giovedì 29 dicembre 2011
domenica 25 dicembre 2011
Tre ragazzine musulmane erano venute in Italia e la scuola aveva incaricato il professor Torre, padre di Bianca, per il loro inserimento nella vita scolastica. Anche Bianca doveva imparare a riconoscerle (non era difficile dato il loro caratteristico abbigliamento e la pelle scura) ed a salutarle con il Salam alaik om, e queste rispondevano con un semplice Salam. Un augurio di pace che doveva instillare in lei la speranza di un mondo migliore, quello fallito dai sessantottini come la signora Torre, e quello che gli ecologisti volevano incontaminato, come quel paesello toscano, crocevia di più fiumi, solcati dalla piccola Torre fin dalla più tenera età, luogo sognante ed isolato dalla cannibalesca civiltà.
I ricordi di Samira, una delle tre ragazze dovevano essere leggermente diversi…..
Bianca non era nella stessa classe, ma nell’ora di ginnastica, la clase di bianca e quella di Samira si riunivano.
Un giorno, finita la lezione, cominciò a piovere, e tra chi trovava il compagno del cuore con l’ombrello da dividere e chi si metteva il cappotto sulla testa, Bianca si accorse di Samira, sempre sola, un po’ come lei, diversa da quel mondo così evoluto, proprio per quelle estati selvagge fra le foreste che i fiumi di Bridgerattling fendevano.
Con una borsa in una mano ed il cappotto nell’altra raggiunse Samira e creò una tettoia per entrambe.
Nel breve percorso parlarono del tutto e del niente, così per compagnia, Samira era poco loquace ma Bianca non si scoraggiava perché amava parlare con le persone e ancora oggi è così, e se gli domandate di Samira, si ricorda ancora dell’amica timida e dolce, i cui capelli crespi non raccolsero la pioggia quel giorno...
giovedì 22 dicembre 2011
Bianca Torre scorse nella stanza un grande camino definito sapientemente dalla guida improvvisata “abitabile” e comprese che il fuoco non era solo un pericolo indomabile, ma una camera grande ed accogliente, dove conoscere il piacere del calore, un utero materno, concetto ancora sconosciuto alla sua vita oppressa da un matriarcato inconscio che non la riguardava e una società patriarcale che non cedeva ad un affettuoso abbraccio.
domenica 18 dicembre 2011
1912 – 1931 conquista della Libia
0ttobre 1929 crollo Wall Street
1929 esce la prima giacca impermeabile in cotone popeline; la resistenza all’acqua deriva da un particolare processo di impermeabilizzazione
1935 ottobre aggressione italiana all’Etiopia
e nascita dell’ente Nazionale della Moda sotto il regime fascista. I sarti dovevano creare un’eleganza nazionale e rendersi indipendenti dai dictat di Parigi. In seguito alle Sanzioni il popolo italiano doveva consumare “Italia”e indossare lana di caseine o lanital e cotone tratto dalle fibre di ginestra.
L’Ente della Moda assegnava il marchio di garanzia solo a modelli di ideazione e produzione italiana ( una multa da 500 a 2000 £ era prevista per la collezione che non manteneva il 50% di italianità nella collezione).
Novembre: embargo alle materie prime come carbone e petrolio.
1934-35 produce elmetti coloniali per l’esercito impegnato nella guerra d’Africa.
1936 viene costituito l’impero dell’Africa orientale italiana costituito da Etiopia Eritrea e Somalia
Aprile: viene accettata la richiesta di trascrizione di marchio per prodotti sportivi
Aprile: l’Italia occupa l’Albania. Maggio: patto d’acciaio con Hitler
1939 Il rifiuto della Finlandia di cedere alcune basi all’Urss porta all’attacco sovietico alla Finlandia. (30-11-1939) che firmerà un armistizio a Mosca il 19-9-‘44
1940 viene segnalata l’iniziativa della Dupont
1941 Bruno Mussolini dirigeva una linea aerea con l’America del sud.
1945 il nylon viene utilizzato nell’industria tessile
1948 Vicenza, teatro Olimpico: indossatrici della carovana della moda presentano abiti delle case: Cerri, Fusar-Poli, Fiorani, Lilian.
1949 costituzione a Milano del Centro Italiano Moda.
