Dal
1936 agli anni ’90 in successione ebbe mansioni di operaio,
impiegato all’ ufficio vendite ed infine viaggiatore e
rappresentante.
Come
ebbe inizio la sua carriera in “Belfe” ?
Entrai
alla “Belfe” nel 1936 (avevo 14 anni) e dato che la ditta in quel
periodo si era assicurata una grossa fornitura di caschi coloniali
per i nostri soldati in Africa, ho cominciato lavorando in questo
reparto. Dopo alcuni mesi mio padre chiese al dottor Los se poteva
trasferirmi in qualche ufficio perché avevo appena concluso il
triennio delle “commerciali” che qualche cosa allora valevano.
Fu proprio nell’aprile del 1936 che venne accettata la richiesta di
trascrizione di marchio per prodotti sportivi. Il
dottor Los accettò subito la richiesta e mi trasferì come ragazzino
tuttofare in ufficio. Mi accolse sotto la sua protezione insegnandomi
moltissime cose utili. Era una persona invidiabile che destava la mia
ammirazione perché sapeva fare tutto con estrema facilità, come
scrivere a macchina in diverse lingue e sempre in prima battuta. Era
uno straordinario conoscitore di tutti i tessuti e tutti gli acquisti
passavano dalle sue mani.
In
qualità di “più anziano collaboratore vivente del dottor Los”,
come Lei stesso si definisce, ricorda come si arrivò alla
fabbricazione in serie delle confezioni sportive ?
Nella
mia prima esperienza di lavoro si realizzavano giacche a vento in
popeline, giubbetti, giacche in pelle con pelliccia di agnello
staccabile sul fodero perché gli automezzi a quei tempi non erano
riscaldati e dunque bisognava creare un capo molto confortevole.
C’erano zaini da trekking e berretti invernali, caschi in pelle da
moto e croce testa da sciatori. Ma la grande produzione di capi
sportivi coincise con l'uso di una fibra artificiale: il nylon.
Ha
un particolare ricordo della circostanza in cui questo tessuto venne
introdotto in Belfe?
Nel
1942 ero partito militare ma già il dottor Los mi aveva salutato con
queste parole "Quando ritorni ti voglio con me”. Era il
periodo di guerra ma fortunatamente invece di andare in Russia,
Grecia, ecc., fui destinato, come truppe di presidio, in Francia,
dove trascorsi circa un anno nella zona di Marsiglia. Mi ricordo che
prima di partire, avendo avuto una piccola licenza per salutare i
famigliari, passai anche alla Belfe per salutare il dottor Los,
l’ingegner Festa e i colleghi. In questa occasione Los mi disse che
aveva necessità di procurarsi due libri francesi, che parlavano di
nuove fibre rivolte al futuro (libri che in Italia non si trovavano).
Partii con i titoli di questi libri e, dopo vari tentativi, riuscii a
trovarli in una libreria di Tolone. Misi questi due libri nel mio
zaino e dopo aver passato qualche brutta avventura, rientrai a casa
dopo l'8 settembre 1943 e consegnai i due libri richiesti. Il dottor
Los non sapeva come ringraziarmi e non capiva come ero riuscito a
conservarli. Per me è stata una grossa soddisfazione.
Dunque
un’ innovazione tecnologica, il nylon,
fu introdotta per la prima volta in Italia da “Belfe”. Le crisi
portano fallimenti e disoccupazione, ma danno anche una scossa
salutare al sistema. La Dupont investì molto nella ricerca potendo
assumere a basso costo scienziati disoccupati e alla fine degli anni
Trenta il 40% delle sue vendite proveniva da prodotti nuovi, tra cui
l’importante invenzione del nylon. Anche dopo le guerre è
sempre avvenuto un grosso cambiamento e la moda è come se fosse
sempre in guerra: la moda dura poco, è un articolo deteriorabile, si
deve sempre essere alla ricerca del nuovo. Nella biblioteca
famigliare è rimasto molto poco di pubblicazioni inerenti alla
professione di Ferruccio Los, fortunatamente però conserviamo ancora
un manuale per il lavoratore delle fibre tessili, stampato nel 1940
dalla casa editrice Marzocco che, nel capitolo dedicato alle fibre
artificiali, annuncia che verrà lanciata sul mercato nell'anno 1940
una fibra sintetica, non conosciuta, dalla casa di prodotti chimici
Dupont De Nemours (USA), il nylon appunto.
