giovedì 29 novembre 2012

Come on stomp!


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Completo da tennis copri tutina in lana Terital bianca, plissè a piegoncini. (Archivio “Belfe”)



Come on stomp

domenica 25 novembre 2012

MARIA LUISA COSTA



MARIALUISA COSTA

Impiegata e capo ufficio contabilità dal 1947 agli anni ’90.
Anche il fratello Giovanni è stato per decenni, fino alla pensione, dipendente “Belfe” come responsabile del personale e dell’ufficio paghe.
Dato il carattere gioviale e comunicativo, Giovanni si è sempre distinto per la sua partecipazione ed organizzazione delle diverse attività extra-lavoro che hanno coinvolto molti dipendenti dell’azienda contribuendo a creare un clima di forte amicizia. 

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1958: dipendenti Belfe in gita aziendale presso la fabbrica Necchi di Pavia.
(Archivio Maria Luisa Costa).

Immaginiamo possa vantare una delle carriere più “fedeli” in “Belfe”. Che cosa preferisce ricordare di quel lungo periodo ?
Il mio primo impiego fu presso Natale e Beppino Filippi1. Dopo questa prima positiva esperienza entrai in “Belfe” il 4 ottobre 1947, in via Tempesta (era in realtà la Belloni, Festa; C. S.A.).
Era stata mia insegnante, alla scuola commerciale, Ada Costamagna, moglie dell'ingenier Franco Festa, titolare della “Belfe”. Insegnava ragioneria, computisteria e commerciale e mi aveva proposto per l'assunzione2. Ero in amministrazione. La ditta produceva abbigliamento civile, impermeabili in particolare.
Si stava costituendo la IAS S.p.A. con sede in via Roma e pertanto venni richiesta dal dottor Los per la contabilità, almeno mezza giornata.

Intende dire che per un certo periodo si divideva tra le due sedi ?
Sì, in quanto era necessario un lungo lavoro preparatorio nella costituzione della società: schede, registri da bollare quotidianamente, verbali del consiglio di amministrazione e dei sindaci. Inoltre fu necessario ritagliare uno spazio sufficientemente appartato che nel periodo iniziale era ubicato a fianco della ciminiera della preesistente Anonima Girardi, una ditta che imbiancava la paglia. Un lato dell'ufficio era dunque tondo ed emanava un grande calore; non si trattava di un ambiente del tutto confortevole, almeno in estate.
Dopo avere impostato il lavoro di ricerca dei documenti, a me venne lasciata libertà di organizzare la parte di mia competenza e di fare proposte che venivano regolarmente accettate. Il dottor Los verificava ogni giorno il lavoro svolto ma in un clima di grande rispetto e cordialità. Sapeva evitare le tensioni che si possono creare con un lavoro tanto impegnativo, sapeva essere molto faceto.

Se è vero che senza creatività e contenuti stilistici originali non esiste l' azienda fashion è altrettanto vero che senza una buona gestione e una rigorosa attenzione manageriale l'azienda fashion non resiste. C'erano dunque continui contatti per accordi sul lavoro?
Alcuni a scadenza fissa: era prevista una riunione mensile che veniva verbalizzata, trattandosi di un rapporto di aggiornamento del lavoro svolto e veniva con sorprendente velocità esaminata ed approvata dal dottor Los. Nel caso in cui ci fossero degli errori da parte di qualcuno non si perdeva tempo nel sottolinearli ma ci si dava subito da fare per superare il problema.

In alcuni casi si trattava di innovazioni nell'impostazione dell'attività amministrativa, è così ?
Si, ad esempio la prima macchina contabile era una M40 della Olivetti che richiese un corso a Milano da parte mia nel 1952. Los era veloce nella visuale contabile.

Spesso in queste interviste viene messo in evidenza che il personale veniva continuamente aggiornato su ogni iniziativa che mirasse ad una maggiore efficienza ed efficacia nel lavoro.
C'era una diffusa situazione di sviluppo rispetto ad altre realtà: gli addetti all'industria vicentina secondo un rapporto del 1951 erano 124,6 su 1000 residenti contro gli 80,2 del Veneto e 89,3 dell'Italia. Dunque un'area di industrializzazione diffusa che non riguardava solo Belfe. Agli inizi degli anni ’50 Belfe affrontò l’apertura alla moda italiana dei mercati internazionali. Le numerose novità che un settore, in un certo senso del tutto nuovo, quale era l'abbigliamento sportivo negli anni cinquanta doveva comportare, richiedevano cura dei dettagli e nuove modalità di spedizione. Nel prodotto fashion la consegna puntuale è un aspetto fondamentale e il trasporto aereo se aveva il vantaggio della celerità, richiedeva valutazioni che implicavano anche conoscenze nell’ambito dei dazi, delle valute, ma anche nel peso specifico dei tessuti. Il creatore che vuole inserirsi in un altro mercato deve conoscere il mercato prima di tutto, la vita di quel Paese. Quali erano le attività connesse all'esportazione se consideriamo che durante il periodo del fascismo il commercio estero si era ridotto al minimo storico del 5 per cento, a cui si aggiunse come aggravante, la partecipazione dell’Italia alla seconda guerra mondiale?
Ci furono molti problemi legati all'esportazione. Quando ebbe inizio la collaborazione con gli USA, non mancava mai al mattino, nella cartella della contabilità, il "Sole24ore", il quotidiano per il controllo del cambi. Era stata inoltrata richiesta all'Ufficio Nazionale Cambi di commerciare con l'estero: sterline, franchi svizzeri, scellini austriaci, dollari, venivano regolarmente verificati nella corrispettiva valuta. C'erano inoltre molti dazi. La riscossione era a carico delle banche ed era necessario valutare il costo dell'operazione perché non sempre la banca corrispondeva secondo il cambio ufficiale. Talvolta il dottor Los replicava alle mie perplessità: “Si ricordi che noi vendiamo "braghe" ma le banche vendono soldi”.

