domenica 25 novembre 2012

MARIA LUISA COSTA



MARIALUISA COSTA

Impiegata e capo ufficio contabilità dal 1947 agli anni ’90.
Anche il fratello Giovanni è stato per decenni, fino alla pensione, dipendente “Belfe” come responsabile del personale e dell’ufficio paghe.
Dato il carattere gioviale e comunicativo, Giovanni si è sempre distinto per la sua partecipazione ed organizzazione delle diverse attività extra-lavoro che hanno coinvolto molti dipendenti dell’azienda contribuendo a creare un clima di forte amicizia. 

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1958: dipendenti Belfe in gita aziendale presso la fabbrica Necchi di Pavia.
(Archivio Maria Luisa Costa).

Immaginiamo possa vantare una delle carriere più “fedeli” in “Belfe”. Che cosa preferisce ricordare di quel lungo periodo ?
Il mio primo impiego fu presso Natale e Beppino Filippi1. Dopo questa prima positiva esperienza entrai in “Belfe” il 4 ottobre 1947, in via Tempesta (era in realtà la Belloni, Festa; C. S.A.).
Era stata mia insegnante, alla scuola commerciale, Ada Costamagna, moglie dell'ingenier Franco Festa, titolare della “Belfe”. Insegnava ragioneria, computisteria e commerciale e mi aveva proposto per l'assunzione2. Ero in amministrazione. La ditta produceva abbigliamento civile, impermeabili in particolare.
Si stava costituendo la IAS S.p.A. con sede in via Roma e pertanto venni richiesta dal dottor Los per la contabilità, almeno mezza giornata.

Intende dire che per un certo periodo si divideva tra le due sedi ?
Sì, in quanto era necessario un lungo lavoro preparatorio nella costituzione della società: schede, registri da bollare quotidianamente, verbali del consiglio di amministrazione e dei sindaci. Inoltre fu necessario ritagliare uno spazio sufficientemente appartato che nel periodo iniziale era ubicato a fianco della ciminiera della preesistente Anonima Girardi, una ditta che imbiancava la paglia. Un lato dell'ufficio era dunque tondo ed emanava un grande calore; non si trattava di un ambiente del tutto confortevole, almeno in estate.
Dopo avere impostato il lavoro di ricerca dei documenti, a me venne lasciata libertà di organizzare la parte di mia competenza e di fare proposte che venivano regolarmente accettate. Il dottor Los verificava ogni giorno il lavoro svolto ma in un clima di grande rispetto e cordialità. Sapeva evitare le tensioni che si possono creare con un lavoro tanto impegnativo, sapeva essere molto faceto.

Se è vero che senza creatività e contenuti stilistici originali non esiste l' azienda fashion è altrettanto vero che senza una buona gestione e una rigorosa attenzione manageriale l'azienda fashion non resiste. C'erano dunque continui contatti per accordi sul lavoro?
Alcuni a scadenza fissa: era prevista una riunione mensile che veniva verbalizzata, trattandosi di un rapporto di aggiornamento del lavoro svolto e veniva con sorprendente velocità esaminata ed approvata dal dottor Los. Nel caso in cui ci fossero degli errori da parte di qualcuno non si perdeva tempo nel sottolinearli ma ci si dava subito da fare per superare il problema.

In alcuni casi si trattava di innovazioni nell'impostazione dell'attività amministrativa, è così ?
Si, ad esempio la prima macchina contabile era una M40 della Olivetti che richiese un corso a Milano da parte mia nel 1952. Los era veloce nella visuale contabile.

Spesso in queste interviste viene messo in evidenza che il personale veniva continuamente aggiornato su ogni iniziativa che mirasse ad una maggiore efficienza ed efficacia nel lavoro.
C'era una diffusa situazione di sviluppo rispetto ad altre realtà: gli addetti all'industria vicentina secondo un rapporto del 1951 erano 124,6 su 1000 residenti contro gli 80,2 del Veneto e 89,3 dell'Italia. Dunque un'area di industrializzazione diffusa che non riguardava solo Belfe. Agli inizi degli anni ’50 Belfe affrontò l’apertura alla moda italiana dei mercati internazionali. Le numerose novità che un settore, in un certo senso del tutto nuovo, quale era l'abbigliamento sportivo negli anni cinquanta doveva comportare, richiedevano cura dei dettagli e nuove modalità di spedizione. Nel prodotto fashion la consegna puntuale è un aspetto fondamentale e il trasporto aereo se aveva il vantaggio della celerità, richiedeva valutazioni che implicavano anche conoscenze nell’ambito dei dazi, delle valute, ma anche nel peso specifico dei tessuti. Il creatore che vuole inserirsi in un altro mercato deve conoscere il mercato prima di tutto, la vita di quel Paese. Quali erano le attività connesse all'esportazione se consideriamo che durante il periodo del fascismo il commercio estero si era ridotto al minimo storico del 5 per cento, a cui si aggiunse come aggravante, la partecipazione dell’Italia alla seconda guerra mondiale?
Ci furono molti problemi legati all'esportazione. Quando ebbe inizio la collaborazione con gli USA, non mancava mai al mattino, nella cartella della contabilità, il "Sole24ore", il quotidiano per il controllo del cambi. Era stata inoltrata richiesta all'Ufficio Nazionale Cambi di commerciare con l'estero: sterline, franchi svizzeri, scellini austriaci, dollari, venivano regolarmente verificati nella corrispettiva valuta. C'erano inoltre molti dazi. La riscossione era a carico delle banche ed era necessario valutare il costo dell'operazione perché non sempre la banca corrispondeva secondo il cambio ufficiale. Talvolta il dottor Los replicava alle mie perplessità: “Si ricordi che noi vendiamo "braghe" ma le banche vendono soldi”.