Io
non sapevo da quale fonte fosse venuto a conoscenza che in Francia
producevano questo nuovo tessuto leggero e impermeabile che chiamava
nylon. Ma mi resi subito conto che il vecchio popeline o gabardine di
cotone che si era cercato di rendere resistente
all’acqua con un particolare processo di impermeabilizzazione e con
il quale a partire dal 1929 si confezionavano le giacche a vento,
sarebbe stato in breve tempo superato da questa nuova fibra.
Bisognava quindi andare per primi in Francia ed acquistare un
metraggio di questo nuovo tessuto, per anticipare tutti i
concorrenti.
Andò
il dottor Angelo Carlo Festa, con Alfonso Golin, come da lui
ricordato.
Si
recarono in un paesino vicino a Lione, ritornando con il nuovo
tessuto (ricordo color bleu) e così la “Belfe” è stata la prima
ditta a uscire con il campionario di giacche a vento in nylon ed è
stato un successo.
Dopo
la guerra rientrò a lavorare in Belfe
?
Come
mi aveva inizialmente promesso il dottor Los ripresi il lavoro in
ditta.
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| Modello
di Giacca a Vento “Belfe” fine anni ’40.
(Archivio Famiglia Los) |
Dopo
poco tempo mi consigliò di prendere la patente di guida e così
andavamo assieme a Milano, Prato, Biella, e in altre città per
acquisti, insegnandomi sempre nuove cose e nuovi segreti per non
sbagliare. Devo dire che riusciva sempre a stupirmi per la facilità
sorprendente con cui faceva ogni cosa.
La
ditta allora produceva sia abbigliamento civile (impermeabili,
soprabiti, etc.) e articoli sportivi, uniti in un unico campionario.
I rappresentanti allora erano: Alfonso Golin, Gino Pozza e un certo
Papa, per la zona di Roma.
Questo
signor Papa, non sapendo guidare la macchina, viaggiava con
l'autista, ma le spese erano troppo alte e perciò Papa aveva
confidato al dottor Los che se fosse riuscito a trovare un aiutante
con patente, sarebbe stato lieto di dargli una parte delle
provvigioni.
Io
avevo la responsabilità dell'ufficio vendite, ma ancora una volta
Los pensò a me consigliandomi di tentare questa nuova attività che
poteva offrire un buon avvenire. Partii dunque poco dopo con questo
rappresentante di Roma e ben presto imparai a girare offrendo i
prodotti Belfe.
Con
il passaggio da via Tempesta a via Roma, nel 1948, nasce
l'abbigliamento sportivo. Ricorda le circostanze che portarono a tale
scelta ?
Il
dottor Los propose all'ingenier Festa di separare la produzione di
abbigliamento civile della I.C.A (Industria Confezioni Abbigliamento)
da quello sportivo I.A.S. (Industria Abbigliamento Sportivo), avendo
capito che tenerle riunite creava difficoltà nella produzione. Venne
cosi deciso che l'articolo sportivo si sarebbe spostato in una sede
diversa, l'ex edificio dell'Anonima Girardi, in via Roma.
Quando
Los propose ai venditori un contratto di viaggiatori a stipendio (ed
una giusta provvigione), rifiutarono, preferendo la sola
rappresentanza dell'articolo di abbigliamento civile. Si rivolse
allora a me proponendomi la consegna del nuovo campionario sportivo
per tutta l'Italia. Avrei visitato le città più importanti, ma ero
giovanissimo e sprovvisto di automobile. Non potevo dunque accettare,
ma ancora una volta il dottor Los risolse la questione proponendomi
di farmi anticipare dalla Ditta l'importo per l'acquisto di una
vecchia Topolino Fiat, di proprietà di un certo ingenier Cogo,
importo che mi sarebbe stato trattenuto dalle provvigioni.
Iniziai
così a girare da solo tutta l'Italia, arrivando fino alla Sicilia.
Il signor Toffanin, contabile, mi inviava i soldi a Fermo Posta.
Quando
il signor Golin decise di venire alla I.A.S ( Industria Abbigliamento
Sportivo) potemmo dividere in due zone l'Italia e i risultati furono
cosi buoni che riuscimmo a dare lavoro continuativo a duecento
operai.
Ricorda
alcuni colleghi in particolare ?
Il
dottor Los, che curava anche attivamente le collezioni, dava grande
importanza alla scelta dei responsabili della campioneria. Così
ricordo un tecnico, il signor Dint, che fu sfortunatamente ucciso da
un militare polacco (aggregato alle truppe di liberazione) in una
trattoria del centro di Marostica nel 1946.