Fino agli anni sessanta, vale a dire con il dottor Los, c'era un unico cliente americano, Irving Grinberg, distributore dei prodotti “Belfe” presso i più importanti e prestigiosi magazzini statunitensi, come Saks e Neiman Marcus3 .(5) L'esportazione verso gli Stati Uniti coincise con la collaborazione con Veneziani Sport..Belfe aveva avuto vari modellisti ma una collaborazione con una creatrice di Alta Moda era un fatto del tutto nuovo, non è così ?
Certamente diede a Belfe un'impronta del tutto nuova dal momento che i suoi capi potevano essere riprodotti l'anno successivo con marchio “Belfe”.

Da capi sportivi active con forte connotazione tecnica si passa a una linea leisure elegante sportiva. La stilista era una delle più importanti sulla scena dell’alta moda italiana. Il 20 febbraio del ’56 sfilò per il transatlantico della moda, “la blasonata crociera della moda italiana che sbarcava a New York”.
Jole Veneziani venne a Marostica prima che venisse costruito il nuovo capannone (1956), quando però la collaborazione con “Belfe”, che durò circa 5 anni, si stava per concludere.
Si tentò di proporre in Finlandia la sua linea. L'export verso i paesi nordici fu sempre giudicato una risorsa importante per “Belfe” che poteva cosi tenere attiva la linea di prodotti invernali.

Ci sembra che fin dagli inizi il problema fu di trovare una produzione che non fosse legata alla consegna estiva come per i cappelli di paglia e la linea di cappelli in cotone che rappresentò la prima forma di conversione. Durante la seconda guerra mondiale, quale direttore di un’industria che produceva materiali per conto dell’esercito, Los cercò di trovare ogni possibile ordinazione per tenere impegnate le maestranze. In quel periodo “Belfe” ottenne l’incarico di una commessa di abbigliamento da sci per l’esercito finlandese. Per tale produzione dovette cercare risorse tecniche legate ad una produzione completamente nuova. Furono i primi passi verso un settore ad alta specializzazione che portò alla presenza di capi “Belfe” in varie Olimpiadi.
Questo si verificò ad esempio nel 1952 a Helsinki, in Finlandia, dove vennero ospitati i giochi olimpici estivi e nello stesso anno a Oslo (Norvegia), nei giochi olimpici invernali quando l'Italia arrivò prima nella discesa libera con Zeno Colò ed ancora nel ’56 a Cortina, Eugenio Monti, medaglia d’oro per il bob in quelle Olimpiadi, vestiva “Belfe”.
Certamente le vittorie alle Olimpiadi di campioni Italiani che indossavano capi Belfe offrirebbe materiale per un altro capitolo. (6)

1 Francesco Filippi avviò uno scatolificio nel 1890. Amico di Sante Los, come lui faceva parte della Società di Mutuo Soccorso. Nel 1925 anche Ferruccio Los diventa socio della Società dì Mutuo Soccorso, operante a Marostica dalla fine del secolo precedente (1876).

2 3) Ada Festa Costamagna si era laureata a Torino nel 1909, prima donna in Italia ad essere dottore in economia e commercio, con 110 e lode. Per 11 anni fu assistente di Luigi Einaudi, divenuto presidente della Repubblica Italiana che del motto "Innovazione nel rispetto della tradizione" aveva fatto la filosofia della sua vita; anche la scelta di una donna come assistente rappresentava una novità nella granitica struttura universitaria.




3 Saks Fifth Avenue era un grande magazzino americano fondato nel 1924, rivolto alla fascia alta, raffinata del consumo, puntando sulla moda, sui corner delle grandi griffe come polo d'attrazione.
Neiman Marcus, catena di magazzini americani fondata nel 1907 fu la prima catena di magazzini USA a importare la maglieria italiana Mirsa nell'immediato dopoguerra. Roberta di Camerino venne premiata con l'Oscar della moda, il Neiman Marcus Award per le sue borse in pelle o in velluto colorato. (Si trattava di un premio nato nel '38 per segnalare stilisti e addetti ai lavori con meriti particolari; prima di lei un altro italiano a vincerlo era stato Ferragamo nel '47, in seguito Mila Schon nel '66 per il colore e Missoni nel ‘73).


