domenica 18 novembre 2012

ENZO BALDASSINI


ENZO BALDASSINI

Viaggiatore e rappresentante dal 1947 agli anni ’80.


Cerchiamo di riassumere gli anni della sua permanenza alla “Belfe”: Vive tuttora a Roma e le sue origini sono romane. Come si spiega un incarico per una ditta di Marostica nei lontani anni ’50?
Al ritorno a Roma, alla fine della guerra, ripresi a lavorare con la società dove ero impiegato, ma nel 1946, in base ad una disposizione del governo di allora che imponeva alle società o enti, parastatali o statali di lasciare Roma, fui obbligato a trasferirmi a Milano, nuova sede della società da cui dipendevo. Dopo alcuni mesi, mi venne detto che avrei dovuto trasferirmi, sempre per lavoro, in una città, a mia scelta fra Vicenza, Padova, Treviso, con l’incarico di contattare proprietari di torbiere e lignite.
Scelsi Vicenza e mi accasai nei pressi del lago di Fimon, per dedicarmi nei momenti di libertà al mio sport preferito, la pesca.

A questo punto possiamo già cogliere un legame con gli articoli sportivi?
L’occasione per un nuovo lavoro si presentò quando, durante il periodo delle vacanze, mi misi a vendere dei prodotti di una Casa Astra, che mi affidò l’incarico per le tre Venezie. Nella mia mente c’era infatti sempre un pensiero fisso: quello di diventare rappresentante di commercio. E, visto il successo ottenuto, mi dimisi dal precedente impiego rimanendo stabilmente a Vicenza. Nei negozi di articoli caccia e pesca non poteva mancare la produzione della Belfe. Visitai molti negozi di articoli sportivi e, fra questi, Pettinelli Sport di Venezia, divenendo amico del figlio Dino anche perché accomunato dalla stessa passione, la caccia …E’ stato uno dei principali clienti “Belfe”, di cui ebbe l’esclusiva, per lunghissimi anni. Fu lui che mi presentò al dottor Los, e così divenni viaggiatore della Belfe per le tre Venezie, la Lombardia e il Piemonte.
Dunque questi furono gli inizi, considerando che la Belfe con la denominazione I.A.S. (Industria Abbigliamento Sportivo) nasce nel 1948. Nel 1951 successe un altro fatto: la Belfe voleva aprire un’agenzia per le zone del Lazio, Campania, Marche, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna e, anche se a malincuore, accettai l’incarico.
A Vicenza avevo conosciuto Maria, con cui tornai a Roma, essendo diventata mia moglie.
Nel 1956 divenni rappresentante della Belfe e, quindi, non più dipendente, acquisendo anche altri incarichi con case importanti quali L’Alpina (Australian), Cressi Sub, Lange ed altre fino alla Diadora.

Cosa può raccontare della sua vita professionale di quegli anni?
Per quanto riguarda i punti salienti con la Belfe ci fu quello di suggerire di non far lavorare ordine su ordine ma di risparmiare moltissimo tessuto e tempo di lavorazione inserendo, in special modo per i pantaloni, le taglie più piccole con quelle maggiori (per es. la 42 con la 48, la 44 con la 50, la 46 con la 52, ecc.). Per questo ebbi un elogio personale da parte di Papà, così amo chiamare familiarmente con voi Ferruccio Los.

C’era una grande amicizia e stima nei suoi confronti da parte della famiglia Los. Una stima fatta anche di apprezzamento per i suggerimenti che la sua esperienza poteva offrire. Per oltre quarant’anni è stato prima viaggiatore e poi rappresentante per la zona di Roma. Si trattava di negozi per una clientela esigente, i più importanti di articoli sportivi.
Consigliai anche l’inizio di una linea caccia e per il tiro al volo, dato che servivo uno dei più importanti armieri di Roma, e forse d’Italia, Frinchillucci. Questi mi permise di contattare Rossini, senz’altro il migliore tiravolista esistente in quel momento avendo vinto alle Olimpiadi di Melbourne nel 1956 una medaglia d’oro e quindi Ciceri, indossanti entrambi la famosa giacca Belfe, con la quale si vinse il titolo mondiale.2

Questa notizia ci fa ricordare che nel 1960 ci fu un evento eccezionale per l’Italia e per Roma, le Olimpiadi. E ancora una volta i capi Belfe furono indossati da atleti che riportarono importanti vittorie. Ma accanto alla linea active, prettamente sportiva, Belfe produceva capi per il tempo libero. Ci furono dei modelli di particolare successo?
Oltre a quanto sopra descritto ottenni un ottimo riconoscimento nel settore dei giacconi di panno pastore, per il quale divenni leader assoluto con le vendite di decine di migliaia di capi. Ma, ancor più lo divenni, quando, approfittando del successo con questi capi, telefonai alla Signora Maria Zuliani proponendo di trasformare il giaccone stesso in un montgomery. Suggerii anche il prezzo di vendita di Lit. 17.500, nonché i colori che mi necessitavano. Fu un successo enorme: le mie vendite di tante migliaia e migliaia di capi ogni anno diedero uno sprone ai colleghi delle altre zone.
Come si può intuire ci furono rivalità ed incomprensioni che portarono alla conclusione del mio rapporto di lavoro in Belfe dopo la morte del dottor Los, ma di questi anni ho un vivo ricordo per l’esperienza umana e professionale che ci ha accomunati...

