domenica 30 settembre 2012

I-PHONE 5

DONNE, SONO MEGLIO DELL'I-PHONE 5,
HO LA FILA CORTA, MA DURO PIU' A LUNGO!


giovedì 27 settembre 2012

STORIA DI PINO 3

Un giorno che papà sistemava i suoi attrezzi scoprì un piccolo varco sotto la legnaia e chiamò Rita per mostrarglielo.
Penso che sia vissuto qui prima di cercarci” le disse il padre, “chissà quanto tempo è stato a guardarci perché aveva paura e non si fidava di noi. Molte volte, quando lo cercavo, lo vedevo avvicinarsi da questa parte, si vede che non si era ancora abituato a stare nel garage.”.
Rita non parlò, ma cercò il suo gatto volgendo lo sguardo tutt’intorno al giardino e lo trovò quasi sulla cima di un albero di albicocche, sembrava sano e felice eppure era molto più speciale di quanto sembrasse.
Dopo un mese il veterinario gli fece un controllo e fu piacevolmente stupito di vederlo usare la sua gamba liberamente. Papà lo fece comunque sterilizzare per evitare il rischio che fosse troppo in giro a cacciarsi nei guai.
Pino era diventato agile ed acrobatico e prendeva spesso i complimenti dalla sua padroncina soprattutto quando acchiappava i topi che tentavano inutilmente di nascondersi in casa. Crescendo si trasformava in un gatto la cui bellezza faceva fermare le persone che passavano davanti al cancello e si congratulavano ancora di più, quando sentivano la sua storia.
Ora Pino aveva trovato una famiglia, nuovi amici ogni giorno: viveva in un giardino pieno di profumi e di fiori felice e contento.

domenica 23 settembre 2012

STORIA DI PINO 2

Nelle ore più calde era facile addormentarsi ascoltando il dolce canto degli uccelli che affollavano un alto alloro ai margini del giardino, quando improvvisamente un sonoro rombo di macchina fece stonare il coro di cinguettii e decine di ali frullanti spiccarono in volo verso il cielo azzurro lasciando battere di terrore il cuore del cucciolo che scappò in fondo al giardino terrorizzato.
Lenti rumori risvegliarono la grande casa vuota e nascosto dall’ombra l’animale scrutava i nuovi intrusi preoccupato per la sua dimora non più così sicura.
L’estate era quasi finita e il lungo trionfo di vegetazione proseguiva il suo corso sotto il sole ancora caldo, che si lasciava avvicinare dal mite settembre, allora una ragazza decise di lavorare nel prato per godersi meglio il canto degli uccelli che l’inverno avrebbe diradato. Tutti i confini del giardino erano coperti da siepi ed alberi così fitti da lasciare zone d’ombra perfino in pieno giorno. La forbice tagliava rami e fiori secchi e le piante rivedevano la luce: tra queste il caprifoglio che allietava il lavoro con un intenso profumo, un profumo così dolce da far sorridere, nonostante lo sforzo, la ragazza che si chiamava Rita. E nella pace della natura il triste miagolio voleva farsi strada nell’ombra: Rita alzò la testa, e si girò intorno senza vedere nulla che potesse produrre quel suono; così pensò a una voce nei suoi pensieri proseguendo il suo lavoro.
Dopo un breve silenzio un nuovo miagolio più forte, la cui provenienza rimaneva sconosciuta; un terzo ed un quarto, lamenti che potevano venire dai cespugli ancora troppo folti per distinguere quella creatura piccina piccina che sbucò finalmente sul selciato.
Com’è bello” esclamò Rita, e non vi fu dubbio che il suo giardino portava un dono d’autunno.
Un piccolo tigrotto emergeva lentamente da una piccola jungla e si avvicinava senza paura verso la padrona del giardino, ferma per lo stupore, finché non si accorse che aveva una zampina malata con cui si trascinava: a quel punto Rita decise di fare una pausa con in braccio il piccolo spaventato.
I due trascorsero insieme il resto della giornata finché non li scoprì papà.
Non ho più visto nessuno in giardino ed ho sentito un gran silenzio: sembravi scomparsa”
No, c’è un gattino zoppo che non mangia da giorni e io gli faccio compagnia, papà, posso tenerlo? E’ bellissimo.”
Adesso pensiamo a nutrirlo e curarlo, poi capiremo da dove viene” rispose il genitore.
Rita guardò il musetto ormai sereno e disse: ”Vieni con me” il gattino non rispose, ma fu come un sì e tutti entrarono in casa a cercare una cuccia adatta: bastò una piccola slitta in legno, un vecchio gioco costruito dal babbo, quando Rita era piccola. Il micino parve apprezzarla di molto.
Papà lo fissava orgoglioso: “E’ così magro e scheletrico che pare sia stato in giardino nascosto troppo tempo, forse durante tutte le nostre vacanze… poverino! Chissà se ha dei padroni da qualche parte.”.
La zampina era molto grave e fu necessario andare dal veterinario.
Papà acquistò prontamente una gabbietta per il tragitto in macchina durante il quale Rita sedette guardando il piccolo malato e parlandogli per calmarlo.
La visita fu accurata e meticolosa. Purtroppo la zampa non poteva guarire completamente. Il gatto aveva forse cinque mesi , sopravvissuto per miracolo ad un brutto incidente.
Ci fu un grande silenzio: un gattino così piccolo ma così coraggioso da cavarsela tutto solo in un giardino disabitato dove l’unico riparo dall’afa erano le piante.
Il veterinario raccomandò di fargli avere tutte le cure necessarie perché non era più possibile operarlo, quindi bisognava tenerlo al sicuro ed aiutarlo a recuperare l’uso della gamba.
Tenendolo in braccio e accarezzandolo Rita pensò un nome adatto: guardava il mantello striato di nero, grigio e nocciola e pensava di chiamarlo tigre, ma non si adattava al suo musetto troppo dolce. Le striature erano così perfette e regolari da formare il disegno di un’aquila sopra la testa. Allora Rita pensò di chiamarlo aquila in inglese ovvero eagle ma non era del tutto convinta, anche se sarebbe piaciuto a papà che ascoltava spesso le canzoni degli Eagles, un gruppo molto famoso ai suoi tempi. Ma Eagle aveva una pronuncia difficile e Rita voleva che il gattino riconoscesse subito la sua voce. Ci voleva un nome semplice, così papà suggerì Esopo perché era il nome dello schiavo che raccontava favole sugli animali per insegnare agli umani e il piccolo animale era già protagonista di una storia che poteva insegnare il coraggio a tutta la famiglia: la sua.
Anche Rita pensò che fosse come un piccolo Esopo e si decise all’unanimità per Esopino che fu presto abbreviato in Pino.
Pino si stabilì inizialmente sul terrazzo dove poteva evitare gli attacchi di altri animali che si intrufolavano in giardino. Rita lo accudiva amorevolmente facendo attenzione a non toccare mai la parte che era stata ferita. Quando cominciò a muoversi più liberamente lo aiutava ad esercitarsi lasciandolo arrampicare sul suo corpo e poi massaggiava le zampine per aiutare la circolazione.
Prestò trovò il coraggio di andare in giardino a correre dietro alle farfalle per poi riposarsi al fresco dell’agrifoglio, oppure tornava nell’aiuola di rose, tutti luoghi conosciuti durante la malattia: salutava le api, sue preziose amiche e annusava le rose quasi socchiudendo gli occhi e tendeva la zampina a qualche fiore come per gioco.