giovedì 22 novembre 2012

BELFE


BELFE: del 1936 è la richiesta della società Belloni, Festa & C. al Ministero delle Corporazioni di contraddistinguere con il marchio “Belfe” la produzione di capi sportivi e precisamente caschi, guantoni, guanti e muffole di tela e di cuoio, giacchettoni, giubbe e giubbetti di cuoio, pelli di foca, sacchi da montagna, ghette da sciatori, sudovest, berretti e crocetesta da sciatori.
 La modifica del marchio, del logo recante la parola “Belfe”, inizialmente ideato da Ada Costamagna, moglie dell'ingenier Francesco, è rivista con la calligrafia di Ferruccio Los, logo che rimarrà inalterato fino alla metà degli anni Sessanta.
Logo “Belfe” modificato da Ferruccio Los sulla base di quello ideato nel 1920 dalla Sig.ra Ada Festa Costamagna (Archivio Famiglia Los)
 Risale a questo periodo il primato di “Belfe” nella realizzazione della prima giacca a vento di cotone in popeline impermeabile, mentre già nel 1930 aveva realizzato i primi completi di panno in lana per lo sci.


The devil wears Prada






Anni ’60. Giacca a vento in nylon lavorato a Stretch con bordo in contrasto. Pantalone in tessuto elasticizzato. (Archivio “Belfe”).


papa'got a brand new bag 






















 
Papa's Got a Brand New Bag

domenica 18 novembre 2012

ENZO BALDASSINI


ENZO BALDASSINI

Viaggiatore e rappresentante dal 1947 agli anni ’80.


Cerchiamo di riassumere gli anni della sua permanenza alla “Belfe”: Vive tuttora a Roma e le sue origini sono romane. Come si spiega un incarico per una ditta di Marostica nei lontani anni ’50?
Al ritorno a Roma, alla fine della guerra, ripresi a lavorare con la società dove ero impiegato, ma nel 1946, in base ad una disposizione del governo di allora che imponeva alle società o enti, parastatali o statali di lasciare Roma, fui obbligato a trasferirmi a Milano, nuova sede della società da cui dipendevo. Dopo alcuni mesi, mi venne detto che avrei dovuto trasferirmi, sempre per lavoro, in una città, a mia scelta fra Vicenza, Padova, Treviso, con l’incarico di contattare proprietari di torbiere e lignite.
Scelsi Vicenza e mi accasai nei pressi del lago di Fimon, per dedicarmi nei momenti di libertà al mio sport preferito, la pesca.

A questo punto possiamo già cogliere un legame con gli articoli sportivi?
L’occasione per un nuovo lavoro si presentò quando, durante il periodo delle vacanze, mi misi a vendere dei prodotti di una Casa Astra, che mi affidò l’incarico per le tre Venezie. Nella mia mente c’era infatti sempre un pensiero fisso: quello di diventare rappresentante di commercio. E, visto il successo ottenuto, mi dimisi dal precedente impiego rimanendo stabilmente a Vicenza. Nei negozi di articoli caccia e pesca non poteva mancare la produzione della Belfe. Visitai molti negozi di articoli sportivi e, fra questi, Pettinelli Sport di Venezia, divenendo amico del figlio Dino anche perché accomunato dalla stessa passione, la caccia …E’ stato uno dei principali clienti “Belfe”, di cui ebbe l’esclusiva, per lunghissimi anni. Fu lui che mi presentò al dottor Los, e così divenni viaggiatore della Belfe per le tre Venezie, la Lombardia e il Piemonte.
Dunque questi furono gli inizi, considerando che la Belfe con la denominazione I.A.S. (Industria Abbigliamento Sportivo) nasce nel 1948. Nel 1951 successe un altro fatto: la Belfe voleva aprire un’agenzia per le zone del Lazio, Campania, Marche, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna e, anche se a malincuore, accettai l’incarico.
A Vicenza avevo conosciuto Maria, con cui tornai a Roma, essendo diventata mia moglie.
Nel 1956 divenni rappresentante della Belfe e, quindi, non più dipendente, acquisendo anche altri incarichi con case importanti quali L’Alpina (Australian), Cressi Sub, Lange ed altre fino alla Diadora.

Cosa può raccontare della sua vita professionale di quegli anni?
Per quanto riguarda i punti salienti con la Belfe ci fu quello di suggerire di non far lavorare ordine su ordine ma di risparmiare moltissimo tessuto e tempo di lavorazione inserendo, in special modo per i pantaloni, le taglie più piccole con quelle maggiori (per es. la 42 con la 48, la 44 con la 50, la 46 con la 52, ecc.). Per questo ebbi un elogio personale da parte di Papà, così amo chiamare familiarmente con voi Ferruccio Los.

