MARIALUISA
COSTA
Impiegata
e capo ufficio contabilità dal 1947 agli anni ’90.
Anche
il fratello Giovanni è stato per decenni, fino alla pensione,
dipendente “Belfe” come responsabile del personale e dell’ufficio
paghe.
Dato
il carattere gioviale e comunicativo, Giovanni si è sempre distinto
per la sua partecipazione ed organizzazione delle diverse attività
extra-lavoro che hanno coinvolto molti dipendenti dell’azienda
contribuendo a creare un clima di forte amicizia.
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1958:
dipendenti Belfe in gita aziendale presso la fabbrica Necchi di
Pavia.
(Archivio
Maria Luisa Costa).
Immaginiamo
possa vantare una delle carriere più “fedeli” in “Belfe”.
Che cosa preferisce ricordare di quel lungo periodo ?
Il
mio primo impiego fu presso Natale e Beppino Filippi1. Dopo questa prima positiva esperienza entrai in “Belfe” il 4
ottobre 1947, in via Tempesta (era in realtà la Belloni, Festa;
C. S.A.).
Era
stata mia insegnante, alla scuola commerciale, Ada Costamagna, moglie
dell'ingenier Franco Festa, titolare della “Belfe”. Insegnava
ragioneria, computisteria e commerciale e mi aveva proposto per
l'assunzione2.
Ero in amministrazione. La ditta produceva abbigliamento civile,
impermeabili in particolare.
Si
stava costituendo la IAS S.p.A. con sede in via Roma e pertanto venni
richiesta dal dottor Los per la contabilità, almeno mezza giornata.
Intende
dire che per un certo periodo si divideva tra le due sedi ?
Sì,
in quanto era necessario un lungo lavoro preparatorio nella
costituzione della società: schede, registri da bollare
quotidianamente, verbali del consiglio di amministrazione e dei
sindaci. Inoltre fu necessario ritagliare uno spazio sufficientemente
appartato che nel periodo iniziale era ubicato a fianco della
ciminiera della preesistente Anonima Girardi, una ditta che
imbiancava la paglia. Un lato dell'ufficio era dunque tondo ed
emanava un grande calore; non si trattava di un ambiente del tutto
confortevole, almeno in estate.
Dopo
avere impostato il lavoro di ricerca dei documenti, a me venne
lasciata libertà di organizzare la parte di mia competenza e di fare
proposte che venivano regolarmente accettate. Il dottor Los
verificava ogni giorno il lavoro svolto ma in un clima di grande
rispetto e cordialità. Sapeva evitare le tensioni che si possono
creare con un lavoro tanto impegnativo, sapeva essere molto faceto.
Se
è vero che senza creatività e contenuti stilistici originali non
esiste l' azienda fashion è altrettanto vero che senza una
buona gestione e una rigorosa attenzione manageriale l'azienda
fashion non resiste. C'erano dunque continui contatti per accordi sul
lavoro?
Alcuni
a scadenza fissa: era prevista una riunione mensile che veniva
verbalizzata, trattandosi di un rapporto di aggiornamento del lavoro
svolto e veniva con sorprendente velocità esaminata ed approvata dal
dottor Los. Nel caso in cui ci fossero degli errori da parte di
qualcuno non si perdeva tempo nel sottolinearli ma ci si dava subito
da fare per superare il problema.
In
alcuni casi si trattava di innovazioni nell'impostazione
dell'attività amministrativa, è così ?
Si,
ad esempio la prima macchina contabile era una M40 della Olivetti che
richiese un corso a Milano da parte mia nel 1952. Los era veloce
nella visuale contabile.
Spesso
in queste interviste viene messo in evidenza che il personale veniva
continuamente aggiornato su ogni iniziativa che mirasse ad una
maggiore efficienza ed efficacia nel lavoro.
C'era
una diffusa situazione di sviluppo rispetto ad altre realtà: gli
addetti all'industria vicentina secondo un rapporto del 1951 erano
124,6 su 1000 residenti contro gli 80,2 del Veneto e 89,3
dell'Italia. Dunque un'area di industrializzazione diffusa che non
riguardava solo Belfe. Agli inizi degli anni ’50 Belfe affrontò
l’apertura alla moda italiana dei mercati internazionali. Le
numerose novità che un settore, in un certo senso del tutto nuovo,
quale era l'abbigliamento sportivo negli anni cinquanta doveva
comportare, richiedevano cura dei dettagli e nuove modalità di
spedizione. Nel prodotto fashion la consegna puntuale è un aspetto
fondamentale e il trasporto aereo se aveva il vantaggio della
celerità, richiedeva valutazioni che implicavano anche conoscenze
nell’ambito dei dazi, delle valute, ma anche nel peso specifico dei
tessuti. Il creatore che vuole inserirsi in un altro mercato deve
conoscere il mercato prima di tutto, la vita di quel Paese. Quali
erano le attività connesse all'esportazione se consideriamo che
durante il periodo del fascismo il commercio estero si era ridotto al
minimo storico del 5 per cento, a cui si aggiunse come aggravante, la
partecipazione dell’Italia alla seconda guerra mondiale?