giovedì 20 settembre 2012

STORIA DI PINO 1


C’era una volta un giardino pieno di profumi e di fiori.
Le sue piante erano così alte che impedivano al mondo esterno di penetrare anche solo con lo sguardo, così chi passava per la strada affiancata dalla casa col giardino, non poteva immaginare che fosse ricco di profumi e di fiori.
Nel mese di agosto il troppo caldo aveva fatto partire per le vacanze gli abitanti della casa e oltre il silenzio di stanze chiuse, le piante continuavano rigogliose a fiorire e a spargere inebrianti essenze sotto l’afa estiva, per giungere la sera stremate e assetate in attesa della rugiada mattutina.
Una notte come le altre una grossa macchina attraversò in corsa quella strada.
Un grido straziante irruppe nella via addormentata e con un piangente miagolio un cucciolo di gatto passò attraverso le foglie.
Solo ed abbandonato continuava a gridare incessantemente, ma nessuno correva in suo aiuto e le persone che vivevano attorno alla casa non capivano che i miagolii provenivano dal fitto di quella foresta di città, dove a fatica il povero micino incidentato si trascinava verso un riparo presso una catasta di legna; si alzava solo per bere la pioggia depositata in qualche sottovaso e mangiava pochi fili di erba o i rari insetti che riusciva a catturare.
Quando il dolore era più forte, nuovi lamenti non trovavano risposta e presto il giovane gatto capì che era necessario non farsi individuare dai possibili nemici e cominciò a sostare fra i rami ancora più folti o sotto l’agrifoglio, un grande cespuglio spinoso che lo proteggeva da chiunque volesse avvicinarsi, talvolta invece preferiva l’aiuola di rose che offriva una solitudine assai profumata. E qui le api si posavano sulle rose schiuse per rifornire i loro alveari e con un sordo ronzio offrivano compagnia alla povera creatura che ascoltava i loro discorsi: “Quanto caldo! Perfino la regina ape oggi chiusa nell’alveare stava male.” Posata sui petali di un altro fiore un’altra ape rispondeva: “hai ragione, qui c’è un po’ d’ombra… perché non facciamo una pausa mentre non vedono gli altri?” cariche di polline si stesero inconsapevolmente sul mantello striato del micio che alzò la testa e inviò un sorriso alle nuove amiche. “ciao gatto, come stai?” disse una, e subito raccontò tristemente la sua disavventura. “non piangere cucciolo di gatto, noi veniamo qui tutti i giorni perché si trova tanto polline grazie a tutti questi fiori e possiamo aiutarti: arriveremo con una piccola scorta di miele da spalmarti sul naso e tu lo leccherai così ti metterai in forze: il nostro miele fa molto bene.” “Grazie, “ rispose il gattino, “siete buone e gentili, vi aspetterò felice di avere anche un po’ di compagnia.”. E due nuove amiche portavano miele e gioia allo sfortunato ospite dell’aiuola. I giorni passavano e il gattino si sentiva meglio e poteva ridere e scherzare dimenticandosi il dolore.