C’era una grande amicizia e stima nei suoi confronti da parte della famiglia Los. Una stima fatta anche di apprezzamento per i suggerimenti che la sua esperienza poteva offrire. Per oltre quarant’anni è stato prima viaggiatore e poi rappresentante per la zona di Roma. Si trattava di negozi per una clientela esigente, i più importanti di articoli sportivi.
Consigliai anche l’inizio di una linea caccia e per il tiro al volo, dato che servivo uno dei più importanti armieri di Roma, e forse d’Italia, Frinchillucci. Questi mi permise di contattare Rossini, senz’altro il migliore tiravolista esistente in quel momento avendo vinto alle Olimpiadi di Melbourne nel 1956 una medaglia d’oro e quindi Ciceri, indossanti entrambi la famosa giacca Belfe, con la quale si vinse il titolo mondiale.2

Questa notizia ci fa ricordare che nel 1960 ci fu un evento eccezionale per l’Italia e per Roma, le Olimpiadi. E ancora una volta i capi Belfe furono indossati da atleti che riportarono importanti vittorie. Ma accanto alla linea active, prettamente sportiva, Belfe produceva capi per il tempo libero. Ci furono dei modelli di particolare successo?
Oltre a quanto sopra descritto ottenni un ottimo riconoscimento nel settore dei giacconi di panno pastore, per il quale divenni leader assoluto con le vendite di decine di migliaia di capi. Ma, ancor più lo divenni, quando, approfittando del successo con questi capi, telefonai alla Signora Maria Zuliani proponendo di trasformare il giaccone stesso in un montgomery. Suggerii anche il prezzo di vendita di Lit. 17.500, nonché i colori che mi necessitavano. Fu un successo enorme: le mie vendite di tante migliaia e migliaia di capi ogni anno diedero uno sprone ai colleghi delle altre zone.
Come si può intuire ci furono rivalità ed incomprensioni che portarono alla conclusione del mio rapporto di lavoro in Belfe dopo la morte del dottor Los, ma di questi anni ho un vivo ricordo per l’esperienza umana e professionale che ci ha accomunati...

Tra il 1951 e il 1954 la I.A.S. S.p.A. ha vissuto l’esperienza con Veneziani Sport. Quali ripercussioni ha avuto un’esperienza così esclusiva nei riflessi della clientela?
Del connubio con Veneziani Sport sono venuto a conoscenza durante i miei molti viaggi a Marostica. Per specifico accordo con Veneziani, tutte le novità dovevano prima essere presentate nel mondo dell’Alta Moda e solo l’anno successivo sfruttate dall’azienda e quindi offerte ai rivenditori. Tuttavia questa esperienza segnò profondamente la storia della Società. In primo luogo perché iniziò la collaborazione con la signora Zuliani, scelta da Jole Veneziani stessa, poi perché diede origine ad un’esperienza di lavoro altamente qualificante. Infine perché questo fatto diede all’azienda, pure con le limitazioni temporali a cui accennavo prima, un enorme vantaggio nei confronti della concorrenza che, anche se ancora molto limitata, cominciava già a farsi sentire.

Il 1954 è stato l’anno segnato dalla conquista del K2. La I.A.S. S.p.A. è stata molto impegnata nella produzione dei capi e delle attrezzature che hanno contribuito alla vittoria finale della spedizione italiana. Sicuramente ci sarà stato un grande ritorno pubblicitario dalla partecipazione a tale impresa.
L’avventura del K2 non portò, nell’immediato, alcun beneficio all’immagine dell’azienda presso i clienti essendo stata la sua partecipazione pressoché ignorata dalla stampa dell’epoca e a conoscenza solo di pochi giornali specialistici che non raggiungevano certo il grande pubblico. Anzi, tale momento, molto impegnativo per l’azienda, finì per ritardare ed ostacolare lo svolgimento del normale lavoro verso la clientela abituale.

Era molto amico di Ferruccio Los. Ha certamente avuto modo di parlare della situazione venutasi a creare e che portò nel 1954 alla chiusura delle attività dell’azienda.
Il dottor Los mi chiarì in vari colloqui che la preparazione di capi di alta moda, fatti e rifatti più volte sempre come fossero capi unici e quindi con enormi costi di produzione e pochi benefici nell’immediato, prosciugò tutte le risorse dell’azienda. La successiva preparazione dei materiali per la scalata del K2 poi, diede il colpo finale costringendo la proprietà, che non voleva immettere nuovi capitali, a cessare l’attività.
Bisogna pensare che all’epoca l’ingenier Francesco Festa aveva più di settant’anni e il figliolo si era fino ad allora solo marginalmente interessato all’azienda paterna. Il dottor Los però credeva nella Società e prevedeva un sicuro ritorno di immagine per il grosso lavoro svolto in quegli anni. Ne era talmente convinto che in occasione della liquidazione propose a me e a Liberatori di rilevare assieme la società. Ma gli alti costi previsti per tale operazione ci spaventarono e il discorso non ebbe più seguito.
Fortunatamente per tutti c’è stato il successivo accordo con il dottor Angelo Carlo Festa e la ricostituzione della nuova Società, la Belfe S.p.A. appunto, che ha dato nuove possibilità di lavoro a tutti.
Purtroppo la prematura morte di Ferruccio Los è stata un grave colpo per l’azienda da poco avviata e solo la caparbietà e l’impegno di tanti sia all’interno che all’esterno dall’azienda, hanno permesso la continuazione del lavoro sulle direttive e gli insegnamenti che Ferruccio Los aveva saputo profondere con tanta generosità.