Tra il 1951 e il 1954 la I.A.S. S.p.A. ha vissuto l’esperienza con Veneziani Sport. Quali ripercussioni ha avuto un’esperienza così esclusiva nei riflessi della clientela?
Del connubio con Veneziani Sport sono venuto a conoscenza durante i miei molti viaggi a Marostica. Per specifico accordo con Veneziani, tutte le novità dovevano prima essere presentate nel mondo dell’Alta Moda e solo l’anno successivo sfruttate dall’azienda e quindi offerte ai rivenditori. Tuttavia questa esperienza segnò profondamente la storia della Società. In primo luogo perché iniziò la collaborazione con la signora Zuliani, scelta da Jole Veneziani stessa, poi perché diede origine ad un’esperienza di lavoro altamente qualificante. Infine perché questo fatto diede all’azienda, pure con le limitazioni temporali a cui accennavo prima, un enorme vantaggio nei confronti della concorrenza che, anche se ancora molto limitata, cominciava già a farsi sentire.

Il 1954 è stato l’anno segnato dalla conquista del K2. La I.A.S. S.p.A. è stata molto impegnata nella produzione dei capi e delle attrezzature che hanno contribuito alla vittoria finale della spedizione italiana. Sicuramente ci sarà stato un grande ritorno pubblicitario dalla partecipazione a tale impresa.
L’avventura del K2 non portò, nell’immediato, alcun beneficio all’immagine dell’azienda presso i clienti essendo stata la sua partecipazione pressoché ignorata dalla stampa dell’epoca e a conoscenza solo di pochi giornali specialistici che non raggiungevano certo il grande pubblico. Anzi, tale momento, molto impegnativo per l’azienda, finì per ritardare ed ostacolare lo svolgimento del normale lavoro verso la clientela abituale.

Era molto amico di Ferruccio Los. Ha certamente avuto modo di parlare della situazione venutasi a creare e che portò nel 1954 alla chiusura delle attività dell’azienda.
Il dottor Los mi chiarì in vari colloqui che la preparazione di capi di alta moda, fatti e rifatti più volte sempre come fossero capi unici e quindi con enormi costi di produzione e pochi benefici nell’immediato, prosciugò tutte le risorse dell’azienda. La successiva preparazione dei materiali per la scalata del K2 poi, diede il colpo finale costringendo la proprietà, che non voleva immettere nuovi capitali, a cessare l’attività.
Bisogna pensare che all’epoca l’ingenier Francesco Festa aveva più di settant’anni e il figliolo si era fino ad allora solo marginalmente interessato all’azienda paterna. Il dottor Los però credeva nella Società e prevedeva un sicuro ritorno di immagine per il grosso lavoro svolto in quegli anni. Ne era talmente convinto che in occasione della liquidazione propose a me e a Liberatori di rilevare assieme la società. Ma gli alti costi previsti per tale operazione ci spaventarono e il discorso non ebbe più seguito.
Fortunatamente per tutti c’è stato il successivo accordo con il dottor Angelo Carlo Festa e la ricostituzione della nuova Società, la Belfe S.p.A. appunto, che ha dato nuove possibilità di lavoro a tutti.
Purtroppo la prematura morte di Ferruccio Los è stata un grave colpo per l’azienda da poco avviata e solo la caparbietà e l’impegno di tanti sia all’interno che all’esterno dall’azienda, hanno permesso la continuazione del lavoro sulle direttive e gli insegnamenti che Ferruccio Los aveva saputo profondere con tanta generosità.

La sua storia personale le permette di avere su Ferruccio Los uno sguardo distaccato rispetto all’ambiente di Marostica. Come lo ricorda?
Era dotato di una grande apertura mentale e modernità. Lasciava lavorare i suoi collaboratori nel più assoluto rispetto ed autonomia.

Si può confermare questo dato: infatti in molte interviste è sottolineata l’importanza da lui data alle esperienze di lavoro qualificanti considerate altrettanto valide di un titolo di studio.
Sì, aveva un rapporto di assoluta fiducia verso gli altri, anche se, nel suo ruolo, ciò comportava una notevole responsabilità. Era una persona di una onestà unica.




2 Come campione olimpionico Rossini risultò primo alle Olimpiadi del 1956 (Melbourne, Australia) e secondo nel 1960 (Roma);alle Olimpiadi di Melbourne Ciceri ottenne il terzo posto nel 1956.



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