Fino agli anni sessanta, vale a dire con il dottor Los, c'era un unico cliente americano, Irving Grinberg, distributore dei prodotti “Belfe” presso i più importanti e prestigiosi magazzini statunitensi, come Saks e Neiman Marcus3 .(5) L'esportazione verso gli Stati Uniti coincise con la collaborazione con Veneziani Sport..Belfe aveva avuto vari modellisti ma una collaborazione con una creatrice di Alta Moda era un fatto del tutto nuovo, non è così ?
Certamente diede a Belfe un'impronta del tutto nuova dal momento che i suoi capi potevano essere riprodotti l'anno successivo con marchio “Belfe”.

Da capi sportivi active con forte connotazione tecnica si passa a una linea leisure elegante sportiva. La stilista era una delle più importanti sulla scena dell’alta moda italiana. Il 20 febbraio del ’56 sfilò per il transatlantico della moda, “la blasonata crociera della moda italiana che sbarcava a New York”.
Jole Veneziani venne a Marostica prima che venisse costruito il nuovo capannone (1956), quando però la collaborazione con “Belfe”, che durò circa 5 anni, si stava per concludere.
Si tentò di proporre in Finlandia la sua linea. L'export verso i paesi nordici fu sempre giudicato una risorsa importante per “Belfe” che poteva cosi tenere attiva la linea di prodotti invernali.

Ci sembra che fin dagli inizi il problema fu di trovare una produzione che non fosse legata alla consegna estiva come per i cappelli di paglia e la linea di cappelli in cotone che rappresentò la prima forma di conversione. Durante la seconda guerra mondiale, quale direttore di un’industria che produceva materiali per conto dell’esercito, Los cercò di trovare ogni possibile ordinazione per tenere impegnate le maestranze. In quel periodo “Belfe” ottenne l’incarico di una commessa di abbigliamento da sci per l’esercito finlandese. Per tale produzione dovette cercare risorse tecniche legate ad una produzione completamente nuova. Furono i primi passi verso un settore ad alta specializzazione che portò alla presenza di capi “Belfe” in varie Olimpiadi.
Questo si verificò ad esempio nel 1952 a Helsinki, in Finlandia, dove vennero ospitati i giochi olimpici estivi e nello stesso anno a Oslo (Norvegia), nei giochi olimpici invernali quando l'Italia arrivò prima nella discesa libera con Zeno Colò ed ancora nel ’56 a Cortina, Eugenio Monti, medaglia d’oro per il bob in quelle Olimpiadi, vestiva “Belfe”.
Certamente le vittorie alle Olimpiadi di campioni Italiani che indossavano capi Belfe offrirebbe materiale per un altro capitolo. (6)

1 Francesco Filippi avviò uno scatolificio nel 1890. Amico di Sante Los, come lui faceva parte della Società di Mutuo Soccorso. Nel 1925 anche Ferruccio Los diventa socio della Società dì Mutuo Soccorso, operante a Marostica dalla fine del secolo precedente (1876).

2 3) Ada Festa Costamagna si era laureata a Torino nel 1909, prima donna in Italia ad essere dottore in economia e commercio, con 110 e lode. Per 11 anni fu assistente di Luigi Einaudi, divenuto presidente della Repubblica Italiana che del motto "Innovazione nel rispetto della tradizione" aveva fatto la filosofia della sua vita; anche la scelta di una donna come assistente rappresentava una novità nella granitica struttura universitaria.




3 Saks Fifth Avenue era un grande magazzino americano fondato nel 1924, rivolto alla fascia alta, raffinata del consumo, puntando sulla moda, sui corner delle grandi griffe come polo d'attrazione.
Neiman Marcus, catena di magazzini americani fondata nel 1907 fu la prima catena di magazzini USA a importare la maglieria italiana Mirsa nell'immediato dopoguerra. Roberta di Camerino venne premiata con l'Oscar della moda, il Neiman Marcus Award per le sue borse in pelle o in velluto colorato. (Si trattava di un premio nato nel '38 per segnalare stilisti e addetti ai lavori con meriti particolari; prima di lei un altro italiano a vincerlo era stato Ferragamo nel '47, in seguito Mila Schon nel '66 per il colore e Missoni nel ‘73).


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