La sua storia personale le permette di avere su Ferruccio Los uno sguardo distaccato rispetto all’ambiente di Marostica. Come lo ricorda?
Era dotato di una grande apertura mentale e modernità. Lasciava lavorare i suoi collaboratori nel più assoluto rispetto ed autonomia.

Si può confermare questo dato: infatti in molte interviste è sottolineata l’importanza da lui data alle esperienze di lavoro qualificanti considerate altrettanto valide di un titolo di studio.
Sì, aveva un rapporto di assoluta fiducia verso gli altri, anche se, nel suo ruolo, ciò comportava una notevole responsabilità. Era una persona di una onestà unica.




2 Come campione olimpionico Rossini risultò primo alle Olimpiadi del 1956 (Melbourne, Australia) e secondo nel 1960 (Roma);alle Olimpiadi di Melbourne Ciceri ottenne il terzo posto nel 1956.



domenica 11 novembre 2012

LINO BADOCCO, con l’affettuosa partecipazione della moglie Celestina Cuman


Dal 1936 agli anni ’90 in successione ebbe mansioni di operaio, impiegato all’ ufficio vendite ed infine viaggiatore e rappresentante.


Come ebbe inizio la sua carriera in “Belfe” ?
Entrai alla “Belfe” nel 1936 (avevo 14 anni) e dato che la ditta in quel periodo si era assicurata una grossa fornitura di caschi coloniali per i nostri soldati in Africa, ho cominciato lavorando in questo reparto. Dopo alcuni mesi mio padre chiese al dottor Los se poteva trasferirmi in qualche ufficio perché avevo appena concluso il triennio delle “commerciali” che qualche cosa allora valevano. Fu proprio nell’aprile del 1936 che venne accettata la richiesta di trascrizione di marchio per prodotti sportivi. Il dottor Los accettò subito la richiesta e mi trasferì come ragazzino tuttofare in ufficio. Mi accolse sotto la sua protezione insegnandomi moltissime cose utili. Era una persona invidiabile che destava la mia ammirazione perché sapeva fare tutto con estrema facilità, come scrivere a macchina in diverse lingue e sempre in prima battuta. Era uno straordinario conoscitore di tutti i tessuti e tutti gli acquisti passavano dalle sue mani.

In qualità di “più anziano collaboratore vivente del dottor Los”, come Lei stesso si definisce, ricorda come si arrivò alla fabbricazione in serie delle confezioni sportive ?
Nella mia prima esperienza di lavoro si realizzavano giacche a vento in popeline, giubbetti, giacche in pelle con pelliccia di agnello staccabile sul fodero perché gli automezzi a quei tempi non erano riscaldati e dunque bisognava creare un capo molto confortevole. C’erano zaini da trekking e berretti invernali, caschi in pelle da moto e croce testa da sciatori. Ma la grande produzione di capi sportivi coincise con l'uso di una fibra artificiale: il nylon.

Ha un particolare ricordo della circostanza in cui questo tessuto venne introdotto in Belfe?
Nel 1942 ero partito militare ma già il dottor Los mi aveva salutato con queste parole "Quando ritorni ti voglio con me”. Era il periodo di guerra ma fortunatamente invece di andare in Russia, Grecia, ecc., fui destinato, come truppe di presidio, in Francia, dove trascorsi circa un anno nella zona di Marsiglia. Mi ricordo che prima di partire, avendo avuto una piccola licenza per salutare i famigliari, passai anche alla Belfe per salutare il dottor Los, l’ingegner Festa e i colleghi. In questa occasione Los mi disse che aveva necessità di procurarsi due libri francesi, che parlavano di nuove fibre rivolte al futuro (libri che in Italia non si trovavano). Partii con i titoli di questi libri e, dopo vari tentativi, riuscii a trovarli in una libreria di Tolone. Misi questi due libri nel mio zaino e dopo aver passato qualche brutta avventura, rientrai a casa dopo l'8 settembre 1943 e consegnai i due libri richiesti. Il dottor Los non sapeva come ringraziarmi e non capiva come ero riuscito a conservarli. Per me è stata una grossa soddisfazione.

