Chesstown.
Sicuramente gli odierni manager non sono più interessati a giovani che hanno una mentalità imprenditoriale.
Se tutto ciò non è perseguibile dalla legge, Chesstown è una città dall’etica non convenzionale e potrebbe vincere un premio per questo.
Bianca si è vista costretta a vivere in questa città da circostanze indipendenti da lei, non si è scoraggiata ed ha tentato di fare qualcosa che le offrisse un legame col territorio. Probabilmente a qualcuno ha dato fastidio riportare alla luce persone più umili ma più grandi.
Siamo nel 2010 e anche se ha rinunciato alla gioia di essere residente in via dott. Flocs, molti degli intervistati si chiedono che fine ha fatto il prezioso tempo dedicatole e la ricchezza di un’esperienza lavorativa ormai passato glorioso.

domenica 28 novembre 2010

LA CULTURA DELL'IGNORANZA

UNA MARONATA TIRA L’ALTRA



Magari non aver speso tempo e soldi ad istruirsi.
Tornata a casa, la madre consola Bianca pensando che ha usufruito dei soldi dello stato, in quanto orfana di padre, ma il tempo rimane perso, visto che Bianca, era stata la prima di tutti i suoi coetanei a laurearsi con impegno e sacrificio.
Interviene anche la zia di Bianca, si fa il segno della croce e poi formula una frase che esprime tutta la sua bontà cristiana: “Vivere in una città male amministrata è meno tragico dell’essere un bambino del Biafra”
Nulla da eccepire su ciò, ma questo non aiuta a inserirsi in una società, soprattutto con le difficoltà che si presentano ai giovani in cerca di lavoro.
Così  anni fa si fece un convegno e fino ad ora sono solo riusciti a imporre il silenzio alla povera ragazza: non ha potuto esporre il lavoro svolto, con tanti cittadini testimoni di una azienda che non esiste più, propinandole la speranza di poter cercare lavoro senza fare polemiche, senza contare che si era accollata l’acquisto di una casa che pensava di poter abitare con una via intestata al nonno. Ora si vergogna di portare perfino il suo cognome, dato che l’ultima buona azione post mortem dell’illustre antenato, è stata quella di fare da candeggina ai panni sporchi dei signorotti locali.
Con la totale rinuncia a migliorare la situazione di precariato non solo lavorativa, questa triste storia ci esonera tutti dal far spendere altri soldi al comune in inutili vanità, visto che i cittadini stessi ne sono i contribuenti.
Come se non bastasse anche il vicinato si è dimostrato ostile: l’idea di cambiare nome alla via trovò opposizione in una raccolta di firme, forse credendo che una persona che porta lavoro e ricchezza sia poca cosa. C’è una parte di ragione considerato che la povertà di certi paesi sembra rendere le persone più disponibili verso gli altri. Solo cambiando città per Bianca sono esistite importanti amicizie.
Ci sono città dove i fanti sono una compagnia di gran lunga migliore di Re e Regine, e dove la grappa non lascia l’amaro in bocca.
Ci sono città dove la cozza si pesca per condire luculliani spaghetti e non per nominarla a rappresentanza dell’inversione di tendenza di una città.
Se questo nonno ha amato così la sua patria, credo fermamente vorrebbe una via in meno a suo nome e maggior rispetto per tutti gli esseri viventi.
Con quello non si diventa amici dei potenti, ma si parla al cuore della gente.

domenica 21 novembre 2010

CHESSTOWN 

“Reina delle strasse”