domenica 16 settembre 2012


Il cane aprì gli occhi: era immerso in un utero di vetro infrangibile e con tanti tubi attaccati al suo corpo come cordoni ombelicali artificiali.
Sospeso in quel limbo da cui non sapeva come uscire e circondato dalle grigie pareti di quella stanza di laboratorio in cui brillava soltanto una spia rossa intermittente.
Poi un senso di soffocamento e la sensazione di trasalire. Una sensazione inspiegabilmente spiacevole ed il suo corpo in preda ad incontrollabili convulsioni.
Solo allora una figura candida entrò e si avvicinò ad una scatola coperta di bottoni ed azionò alcuni comandi.
Il cane vide lentamente sparire il liquido sotto i suoi occhi abbassandosi all'improvviso si distese in un giaciglio caldo e bianco.
Un turbinio di figure vestite di chiaro attorno a lui ed una luce accecante e senza tregua, pian piano i camici bianchi si facevano più distinti e nel tramestio due bellissimi occhi lo fissavano, gli stessi occhi della prima dottoressa entrata nella stanza uterina.
Il cane emise un guaito.

giovedì 13 settembre 2012


La Sardegna, isola grande e bella, non italianissima e circondata dal mare. L'ideale per quello che provava in quel momento, una vacanza con un'amica avventurosa e il suo bellissimo cane, amante dell'acqua.
Un sorriso segnò le sue labbra nel trovare la cartolina di un'amica che non aveva inviato il solito paesaggio mozzafiato, ma un tipico animale di quel luogo: il gheppio.
E ricordò l'ultima volta in cui guardando fra i ricordi trovò ispirazione proprio nel pensiero della sua migliore compagna di giochi: un falco pellegrino, un uccello che popolava le mura della città turrita , vi poneva il nido e cresceva i suoi piccoli.
Nasce la storia del falco e diventa un nome proprio quando scopre che così si faceva chiamare un artista amico di famiglia: il Falco trova un amico, il Leone, simbolo della storia della città.

domenica 9 settembre 2012

Bianca aveva iniziato il suo viaggio, con rammarico lasciava la sua Brattling e anche se per pochi giorni, di tanto in tanto doveva chiudere gli occhi e vedere la luce fra gli alberi o sentire il rumore del fiume.
Una nuova avventura l'aspettava e forse stavolta qualcosa di nuovo, di migliore poteva esistere anche la fuori, aldilà di Brattling dove puoi ancora immaginare cosa può essere migliore.
Nel marasma del crollo economico, tra giovani angosciati dal futuro, Bianca tornava sulle orme di sua madre che, partita giovane e speranzosa alla conquista dell'America, continuava la tradizione di famiglia scoprendo e sperimentando nuove frontiere del gusto. Così come allora forse anche per il mondo nuovo c'era speranza di ripartire, forse bastava non avere paura dei giornali, delle banche, della politica, forse.
Ora Bianca tornava alle origini, ma a modo suo, origini in parte ancora sconosciute, e si ricordò del libro che porta il nome di un leggendario felino, la cui morale è contenuta nella frase: "Bisogna che tutto cambi perchè niente venga cambiato".
 




domenica 2 settembre 2012

ETA' DELL'ORO, ETA' DELL'HORROR


I tempi in cui nel veneto nasceva la moda giovane, lo sfizio di coloro che trovavano facilmente lavoro, e potevano divertirsi nel tempo libero narrati splendidamente da Luciano Z. in “Baciami Stupido!”