Dunque un’ innovazione tecnologica, il nylon1, fu introdotta per la prima volta in Italia da “Belfe”. Le crisi portano fallimenti e disoccupazione, ma danno anche una scossa salutare al sistema. La Dupont investì molto nella ricerca potendo assumere a basso costo scienziati disoccupati e alla fine degli anni Trenta il 40% delle sue vendite proveniva da prodotti nuovi, tra cui l’importante invenzione del nylon. Anche dopo le guerre è sempre avvenuto un grosso cambiamento e la moda è come se fosse sempre in guerra: la moda dura poco, è un articolo deteriorabile, si deve sempre essere alla ricerca del nuovo. Nella biblioteca famigliare è rimasto molto poco di pubblicazioni inerenti alla professione di Ferruccio Los, fortunatamente però conserviamo ancora un manuale per il lavoratore delle fibre tessili, stampato nel 1940 dalla casa editrice Marzocco che, nel capitolo dedicato alle fibre artificiali, annuncia che verrà lanciata sul mercato nell'anno 1940 una fibra sintetica, non conosciuta, dalla casa di prodotti chimici Dupont De Nemours (USA), il nylon appunto.
Io non sapevo da quale fonte fosse venuto a conoscenza che in Francia producevano questo nuovo tessuto leggero e impermeabile che chiamava nylon. Ma mi resi subito conto che il vecchio popeline o gabardine di cotone che si era cercato di rendere resistente all’acqua con un particolare processo di impermeabilizzazione e con il quale a partire dal 1929 si confezionavano le giacche a vento, sarebbe stato in breve tempo superato da questa nuova fibra. Bisognava quindi andare per primi in Francia ed acquistare un metraggio di questo nuovo tessuto, per anticipare tutti i concorrenti.

Andò il dottor Angelo Carlo Festa, con Alfonso Golin, come da lui ricordato.
Si recarono in un paesino vicino a Lione, ritornando con il nuovo tessuto (ricordo color bleu) e così la “Belfe” è stata la prima ditta a uscire con il campionario di giacche a vento in nylon ed è stato un successo.

Dopo la guerra rientrò a lavorare in Belfe ?
Come mi aveva inizialmente promesso il dottor Los ripresi il lavoro in ditta.
Modello di Giacca a Vento “Belfe” fine anni ’40. (Archivio Famiglia Los)


Dopo poco tempo mi consigliò di prendere la patente di guida e così andavamo assieme a Milano, Prato, Biella, e in altre città per acquisti, insegnandomi sempre nuove cose e nuovi segreti per non sbagliare. Devo dire che riusciva sempre a stupirmi per la facilità sorprendente con cui faceva ogni cosa.
La ditta allora produceva sia abbigliamento civile (impermeabili, soprabiti, etc.) e articoli sportivi, uniti in un unico campionario. I rappresentanti allora erano: Alfonso Golin, Gino Pozza e un certo Papa, per la zona di Roma.
Questo signor Papa, non sapendo guidare la macchina, viaggiava con l'autista, ma le spese erano troppo alte e perciò Papa aveva confidato al dottor Los che se fosse riuscito a trovare un aiutante con patente, sarebbe stato lieto di dargli una parte delle provvigioni.
Io avevo la responsabilità dell'ufficio vendite, ma ancora una volta Los pensò a me consigliandomi di tentare questa nuova attività che poteva offrire un buon avvenire. Partii dunque poco dopo con questo rappresentante di Roma e ben presto imparai a girare offrendo i prodotti Belfe.

Con il passaggio da via Tempesta a via Roma, nel 1948, nasce l'abbigliamento sportivo. Ricorda le circostanze che portarono a tale scelta ?
Il dottor Los propose all'ingenier Festa di separare la produzione di abbigliamento civile della I.C.A (Industria Confezioni Abbigliamento) da quello sportivo I.A.S. (Industria Abbigliamento Sportivo), avendo capito che tenerle riunite creava difficoltà nella produzione. Venne cosi deciso che l'articolo sportivo si sarebbe spostato in una sede diversa, l'ex edificio dell'Anonima Girardi, in via Roma.
Quando Los propose ai venditori un contratto di viaggiatori a stipendio (ed una giusta provvigione), rifiutarono, preferendo la sola rappresentanza dell'articolo di abbigliamento civile. Si rivolse allora a me proponendomi la consegna del nuovo campionario sportivo per tutta l'Italia. Avrei visitato le città più importanti, ma ero giovanissimo e sprovvisto di automobile. Non potevo dunque accettare, ma ancora una volta il dottor Los risolse la questione proponendomi di farmi anticipare dalla Ditta l'importo per l'acquisto di una vecchia Topolino Fiat, di proprietà di un certo ingenier Cogo, importo che mi sarebbe stato trattenuto dalle provvigioni.
Iniziai così a girare da solo tutta l'Italia, arrivando fino alla Sicilia. Il signor Toffanin, contabile, mi inviava i soldi a Fermo Posta.
Quando il signor Golin decise di venire alla I.A.S ( Industria Abbigliamento Sportivo) potemmo dividere in due zone l'Italia e i risultati furono cosi buoni che riuscimmo a dare lavoro continuativo a duecento operai.

Ricorda alcuni colleghi in particolare ?
Il dottor Los, che curava anche attivamente le collezioni, dava grande importanza alla scelta dei responsabili della campioneria. Così ricordo un tecnico, il signor Dint, che fu sfortunatamente ucciso da un militare polacco (aggregato alle truppe di liberazione) in una trattoria del centro di Marostica nel 1946.
Venne anche chiamata in sostituzione di Liberatori la signora Maria Zuliani, che ha sempre dato un tocco nuovo ai campionari. Fu inoltre preziosa interprete di Jole Veneziani nel periodo di collaborazione di Belfe con Veneziani Sport.