Chesstown, città che non sa rinunciare alle mode internazionali: nel pieno della Grande Depressione del 1929 si adegua lasciando nuovamente entrare in crisi le industrie di cappelli di paglia, assai numerose in quel territorio.
Ma proprio in quell’anno un uomo geniale doveva emergere dalla massa informe, il dott. Flocs: non veniva dallo spazio ma era comunque diverso; voleva uscire dalla crisi e fino al 1961 anno della sua morte, lotterà per evitare alla sua città il chiaro destino di degrado e povertà.
Proprio nel 1929, in una fabbrica di cappelli recentemente acquistata dalla famiglia Holiday, serviva un dottore che sanasse finanze e non persone, trovando nuovi mercati e convertendo la produzione in altri generi di vestiario.
Ed ecco il primo amministratore delegato di Bellesfemmes.
Forse Chesstown non è un nome dal bel suono ma la Bellefemmes è passata di qui, sotto la sua sapiente egida. Per questo motivo ancor oggi tutti vorrebbero parlare del dott. Flocs, anche chi non l’ha mai conosciuto, e la cui presunzione è adatta ad inventare più il futuro del passato, che qualcun altro può realmente testimoniare.
Così la professoressa Cooman si è improvvisata esperta della vita politica del dott. Flocs, eletto come assessore al bilancio nel secondo dopoguerra.
Di certo anche la prof. Cooman si occupa di politica tuttavia, la sua condotta sarà la prima a farle considerare tale personalità un esempio da evitare, per chi vuole avere successo nella moderne amministrazioni . Non ci resta che trasmetterlo così alle giovani generazioni e guardacaso abbiamo proprio un posto nella scuola.
Quando il Comune chiede ai cittadini di proporre nomi illustri, per intestare nuove vie nate col boom edilizio, l’ingenua Bianca Torre approfitta per conoscere in modo inconsueto e attraverso la cultura il famoso nonno: il dottor Flocs. Nel tempo libero ha raccolto numeroso materiale sulla storia della moda in Italia e sull'industria tessile per poter ricostruire una biografia che viene proposta ai tre porcellini: questi organizzano un convegno su quella che era la storia della Bellesfemmes dal 1929 al 1961, le cui redini erano tenute in parte dal dott. Flocs e in parte dalla famiglia Holiday.
Il lavoro di Bianca è poi proseguito con una bibliografia sulla moda e delle interviste fatte ai collaboratori più stretti del Dott. Flocs, incontrati assieme alla madre che li conosceva sin dalla più giovane età. Nascono nuovi personaggi che vivono il successo di un’azienda che porta l’eleganza nel mondo e nello sport: la Bellesfemmes.
Alla zelante nipotina non mancano numerosi ostacoli: le si rifiuta la possibilità di usufruire di attrezzature e materiali della biblioteca civica, le viene detto, molto maleducatamente, che le decisioni sul convegno erano dettate non dal creare una cultura di qualità, ma da un’amicizia intima col sindaco, che permetteva alla Cooman di imporsi anche su persone come una discendente e perdipiù qualificata.
In un'epoca dove la politica si accompagna alle escort può essere una moda ostentare simili privilegi. Capisco la scarsità dell'offerta in quelle zone dove le peripatetiche soffrono di più il freddo, ma credo che stavolta parliamo di rarità che non può costituire pregio.

domenica 14 novembre 2010

La casa della discordia


Bianca poco avvezza a questo genere di cose e speranzosa di trovare lavoro in un posto apparentemente ricco di opportunità, rinunciò a tornare nel paese del babbo, dove teneva una casetta sulle colline, ed accettò di acquistare la casa della discordia, per far fronte ai gravi problemi famigliari di cui non era causa.
Nonostante il Re Nero fosse poco attento con le sue finanze, aveva per amico un notaio senza scrupoli, nella vicina città di Ano del Grappa, luogo in cui l’alcolismo è un business per consolare tutti quelli che prendono una fregatura a norma di legge.
Il notaio suggerì a Bianca Torre di acquistare solo le quote che appartenevano ai fratelli, giusto perché, nonostante l’eredità della loro sorella, avevano ancora bisogno di soldi, e dal momento che la casa era molto grande, lei si fidò, pensando che poteva ricavare una parte abitabile sufficiente per sé e lasciare il resto alla madre e alla zia, dato che quest’ultima non voleva né pagarla né andare da un’altra parte poiché sarebbe certamente finita all’ospizio.
Bianca si commuove, per sfruttare le agevolazioni prima casa prende anche la residenza di Chesstown, e trasloca con le sole cose ereditate dal padre, poiché sua madre, aveva lasciato tutto alle sorelle prima di sposarsi, per non litigare insieme a loro.
Impavida tenta una nuova vita in una città sconosciuta senza però sapere che, avendo acquistato solo parte di una casa, non può più disporne liberamente, né per iniziare lavori di divisione, o cederla a terzi per vendere o affittare.
La famiglia di Bianca ha già distrutto anche i suoi risparmi.



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venerdì 5 novembre 2010

Remember, remember,
the Fifth of November

Una delle due zie di Bianca, Bianca Regina, andò in vacanza al mare con un suo vecchio socio. Una sera, mentre dormiva in un bungalow sulla spiaggia, Oceano Indiano la chiamò e quando furono soli l’uccise annegandola.
Tutti sapevano chi era stato, ma passò molto tempo prima che i famigliari fossero avvisati.
La sventurata soffriva di disturbo bipolare, per fortuna era in quella fase in cui risparmiava enormemente. I più maligni dicevano che le ricchezze accumulate derivavano da una piccola forma di cleptomania.
Intanto il Re Nero era penetrato nella casa della defunta, in cerca di documenti utili che lo porteranno a fare un misterioso viaggio a Lugano, in una banca dove forse si trovavano dei depositi. Una volta tornato dirà ai fratelli di non aver trovato che pochi spiccioli.
I gioielli e le pellicce di Bianca Regina venivano già regolarmente trafugati dall’altra sorella, Nera Regina, quando ancora era in vita, per alimentare quella competizione tra donne, cui neanche l’invenzione della Barbie e dei suoi accessori potrebbe tener testa.
Sembra strano ma quando Ken diventa carne ed ossa la cosa rischia di sfuggire di mano! Meglio che le bimbe si tengano quello finto ancora un po': i canini da latte potrebbero non essere abbastanza appuntiti.
La nostra Bianca aveva appena finito l’università, sua madre, preoccupata per il delicato momento economico delle due, osò chiedere di venire liquidata della quota di casa.
L’altra sorella voleva arrogarsi il diritto di continuare a occupare l’intera casa a titolo gratuito anche se oramai era già divisa in due.
Ma come già accennato, la madre di Bianca aveva altri due fratelli, anche loro coproprietari. Il Re Nero era già da tempo indebitato, per la difficile professione di Architetto non immobiliarista, che consiste nel fare case che non si vendono e capite l’onere di questa etica impagabile.
Inoltre era riuscito a far sottoscrivere molto tempo addietro, con la Banca Popolare della sua città, un’ipoteca sull’immobile, in assenza della madre di Bianca,  per sanare una piccolissima parte dei suoi debiti.
L’altro fratello era Père Goriot, un personaggio la cui figlia, spendeva quello che voi precari guadagnate al call center in un mese, per vedere Paganini: ma non quando suona il violino o si toglie la calzamaglia, bensì per indossarla la calzamaglia. Ah! l’erotismo del vedo non vedo…
Père Goriot aveva già chiesto un prestito tempo addietro alla sorella morta, che a sua volta, non fidandosi della solvibilità, preferì segnarlo come acquisto di parte della sua quota di casa. Ma al fratello restava ancora una percentuale di proprietà.
Tale famiglia era vagamente sul lastrico e Bianca, giovane parsimoniosa e guadagnava qualcosa con le borse studio, sospettò di essere stata adottata.
Le venne spiegato che forse somigliava al nonno, un capace economista, che aveva contribuito a creare un’industria fiorente nella sua città: Chesstown.

