C’era una volta un giardino pieno di profumi e di fiori.
Le sue piante erano così alte che impedivano al mondo esterno di penetrare anche solo con lo sguardo, così chi passava per la strada affiancata dalla casa col giardino, non poteva immaginare che fosse ricco di profumi e di fiori.
Nel mese di agosto il troppo caldo aveva fatto partire per le vacanze gli abitanti della casa e oltre il silenzio di stanze chiuse, le piante continuavano rigogliose a fiorire e a spargere inebrianti essenze sotto l’afa estiva, per giungere la sera stremate e assetate in attesa della rugiada mattutina.
Una notte come le altre una grossa macchina attraversò in corsa quella strada.
Un grido straziante irruppe nella via addormentata e con un piangente miagolio un cucciolo di gatto passò attraverso le foglie.
Solo ed abbandonato continuava a gridare incessantemente, ma nessuno correva in suo aiuto e le persone che vivevano attorno alla casa non capivano che i miagolii provenivano dal fitto di quella foresta di città, dove a fatica il povero micino incidentato si trascinava verso un riparo presso una catasta di legna; si alzava solo per bere la pioggia depositata in qualche sottovaso e mangiava pochi fili di erba o i rari insetti che riusciva a catturare.
Quando il dolore era più forte, nuovi lamenti non trovavano risposta e presto il giovane gatto capì che era necessario non farsi individuare dai possibili nemici e cominciò a sostare fra i rami ancora più folti o sotto l’agrifoglio, un grande cespuglio spinoso che lo proteggeva da chiunque volesse avvicinarsi, talvolta invece preferiva l’aiuola di rose che offriva una solitudine assai profumata. E qui le api si posavano sulle rose schiuse per rifornire i loro alveari e con un sordo ronzio offrivano compagnia alla povera creatura che ascoltava i loro discorsi: “Quanto caldo! Perfino la regina ape oggi chiusa nell’alveare stava male.” Posata sui petali di un altro fiore un’altra ape rispondeva: “hai ragione, qui c’è un po’ d’ombra… perché non facciamo una pausa mentre non vedono gli altri?” cariche di polline si stesero inconsapevolmente sul mantello striato del micio che alzò la testa e inviò un sorriso alle nuove amiche. “ciao gatto, come stai?” disse una, e subito raccontò tristemente la sua disavventura. “non piangere cucciolo di gatto, noi veniamo qui tutti i giorni perché si trova tanto polline grazie a tutti questi fiori e possiamo aiutarti: arriveremo con una piccola scorta di miele da spalmarti sul naso e tu lo leccherai così ti metterai in forze: il nostro miele fa molto bene.” “Grazie, “ rispose il gattino, “siete buone e gentili, vi aspetterò felice di avere anche un po’ di compagnia.”. E due nuove amiche portavano miele e gioia allo sfortunato ospite dell’aiuola. I giorni passavano e il gattino si sentiva meglio e poteva ridere e scherzare dimenticandosi il dolore.
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