L'esperienza con Jole Veneziani era finalizzata ad acquisire, attraverso una prima realizzazione di modelli nel suo atelier, una pratica che permettesse di produrre poi all'esterno la linea progettata dalla stilista. Erano solo vantaggi di immagine quelli acquisiti da “Belfe” ?
Una volta presentata la collezione di Veneziani sport, l'anno successivo Belfe aveva diritto di assortire il suo campionario inserendo i capi creati dalla stilista anche con propria etichetta.

Era una convenzione praticata anche in altre circostanze?
Era così anche per un importante cliente, Bredo di Cortina. Erano modelli che dopo essere stati in esclusiva per un anno, potevano essere riproposti da Belfe, riassortivano il campionario e solo per questo motivo era possibile sostenere i pesanti costi di confezione dei capi da loro proposti. Richiedevano i capi con massima urgenza per cui mi capitava di consegnare l'ordine personalmente, con spese di viaggio e realizzazione molto costose.
Alcuni modelli, per la caccia in particolare, restavano in campionario di anno in anno e l'ordinazione veniva riconfermata direttamente. Non era necessario proporre in visione il modello.

Ricorda qualche particolare episodio legato a clienti Belfe ?
Proponevo gli articoli sportivi ai negozi specializzati di tutta Italia e alcuni di loro divennero esclusivisti: Pettinelli a Venezia, Giusti a Roma che aveva un negozio in piazza Trevi, Schiavi a Bologna, Basevi a Udine; infine dopo il '50 la “Belfe” arrivò anche a Capri con un abbigliamento “leisure”.
Mi pare di ricordare che il primo cliente sportivo sia stato Pedoni di Verona a cui l'ingenier Francesco Festa propose l'acquisto di caschi per moto. Aveva un'officina, ma il figlio aprì un negozio dì articoli sportivi, in seguito, diventando esclusivista “Belfe”. In un certo senso si trattava di un settore da inventare. A Parma presso un esclusivista di Belfe, Alinovi, il padre di Nicola Pietrangelì, campione di tennis negli anni sessanta, mi suggerì di diventare rappresentante in Italia di Lacoste che ancora non era conosciuto, ma di cui era concessionario.
Fino ai primi anni '60 veniva prodotta una polo a maniche corte in piquet di cotone, in un tessuto a nido d'ape rivelatosi praticamente indistruttibile, esclusivamente di colore bianco. Una curiosità è il piccolo coccodrillo verde applicato all'altezza del cuore (dal soprannome ricevuto da Lacoste quando era tennista).
Quando la moda sportiva uscì dal suo mondo ristretto e divenne informale, le Lacoste, adatte per uomo, donna e bambino, raggiunsero in pochissimi anni una varietà di 21 colori. Un particolare molto comune in seguito, ma introdotto da Lacoste fu l'accorgimento di tenere la parte posteriore più lunga di quella anteriore per permettere movimenti ampi e bruschi, lasciando la maglietta rimboccata, un dettaglio che caratterizzava solo i modelli bianchi da tennis.

Volentieri abbiamo lasciato che parlasse di una “ditta concorrente” perché la sua osservazione riguardo a una soluzione tecnica di maggiore comfort è stata in seguito imitata come un dettaglio di moda.
Pensiamo sia qui appropriata una riflessione di Alfred Loos: "Una piega falsa non permette, grazie alla maggiore quantità di stoffa, una più ampia libertà di movimento, è dunque ornamento”.2 La necessità di distinguere tra funzionalità e moda è venuta appunto da numerosi campioni sportivi che hanno offerto la loro competenza per rendere più confortevole un capo di abbigliamento. Erano richieste grandi capacità tecniche per una moda sportiva active che, a differenza del casual, deve seguire precise regole stilistiche anche in fatto di tessuti, forme e colori.
Per restare in tema, quando Ferruccio Los dovette cercare tecnologie nuove per la prima importante commessa all'estero ricevuta dall'esercito finlandese, durante la seconda guerra mondiale, sicuramente poteva contare su un'esperienza diretta, maturata durante le escursioni tra le montagne, affrontando condizioni metereologiche caratterizzate da vento, neve, pioggia e sole.



1 Il filo di nylon, vale a dire il primo polimero sviluppatosi negli anni '30 (la sua produzione risale al 1938) fu utilizzato nell'industria tessile dal 1945. Utile perché facilmente foggiabile a fibra per estrusione attraverso piccoli fori. Come già ricordato, “Belfe” è la prima azienda italiana a realizzare capi di abbigliamento con questo particolare filato, allora sconosciuto in Italia. La sicurezza e le performance che la plastica rende possibili hanno consentito a moltissimi sport di avere uno sviluppo veramente notevole. In Italia, l' autarchia aveva orientato la ricerca verso fibre alternative a cotone e lana che avevano consistenti importazioni dall'estero, come il rayon, prodotto in Italia da Snia Viscosa e da Rhodiatoce per “Belfe”. Le provvidenze governative per il settore tessile, poche e lente ad arrivare, erano state quasi interamente monopolizzate dal comparto delle fibre artificiali che si proponeva, assieme a tutta la chimica, come settore propulsivo. Ciò costrinse a partire dai primi mesi del 1947 la Marzotto di Valdagno ad una ristrutturazione produttiva: pur disponendo di attrezzature relativamente aggiornate rispetto al resto del comparto, gli impianti erano invecchiati e poco competitivi sui mercati internazionali. La ristrutturazione comportava inoltre un drastico ridimensionamento della mano d'opera occupata.
Ricordiamo che nel 1947 era ministro del Bilancio il liberale Luigi Einaudi.