Ci
furono molti problemi legati all'esportazione. Quando ebbe inizio la
collaborazione con gli USA, non mancava mai al mattino, nella
cartella della contabilità, il "Sole24ore", il quotidiano
per il controllo del cambi. Era stata inoltrata richiesta all'Ufficio
Nazionale Cambi di commerciare con l'estero: sterline, franchi
svizzeri, scellini austriaci, dollari, venivano regolarmente
verificati nella corrispettiva valuta. C'erano inoltre molti dazi. La
riscossione era a carico delle banche ed era necessario valutare il
costo dell'operazione perché non sempre la banca corrispondeva
secondo il cambio ufficiale. Talvolta il dottor Los replicava alle
mie perplessità: “Si ricordi che noi vendiamo "braghe"
ma le banche vendono soldi”.
Fino
agli anni sessanta, vale a dire con il dottor Los, c'era un
unico cliente americano, Irving Grinberg, distributore dei prodotti
“Belfe” presso i più importanti e prestigiosi magazzini
statunitensi, come Saks e Neiman Marcus3
.(5) L'esportazione verso gli Stati Uniti coincise con la
collaborazione con Veneziani Sport..Belfe aveva avuto vari modellisti
ma una collaborazione con una creatrice di Alta Moda era un fatto del
tutto nuovo, non è così ?
Certamente
diede a Belfe un'impronta del tutto nuova dal momento che i suoi capi
potevano essere riprodotti l'anno successivo con marchio “Belfe”.
Da
capi sportivi active con forte connotazione tecnica si passa a una
linea leisure elegante sportiva. La stilista era una delle più
importanti sulla scena dell’alta moda italiana. Il 20 febbraio del
’56 sfilò per il transatlantico della moda, “la blasonata
crociera della moda italiana che sbarcava a New York”.
Jole
Veneziani venne a Marostica prima che venisse costruito il nuovo
capannone (1956), quando però la collaborazione con “Belfe”, che
durò circa 5 anni, si stava per concludere.
Si
tentò di proporre in Finlandia la sua linea. L'export verso i paesi
nordici fu sempre giudicato una risorsa importante per “Belfe”
che poteva cosi tenere attiva la linea di prodotti invernali.
Ci
sembra che fin dagli inizi il problema fu di trovare una produzione
che non fosse legata alla consegna estiva come per i cappelli di
paglia e la linea di cappelli in cotone che rappresentò la prima
forma di conversione. Durante la seconda guerra mondiale, quale
direttore di un’industria che produceva materiali per conto
dell’esercito, Los cercò di trovare ogni possibile ordinazione per
tenere impegnate le maestranze. In quel periodo “Belfe” ottenne
l’incarico
di una commessa di abbigliamento da sci per l’esercito finlandese.
Per tale produzione dovette cercare risorse tecniche legate ad una
produzione completamente nuova. Furono i primi passi verso un settore
ad alta specializzazione che portò alla presenza di capi “Belfe”
in varie Olimpiadi.
Questo
si verificò ad esempio nel 1952 a Helsinki, in Finlandia, dove
vennero ospitati i giochi olimpici estivi e nello stesso anno a Oslo
(Norvegia), nei giochi olimpici invernali quando l'Italia arrivò
prima nella discesa libera con Zeno Colò ed ancora nel ’56 a
Cortina, Eugenio Monti, medaglia d’oro per il bob in quelle
Olimpiadi, vestiva “Belfe”.
Certamente
le vittorie alle Olimpiadi di campioni Italiani che indossavano capi
Belfe offrirebbe materiale per un altro capitolo. (6)
1
Francesco Filippi avviò
uno scatolificio nel 1890. Amico di Sante Los, come lui faceva parte
della Società di Mutuo Soccorso. Nel 1925 anche Ferruccio Los
diventa socio della Società dì Mutuo Soccorso, operante a
Marostica dalla fine del secolo precedente (1876).
2 3)
Ada Festa Costamagna
si era laureata a Torino nel 1909, prima donna in Italia ad essere
dottore in economia e commercio, con 110 e lode. Per 11 anni fu
assistente di Luigi Einaudi, divenuto presidente della Repubblica
Italiana che del motto "Innovazione nel rispetto della
tradizione" aveva fatto la filosofia della sua vita; anche la
scelta di una donna come assistente rappresentava una novità nella
granitica struttura universitaria.
3
Saks Fifth Avenue era un
grande magazzino americano fondato nel 1924, rivolto alla fascia
alta, raffinata del consumo, puntando sulla moda, sui corner delle
grandi griffe come polo d'attrazione.
Neiman
Marcus, catena di magazzini americani fondata nel 1907 fu la prima
catena di magazzini USA a importare la maglieria italiana Mirsa
nell'immediato dopoguerra. Roberta di Camerino venne premiata con
l'Oscar della moda, il Neiman Marcus Award per le sue borse in pelle
o in velluto colorato. (Si trattava di un premio nato nel '38 per
segnalare stilisti e addetti ai lavori con meriti particolari; prima
di lei un altro italiano a vincerlo era stato Ferragamo nel '47, in
seguito Mila Schon nel '66 per il colore e Missoni nel ‘73).

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