Venne
anche chiamata in sostituzione di Liberatori la signora Maria
Zuliani, che ha sempre dato un tocco nuovo ai campionari. Fu inoltre
preziosa interprete di Jole Veneziani nel periodo di collaborazione
di Belfe con Veneziani Sport.
L'esperienza
con Jole Veneziani era finalizzata ad acquisire, attraverso una prima
realizzazione di modelli nel suo atelier, una pratica che permettesse
di produrre poi all'esterno la linea progettata dalla stilista. Erano
solo vantaggi di immagine quelli acquisiti da “Belfe” ?
Una
volta presentata la collezione di Veneziani sport, l'anno successivo
Belfe aveva diritto di assortire il suo campionario inserendo i capi
creati dalla stilista anche con propria etichetta.
Era
una convenzione praticata anche in altre circostanze?
Era
così anche per un importante cliente, Bredo di Cortina. Erano
modelli che dopo essere stati in esclusiva per un anno, potevano
essere riproposti da Belfe, riassortivano il campionario e solo per
questo motivo era possibile sostenere i pesanti costi di confezione
dei capi da loro proposti. Richiedevano i capi con massima urgenza
per cui mi capitava di consegnare l'ordine personalmente, con spese
di viaggio e realizzazione molto costose.
Alcuni
modelli, per la caccia in particolare, restavano in campionario di
anno in anno e l'ordinazione veniva riconfermata direttamente. Non
era necessario proporre in visione il modello.
Ricorda
qualche particolare episodio legato a clienti Belfe ?
Proponevo
gli articoli sportivi ai negozi specializzati di tutta Italia e
alcuni di loro divennero esclusivisti: Pettinelli a Venezia, Giusti a
Roma che aveva un negozio in piazza Trevi, Schiavi a Bologna, Basevi
a Udine; infine dopo il '50 la “Belfe” arrivò anche a Capri con
un abbigliamento “leisure”.
Mi
pare di ricordare che il primo cliente sportivo sia stato Pedoni di
Verona a cui l'ingenier Francesco Festa propose l'acquisto di caschi
per moto. Aveva un'officina, ma il figlio aprì un negozio dì
articoli sportivi, in seguito, diventando esclusivista “Belfe”.
In un certo senso si trattava di un settore da inventare. A Parma
presso un esclusivista di Belfe, Alinovi, il padre di Nicola
Pietrangelì, campione di tennis negli anni sessanta, mi suggerì di
diventare rappresentante in Italia di Lacoste che ancora non era
conosciuto, ma di cui era concessionario.
Fino
ai primi anni '60 veniva prodotta una polo a maniche corte in piquet
di cotone, in un tessuto a nido d'ape rivelatosi praticamente
indistruttibile, esclusivamente di colore bianco. Una curiosità è
il piccolo coccodrillo verde applicato all'altezza del cuore (dal
soprannome ricevuto da Lacoste quando era tennista).
Quando
la moda sportiva uscì dal suo mondo ristretto e divenne informale,
le Lacoste, adatte per uomo, donna e bambino, raggiunsero in
pochissimi anni una varietà di 21 colori. Un particolare molto
comune in seguito, ma introdotto da Lacoste fu l'accorgimento di
tenere la parte posteriore più lunga di quella anteriore per
permettere movimenti ampi e bruschi, lasciando la maglietta
rimboccata, un dettaglio che caratterizzava solo i modelli bianchi da
tennis.
Volentieri
abbiamo lasciato che parlasse di una “ditta concorrente” perché
la sua osservazione riguardo a una soluzione tecnica di maggiore
comfort è stata in seguito imitata come un dettaglio di moda.
Pensiamo
sia qui appropriata una riflessione di Alfred Loos: "Una piega
falsa non permette, grazie alla maggiore quantità di stoffa, una più
ampia libertà di movimento, è dunque ornamento”.
La necessità di distinguere tra funzionalità e moda è venuta
appunto da numerosi campioni sportivi che hanno offerto la loro
competenza per rendere più confortevole un capo di abbigliamento.
Erano richieste grandi capacità tecniche per una moda sportiva
active che, a differenza del casual, deve seguire precise regole
stilistiche anche in fatto di tessuti, forme e colori.
Per
restare in tema, quando Ferruccio Los dovette cercare tecnologie
nuove per la prima importante commessa all'estero ricevuta
dall'esercito finlandese, durante la seconda guerra mondiale,
sicuramente poteva contare su un'esperienza diretta, maturata durante
le escursioni tra le montagne, affrontando condizioni metereologiche
caratterizzate da vento, neve, pioggia e sole.