domenica 31 ottobre 2010

Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale…?!


Ecco la storia di una persona: non sempre si parla di persone nelle storie ma sono codeste a renderle tali. Alcuni scrittori amano concentrarsi sui personaggi piuttosto che sulla trama, non perché eruditi di psicologia, ma perché spesso sono proprio loro a creare gli eventi.
Ci sono i potenti che vogliono fare i destini, i rassegnati che si dedicano al lavoro, agli amici in difficoltà, per scordare i propri problemi, ci sono i ribelli e i rivoluzionari, eroi di tutti, che ci donano la forza di lottare per la realizzazione dei nostri sogni e, a volte, ci sono anche i delinquenti della peggior specie; quelli che sembrano cavarsela sempre e non pagarla mai.
All’inizio questa sembra la storia di una città, delle sue tante persone, del loro lavoro e delle bassezze che dona il denaro. Ma in realtà le bassezze andranno avanti senza che nessuno ci faccia caso tante se ne vedono ogni giorno. La cosa migliore è lasciare questa città affogare nella sua melma, e magari trovare un paesino tranquillo, dove godersi la stessa natura incontaminata che i nostri antenati abbandonarono emigrando in cerca di fortuna.

La protagonista di questa storia si chiama Bianca Torre. E’ un nome caratteristico della città, da cui proviene la sua famiglia materna, che ancor oggi vive lì.
Bianca non è ricca, viene da un posto sperduto nella campagna di cui ricorda solo di voler dimenticare. Ci viveva perché sua madre, la signora Torre, aveva due sorelle viziate e capricciose: Bianca Regina e Nera Regina, le quali occupavano la casa natale, senza pagare nemmeno l’affitto alla madre di Bianca, tanto che quest’ultima aveva preferito vivere altrove anzichè assistere sempre ai loro feroci litigi. La conseguenza fu che le due decisero di dividersi la casa chiamando uno dei due fratelli, il Re Nero, per ampliarla. La signora Torre e l’altro fratello non vennero nemmeno interpellati, tanto Re Nero era sicuro di stupire tutti con la sua maestria di architetto. Lo stupore fu tutt’altro che positivo e dice il detto: “Chi sa fare, fa; chi non sa fare insegna” per questo motivo il Re Nero si diede alla carriera universitaria.
Anche i vicini notarono il capolavoro: infatti, dato che violava una parte del loro confine, intentarono una causa, vincendola e ottenendo un risarcimento in denaro e la cessione di alcune stanze.
Re Nero si può definire un architetto d’avanguardia, che ha anticipato di trent’anni la “abitazione da condono edilizio”, e può oggi ascendere all’Olimpo dei grandi guru, capaci di progettare opere i cui costi di costruzione, sono assai inferiori al loro mantenimento, come lamentano oggi, sui giornali, certe prestigiose istituzioni, colpevoli della malaugurata vanità di ingaggiarli.

domenica 24 ottobre 2010

MRS. WILLIAMS 
I was the milliner 
Talked about, lied about,
Mother of Dora,
Whose strange disappearance
Was charged to her rearing.
My eye quick to beauty
Saw much beside ribbons
And buckles and feathers
And leghorns and felts,
To set off sweet faces,
And dark hair and gold.
One thing I will tell you
And one I will ask :
The stealers of husbands
Wear powder and trinkets,
And fashionable hats.
Wives, wear them yourselves.
Hats my make divorces –
They also prevent them.
Well now, let me ask you :
If all of the children, born here in Spoon River
Had been reared by the County, somewhere on a farm;
And the fathers and mothers had been given their freedom
To live and enjoy, change mates if they wished,
Do you think that Spoon River
Had been any the worse ?

 From Spoon River Anthology
Edgar Lee Masters, 1915