1949 sfilano al teatro dell’Opera di Roma alcuni dei più famosi atelier dell’epoca: Biki, Veneziani, Antonelli, Fontana, Tizzoni, Fercioni, Bellenghi, Calabri, Galitzine
1950 presenta le prime collezioni complete e coordinate per lo sci per uomo e per donna
1951 Nasce la linea Veneziani Sport
1954 Spedizione italiana sul K2, cima conquistata da Lacedelli e Compagnoni.
1956 Olimpiadi di Cortina, Eugenio Monti medaglia d’oro.
1960 Olimpiadi di Roma.
0ttobre 1929 crollo Wall Street
1929 esce la prima giacca impermeabile in cotone popeline; la resistenza all’acqua deriva da un particolare processo di impermeabilizzazione
1935 ottobre aggressione italiana all’Etiopia
e nascita dell’ente Nazionale della Moda sotto il regime fascista. I sarti dovevano creare un’eleganza nazionale e rendersi indipendenti dai dictat di Parigi. In seguito alle Sanzioni il popolo italiano doveva consumare “Italia”e indossare lana di caseine o lanital e cotone tratto dalle fibre di ginestra.
L’Ente della Moda assegnava il marchio di garanzia solo a modelli di ideazione e produzione italiana ( una multa da 500 a 2000 £ era prevista per la collezione che non manteneva il 50% di italianità nella collezione).
Novembre: embargo alle materie prime come carbone e petrolio.
1934-35 produce elmetti coloniali per l’esercito impegnato nella guerra d’Africa.
1936 viene costituito l’impero dell’Africa orientale italiana costituito da Etiopia Eritrea e Somalia
Aprile: viene accettata la richiesta di trascrizione di marchio per prodotti sportivi
Aprile: l’Italia occupa l’Albania. Maggio: patto d’acciaio con Hitler
1939 Il rifiuto della Finlandia di cedere alcune basi all’Urss porta all’attacco sovietico alla Finlandia. (30-11-1939) che firmerà un armistizio a Mosca il 19-9-‘44
1940 viene segnalata l’iniziativa della Dupont
1941 Bruno Mussolini dirigeva una linea aerea con l’America del sud.
1945 il nylon viene utilizzato nell’industria tessile
1948 Vicenza, teatro Olimpico: indossatrici della carovana della moda presentano abiti delle case: Cerri, Fusar-Poli, Fiorani, Lilian.
1949 costituzione a Milano del Centro Italiano Moda.
1949 sfilano al teatro dell’Opera di Roma alcuni dei più famosi atelier dell’epoca: Biki, Veneziani, Antonelli, Fontana, Tizzoni, Fercioni, Bellenghi, Calabri, Galitzine
1950 presenta le prime collezioni complete e coordinate per lo sci per uomo e per donna
1951 Nasce la linea Veneziani Sport
1954 Spedizione italiana sul K2, cima conquistata da Lacedelli e Compagnoni.
1956 Olimpiadi di Cortina, Eugenio Monti medaglia d’oro.
1960 Olimpiadi di Roma.
giovedì 15 dicembre 2011
PROPOSTE DI LETTURA
- Storia del costume e della moda in generale
- Aspetti socio-culturali
- Biografie imprenditoriali e company history
- Libri di interesse iconografico
- Cataloghi
- Dizionari ed enciclopedie
STORIA DEL COSTUME E DELLA MODA IN GENERALE
N. Aspesi “Il lusso e l’autarchia: storia dell’eleganza italiana 1930, - 1944”; Rizzoli, Milano, 1982
N. Aspesi “Storia della moda”; TEA ed., Milano, 1993
“Atlante dell’abbigliamento: L’evoluzione del modo di vestire attraverso 250 tavole e oltre 1500 personaggi”; Longanesi & Co., Milano, 1981. (Le strenne del bibliofilo)
N. Bailleux e B. Remaury: “Moda : usi e costumi del vestire”; Electa/Gallimard, 1996 (Universale Electa/Gallimard, Torino, 1987. Ed. italiana a cura di Martine Buysschaert)
G. Bianchino, Arturo Carlo Quintavalle: “Moda dalla fiaba al design: Italia 1951-1989”; De Agostini, Novara, 1989
Black Anderson, Garland Madge: “Storia della moda”; a cura di Mila Contini; Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1974.