2 Alfred Loos, “Parole nel vuoto”, ed. Adelphi Milano 1990


la sintesi del nylon 




giovedì 8 novembre 2012

In the mood


Fra i caffè del Forte si sentiva il mormorio di diverse lingue e non era difficile notare la crescente presenza dei Russi, i nuovi ricchi che avanzavano alla conquista del Bel Paese. Bianca, laureatasi da poco, si chiedeva come convivere fra il marasma dei soldi facili, dato che quella giornata era una felice parentesi, fra sacrifici non ancora finiti, per trovare un angolino tiepido di fronte all'azzurro Tirreno.
Il suo quotidiano accumulare era un insieme incomparabile con la brutalità di avventurieri, pronti a tutto e la pistola a portata di mano.
Le offerte immobiliari sotto gli occhi e intorno a lei nuovi ricchi e vecchi. Pensava, tra tutte le cose più pregiate, quale poteva comprare il valore del viver bene e, un po' intimorita, tra eleganza e potenza, una sensazione strana, nuova, le portò alla mente la nota di Sandro Viola che chiudeva una delle tante riedizioni del "Dizionario del successo e dell'insuccesso dei luoghi comuni" di Irene Brin, la cui sagace ironia accompagnava i pensieri più nascosti di Bianca Torre...






 Glenn Miller Orchestra





domenica 4 novembre 2012

INTERVISTE


Presentazione


Cos'è un'intervista? E' interazione tra persone, una conoscenza non solo dell'oggetto di un'intervista, ma anche dei soggetti che vi partecipano. L'intervistato mette a disposizione di un giornalista, un ricercatore o un semplice studioso la sua esperienza in maniera più o meno personale. l'intervistatore indaga non solo sui fatti ma anche sui protagonisti, e mera curiosità diventa curiosità umana.
Nel mio lavoro di guida turistica preferivo le domande alle risposte, volevo che la gente vedesse le mostre piuttosto che le mostre fossero viste. Mettiamo più entusiasmo in ciò che ci appartiene per un qualche motivo: sapere quello che altri sanno su un affresco del Parmigianino, non ce lo fa apprezzare come scoprire che una madre, invoca la dea Diana per la disperazione dei figli perduti, tutti infatti, sappiamo di avere una madre e, anche se non l'abbiamo conosciuta, deve per forza esistere.
In questa raccolta vedo vite, con storie, aneddoti e testimonianze e tutte insieme raccontano di un uomo che non aveva paura né della crisi del '29, né di rischiare fondando una S.p.A. nel Secondo Dopoguerra, continuando a modo suo, il mestiere del padre, umile sarto.
Se Ferruccio Los ha pensato di studiare per amore del suo paese, lo invidio molto, perchè il mio paese mi ha dato l'amore per ciò che ho studiato e io sono ancora in debito con esso.
Con gli odierni tassi di disoccupazione sembra impossibile pensare a una città oggi così piccola, che ha fondato una
banca e ospitato una fabbrica con cinquecento posti di lavoro, evitando persino una delocalizzazione a Vicenza, capoluogo di provincia. Un'azienda contro-corrente, la Belfe, che garantiva la pensione anche all'ultimo operaio assunto, perchè il profitto deve rendere soldi, non vite umane.
Così nonno Ferruccio portò lavoro e dignità e, anche se qualcuno vorrebbe non farne una questione politica, purtroppo si vede che le odierne amministrazioni non sono al livello del suo assessorato al bilancio.
Nella sua vita intensa, terminata prematuramente nel 1961, ha trovato sempre il tempo per appassionarsi a molte cose: la montagna, la fotografia, gli scacchi, la società del mutuo soccorso e le serate al bar a vedere la televisione, "Perchè-
disse, - in casa mia quella cosa non entra". Poi Gigi Carron che gli raccontava della sua fabbrica di ceramiche e chiedeva qualche consiglio per le decine di paesi in cui esportava. In ultimo qualche lettura in lingua originale, in compagnia di Sherlock Holmes, o un giro in bici sugli argini con la figlia più piccola, prima di rientrare a casa, dopo una giornata di lavoro nel frenetico Nordest.
Oggi ringrazio tutte le persone intervistate da me e mia madre, per avermi fatto conoscere mio nonno e avermi fatto capire che un padre, è un qualcosa dentro che non si sa di avere. Alcuni di loro non sono più tra noi, gli altri aspettano un libro in pubblicazione. Nel mio settore, si sa, mostre e convegni sono una vetrina migliore dei libri, che offrono un pubblico troppo elitario per costituire un elettorato. Soppiantati gli antichi codici, torna di moda il buon vecchio papiro: scrollate la pagina come più vi piace!

L.O.