G. Buttazzi. “Moda : arte/storia/società”; ricerca iconografica di Marilea Somare; Fabbri, Milano, 1981.
O. Calabrese (a cura di): “Il modello italiano. Le forme della creatività”; Skira, Milano, 1998.
M. Contini “La moda nei secoli” presentaz. di Emilio Pucci; Mondadori, Milano, 1965
C. Falzone Nelli: “La moda nella storia: all’Antico Egitto alla fine della Guerra fredda”; edizioni De Luca, Roma, 1995 (Colana culturale didattica per gli Istituti e lle Accademie d’arte)
C. Giorgetti: “Manuale di storia del costume e della moda”; Cantini, Firenze, 1992.
S. Grandi, A. Vaccari, S. Zannier: “La moda nel secondo dopoguerra”; Editrice CLUEB, Bologna, 1992.
Aa.Vv. “La moda italiana”, Electa, 1987, 2 voll.
“La moda italiana: dall’antimoda allo stilismo”; a cura di Grazietta Buttazzi; Alessandra Mottola Molfino; Arturo Carlo Quintavalle; Electa, Milano, 1987
“Mode in Italy, 1946 – 198:. 40 anni di Stile Italiano”; a cura di M. Mininni; Roma, 1987
D. Mormorio: “Vestiti: lo stile degli italiani in un secolo di fotografie”; Laterza, Roma – Bari, 1999; (I Robinson: Letture)
L. Settembrini (a cura di): “1951 – 2001. Made in Italy”; Skira, Milano, 2001
G. Vergani: “La Sala Bianca: nascita della Moda Italiana”; a cura di Giannino Malossi; progetto grafico Italo Lupi; Electa, Milano, 1992
ASPETTI SOCIO-CULTURALI
R. Barthes: “La crociera del Sangue Blu”, in “Miti D’oggi”; Paperbacks Lerici, Milano, 1966, pp. 29-30
D. Calanca: “Storia sociale della moda”, Bruno Mondadori Milano, 2002 (Campus. Manuali)
“Classicismo e Libertà” ; AA. VV.; Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1992. (Idee di moda collana a cura di Grazietta Buttazzi e Alessandra Mottola Molfino)
V. Codaluppi: “Che cos’è la moda”; Carocci ed., Roma, 2002; (Le bussole: 78, scienze sociali)
P. Colaiacono e V. C. Caratozzolo (a cura di): “Mercanti di stile: la cultura dellla moda dagli anni ’20 ad oggi; Editori Riuniti, Roma, 2002.
A. Corbin: “L’invenzione del tempo libero (1850 – 1960)”; Laterza, Roma – Bari, 1996
G. Dorfles: “Moda e modi”; Mazzotta, Milano, 1979.
G. Dorfles: “La moda della moda”; Costa e Nolan, Genova, 1984.
F. Fabrizio: “Storia dello sport in Italia: dalle società ginnastiche all’associazionismo di massa”; Guaraldi, Firenze, 1977
Levi Pisetzky R.: “Storia del costume in Italia” Milano, 1974
Levi Pisetzky R.: “Il costume la moda nella società italiana” Einaudi. Torino, 1978
Mandelli R. D.: “Storia culturale dello sport”; Laterza, Roma – Bari, 1989
G. Marangoni: “Evoluzione storica e stilistica della moda”, SMC, Opera; 3 vol.
“La moda” = “Die mode”; Georg Simmel; a cura di Lucio Perrucchi con uno scritto di Gyorgy Luckàcs; SE, Milano, 1996. (Piccola Enciclopedia; 117)
“La moda e il revival” ; AA. VV.; Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1992. (Idee di moda collana a cura di Grazietta Buttazzi e Alessandra Mottola Molfino)
Gianni Puglisi “I modi della moda”; Palermo, Sellerio, 2001. (Il divano, 174)
P. Soli: “Il genio antipatico. Creatività e tecnologia della moda italiana 1951-1983”; Mondadori, Milano, 1984.
P. Soli, S. Salaroli: “Moda: l’immagine coordinata: corporate identity”; Zanichelli Bologna, 1990
P. Sorcinelli, F. Tarozzi: “Il tempo libero”; Editori Riuniti, Roma, 1999
“Studiare la moda: corpi, vestiti e strategie”; a cura di Paolo Sorcinelli in collaborazione con Alberto Malfitano e Giampaolo Proni; B. Mondadori, Milano, 2003; (serie Campus).
BIOGRAFIE IMPRENDITORIALI E COMPANY HISTORY
Arnaldo Camuffo; Romano Cappellari: “Forall - Pal Zileri: la tradizione come strategia”; UTET, Torino, 1997
Paolo Crestanello “L’industria veneta dell’abbigliamento: internalizzazione produttiva e imprese di subfornitura”; Franco Angeli, Milano,1999
Beppe Donazzan: “Una vita a colori: Angelo Carlo Festa e la Belfe”, Marsilio, Venezia, 2002.
Giovanni Luigi Fontana: “Mercanti, pionieri e capitani d’industria: imprenditori e imprese nel vicentino tra ‘700 e ‘900”; Pozza, Vicenza, 1993
Jonathan Mantle: “Benetton”; Sperling e Kupfer ed., Torino, 1999; (La vita delle imprese)
LIBRI DI INTERESSE ICONOGRAFICO
Umberto Brunelleschi: “Illustrazione, moda e teatro (1879 – 1949)”; introduzione di Cristina Nuzzi; Franco Maria Ricci, Milano, 1979. ( [Iconographia] )
M. Brusatin: “Storia delle immagini”, Pbe Einaudi, Torino, 1995
Polly Devlin: “Vogue 1920 – 1980: Moda, Immagine, Costume”; Milano, 1980.
Aurora Fiorentini Capitani, “Moda Italiana Anni ‘50-’60”; Cantini: Firenze, 1991. (Album Cantini a cura di Giovanni Fanelli)
Lucio Ridenti: “Cavalcata delle stagioni”; Omnia editrice, Milano, 1962
“Vanitas: Lo stile dei sensi”; Gianni Versace; Omar Calabrese [et al.]; Leonardo, Milano, 1991
CATALOGHI
“Alta Moda. Grandi abiti da sera degli anni ’50 – ’60”; a cura di D. Davanzo Poli e M. Tosa; Venezia, 1984
“Cinquant’anni di moda”, catalogo a cura di B. Giordani – Aragno; Roma, 1985
D. Davanzo Poli e M. Tosa (a cura di): “Alta Moda. Grandi abiti da sera degli anni ’50 – ’60”, Venezia, 1984
“Fashion History” in italiano = “La moda:Storia dal XVIII al XX secolo”, Kyoto Costume Institute; Akiko Fukai; Taschen, Koln, 2003. (Moda e Design)
“Figure di un’epoca 1900 – 1961: mostra moda stile costume”; Edizioni d’arte Fratelli Pozzo, Torino, 1961
DIZIONARI ED ENCICLOPEDIE
A. Evangelista: “La moda: dizionario monografico dell’abbigliamento”; MEB, Padova, 1986
“Dizionario della moda”; a cura di Guido Vergani; caporedattori (edizione 1999) Franco Belli, Cristina Brigidini; caporedattore (edizione 2003) Raffaele Golizia; consulenza Maria Pezzi; Gianluca Cantaro; redazione aggiornamento voci Maria Vittorio Alfonsi ... [et al.]; Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2003
Ludmila Kybalovà; Olga Herbenovà; Milena Lamarovà “Enciclopedia illustrata del costume” Librerie Accademia S.p.A., 1977. Ill.
Ludmila Kybalovà; Olga Herbenovà; Milena Lamarovà “Enciclopedia illustrata della moda”; La Pietra, Milano, 1969. ill. color.
Georgina O’Hara: “Dizionario della moda : I protagonisti, i movimenti, il segno, le parole: tutto ciò che fa moda dal 1840 ai giorni nostri” = “The Encyclopedia of fashion”; edizione italiana a cura di Rossella Panuzzo e Jacopo Valli; Zanichelli, Bologna, 1990
domenica 11 dicembre 2011
Le boicottate interviste di Bianca Torre furono inserite in un libro, dovevano essere presentate prima di Natale.
Un diritto arrivato dopo molti anni, troppi perchè Bianca Torre era stata derubata del suo denaro, e avrebbe preferito lasciar perdere e magari stare a casa sua, nel suo paese. Senza i suoi soldi, senza la sicurezza di un impiego che, doveva ripagarla di sacrifici enormi, quali lo stare lontana dai suoi amici, gli anni dedicati allo studio e ad una laurea inutile, anche per il più sottopagato dei lavori possibili.
Il libro veniva descritto da suo zio, il Re Nero con gran pompa, uno zio aiutato dai soldi di Bianca che lamentava il fatto che anche dei docenti universitari lavorassero gratis, senza essere il protagonista di una barzelletta.
Bianca Torre non usò il BAROCO per rendersi conto dell'illogicità di tale reclamo: essendosi laureata a Venezia come questi stessi, e avendo meno cattedre universitarie per sostentarsi, era ovvio che l'unica retribuzione possibile in un paese come l'Italia, era di cambiar vita e mettersi a fare un lavoro più richiesto, per esempio la badante. Strano che queste menti eccelse non l'avessero realizzato prima... magari il posto di insegnante universitario poteva bastare, ma a quel punto, non era il caso di lamentarsi, visto che le loro università pullulavano di studenti, nonché stagisti ossia gente che lavora gratis. Un chiaro destino rinfacciato a Bianca come se la sua situazione non fosse difficile e aggravata dalle umiliazioni subite dalla Prof. Cooman, finalmente uscita dalla porta dell'amministrazione precedente e rientrata dalla finestra come Presidente della civica Biblioteca di Chesstown.
Ricordò
che, anche la sventurata Cooman, aveva faticato gratis per far spiare
Bianca Torre mentre consultava i verbali, del periodo in cui il dott.
Flocs fu Assessore alle
finanze e alla pubblica beneficienza, banalizzandolo in
un accurato elenco, delle opere fatte nel dopoguerra. Ovviamente i soldi presi per il libro non sono più ricomparsi e forse è l'unica che è stata ripagata degnamente dei suoi sacrifici, tanto da rinunciare a pubblicare, se vogliamo usare un elegante sinonimo di: “chi se ne frega se quell'idiota ha scritto qualcosa”.
Nel frattempo abbiamo trovato un'insegnante che non è sottopagata o forse il contesto la include nel novero dei politici?
Gli insegnanti andranno comunque in piazza a protestare, gli studenti invece dovranno combattere fortemente per i loro diritti, e Bianca Torre non sa che farsene di un'opera che ha rubato del tempo e non può più fruttarle una carriera o un lavoro decente.
Il tempo è gentiluomo ma, con chi se la prende comoda e danneggia gli altri: quando uno non ha più niente da guadagnarci a stare zitto, ha in mano solo una prova di quale paese di arroganti, ha bisogno di fregare i soldi a una ragazza che studia, ha bisogno di farle recuperare il suo passato perchè al presente, gli indigeni sono solo capaci di vomitare addosso agli stranieri razzismo e maleducazione... forse un po' di sano orgoglio cittadino poteva lasciare Bianca, ignorata e meno indispensabile per la pubblicazione, e magari più felice, o forse Chesstown è sempre stata una città indegna, che il dott Flocs ha abilmente fatto apparire industriosa ed elegante, del resto, è questo il lavoro della moda.
giovedì 8 dicembre 2011
domenica 4 dicembre 2011
Le associazioni dei consumatori denunciano: è in vendita un nuovo tipo di carta igienica ad un costo notevolmente superiore rispetto ad altre. Questa carta non ha minimamente superato i vari test di morbidezza, resistenza, gratta gratta…
Ma allora, perché viene venduta a cifre così esorbitanti?
Sentiamo il parere di un noto docente universitario:
“il valore non è nel foglio di carta, ma in ciò che è scritto: la carta è un semplice supporto e finchè il foglio è bianco non è nulla. Quando qualcuno si serve di questo foglio vi trasmette il suo contenuto intrinseco, il pensiero si sa, non si può percepire fisicamente, tutto il nostro sapere è un concetto che non ha consistenza materiale.”
Capito? Non tirate l’acqua, la vostra carta usata vale di più poiché la cul…tura le conferisce maggior pregio. Così abbiamo dimostrato che il valore di questa carta non si può vedere né toccare, al massimo puzza…
L.O.
L.O.
giovedì 1 dicembre 2011
Un fascio di luce si posò sul quadro dello Stefanutti con palazzo Ducale e la libreria Sansoviniana , i colori ovunque e una Venezia che Bianca Torre può ancora tollerare di vedere, la città ammirata da milioni di turisti e non quella dell’acqua alta e del tanfo emanato dai suoi acherontici canali… possa una Rosa sbocciare e guidare col suo profumo la nostra povera anima come Balthasar nella sua vita orfana di tutta la famiglia.
domenica 27 novembre 2011
Bianca Torre non si scoraggia, tenta nuove proposte e trova lavoro in altre città.
Pagava anche le tasse per la sua quota di casa, ritenendo giustamente di avere a disposizione una cifra impegnativa, tanto che aveva accettato la proposta della cognata con la borsa che contiene i coglioni del marito: far testamento a favore della madre.
In realtà le tasse potevano essere evitate soprattutto nelle mani di un sindaco in preda ad una libidine grottesca, in quanto non era possibile riscattare la quota senza una lunga causa oppure augurando a sua madre una morte repentina o viceversa… Quest’ultima eventualità era tutta a vantaggio della famiglia materna.
Forse la Famiglia Torre con il suo orgoglio nobiliare interverrebbe in aiuto e Bianca sa che da sola non ce la farà mai.
Suo padre aveva un cugino in Emilia, erano quasi coetanei e nell’infanzia uniti come fratelli. Bianca lo vedeva una volta all’anno.
Da donna adulta è il momento di rivendicare i propri diritti e cerca l’intervento di chi si faceva chiamare affettuosamente zio perchè le venga riconosciuto ciò che è suo.
Dopo i tanto decantati fasti resta una sola cosa da fare: il fraterno cugino ha una figlia che laureandosi nel doppio del tempo ha trascorso gli ultimi due anni in Spagna a spese dei genitori e non basta: la sua unica attività fu quella di farsi inseminare naturalmente dal compagno che aveva inseguito fin laggiù e meglio impegnato a fare un costoso tirocinio.
Il fraterno cugino osa contestare a Bianca l’uso che vuol fare dei suoi soldi (magari comprare casa nella città in cui ha trovato un lavoro?) ma Bianca gli ha già fatto notare quale nuovo titolo ha comprato la figlia lasciandolo senza ulteriori parole…
Perché in famiglia di nobiltà ne è rimasta ben poca e la pura Bianca rimane sola senza l’aiuto del “fraterno cugino” a sostenere degli ideali cresciuti da menzogne.
Secoli di legge salica sono obliati dalla lex lattaia: non lavoro, soltanto elemosina. Meglio chi munge i genitori di chi onora il padre e la madre.
Fra cento laghi nasce un torrente che nelle afose estati sulla Pianura Padana secca .
La città che attraversa gli dà il nome : Parma, ampi argini lo tengono e monumentali ponti sono costruiti lungo il suo corso .
Qui Bianca Torre ricorda suo padre con nostalgia, pensando che se mai conoscerà veramente sua madre, poco ancora sa dell’autoritario genitore che credeva nell’onore della famiglia. Nel cimitero della Villetta una novecentesca tomba, bella ma spoglia, ospita entrambi: l’uomo e l’onore di una decadente famiglia nobile.
giovedì 24 novembre 2011
Citando Oliviero Beha
domenica 20 novembre 2011
Storia di Cassandra, profetessa inascoltata anche quando al liceo Ronzini’Ano c’era il professore pederasta.
Dai tempi di Cassandra, il liceo Ronzini’Ano non brillava per buona condotta. Parlo dei docenti che giudicano i ragazzi senza che nessuno giudichi loro.
Cassandra era una giovane ribelle di vedute così libere da essere un’attivista anarchica; ma noi non la biasimeremo per questo, in fondo sa essere un’amica gentile che talvolta risponde a tono, come lamentano gli indigeni veneti mai avvezzi a sopportare il peso di una risposta colta.
Il nome le ha lasciato in eredità lo stesso destino di colei che parlò ispirata dagli antichi dei, ma non venne creduta: e quando un docente parla la lingua di Alain Delon allo scopo di sedurre le sue allieve, tra queste malcapitate c’è Cassandra, semplicemente colpevole di avere occhi come ciliegie e capelli corvini.
La colpa non solo porta ad una nota sul registro ma viene accettata dai genitori che rifiutano di credere alla sua difesa.
Una ingiusta punizione e una allieva assai brava in lingua francese permettono al liceo Ronzini’Ano di credersi una scuola ancora prestigiosa dopo molti anni.
Solo una nuova vittima getterà i sospetti su Alain Delon, restituendo la ragione anche a chi era stata condannata dal regime, più per le sue idee vagamente Troskiste che per una serie di fatti che andavano attentamente verificati.
Così abbiamo visto cosa succede quando i docenti si occupano di bullismo a scuola, ma come parte attiva.
Forse a ragione gli imprenditori scartano i laureati preferendo esperienze lavorative senza titoli come ai tempi del boom, che ci ha dato una generazione che ha studiato poco, lavorato molto e guadagnato troppo.
Dopo tutto questo le tasse sono aumentate e si dà la colpa a Roma ladrona, ma meglio essere figli della lupa che di un leghista allupato che conosce il parmigiano ma non il Parmigianino
giovedì 17 novembre 2011
domenica 6 novembre 2011
Oltre la Pianura Padana, fra le valli dell'Appennino spuntano piccoli edifici e borghi di pietra grigia circondati da fitte foreste. È una terra di tesori che non sono sigillati in una banca ma nascosti perchè ignoti e forse incompresi da sguardi superficiali. Tra le sue ricchezze vi è un bene di cui si parla molto oggi: l'acqua.
Fiumi e rivoli innumerevoli popolano questi luoghi prima di raccogliersi nel Magra e giungere al mare.
Chi è nato sul fiume sa, che non va semplicemente goduto in una torrida giornata d'agosto, ma va conosciuto a fondo: il fiume respira, si circonda di alberi, fiori, sassi e vive con essi. Si alimenta di terra che accoglie il suo alveo e cielo che lo nutre di pioggia, e cresce.
Si, cresce e diventa grande e gigantesco, tanto da poter straripare e, quando ciò accade, la sua piena invade tutto il territorio circostante. La sua potente mole travolge cose e persone perchè il fiume non perdona e non vuole che lo si sottovaluti, nemmeno se ti tuffi da un sasso molto alto ma soprattutto, vuole rispetto.
Non lasciare rifiuti in giro ma fai un sacchetto per l'immondizia, se accendi un fuoco spegnilo quando non ti serve più, se fai una diga di sassi, lascia lasco per la corrente, perchè l'acqua che scorre è più pulita.
Se ami il fiume lui ama te e mio padre ha voluto insegnarmelo, nella speranza che la gioia degli anni del fiume mi potesse contagiare, e così è stato.
Poi ho dovuto lasciare il fiume e gli ho promesso “Tornerò”.
Sono tornata ma ero arrabbiata perchè niente al mondo ha saputo essere come il mio fiume: fuori c'era il progresso, il lavoro, i soldi, ma mancava la sua etica.
Nell'animo un liquido inquinato e la purezza infantile indifesa dagli sciacalli metropolitani, eppure l'acqua non mancava ma il suo sapore era arido perchè nessuno l'amava.
Chi ha scommesso sull'impunità dei propri misfatti, vinceva sulla natura e approfittava di un politico corrotto per compiere un abuso edilizio, si discuteva per costruire nuove dighe, per produrre più energia portata in città dove l'uomo soddisfa robot capricciosi.
E poi il consumismo, i suoi sprechi ed i suoi pericolosi rifiuti.
Il fiume ha chiesto dov'erano i bambini felici che giocavano con lui. I bambini sono adulti spaventati e rimasti orfani di tutto quello che avevano costruito, la felicità non è ancora stata trovata.
Era rimasta là, col fiume che non vedendoci ha detto:”Io sono qui. Voi, dove siete?”
Il fiume ci ha trovati.
LAWRENCE O'PRESS
Fiumi e rivoli innumerevoli popolano questi luoghi prima di raccogliersi nel Magra e giungere al mare.
Chi è nato sul fiume sa, che non va semplicemente goduto in una torrida giornata d'agosto, ma va conosciuto a fondo: il fiume respira, si circonda di alberi, fiori, sassi e vive con essi. Si alimenta di terra che accoglie il suo alveo e cielo che lo nutre di pioggia, e cresce.
Si, cresce e diventa grande e gigantesco, tanto da poter straripare e, quando ciò accade, la sua piena invade tutto il territorio circostante. La sua potente mole travolge cose e persone perchè il fiume non perdona e non vuole che lo si sottovaluti, nemmeno se ti tuffi da un sasso molto alto ma soprattutto, vuole rispetto.
Non lasciare rifiuti in giro ma fai un sacchetto per l'immondizia, se accendi un fuoco spegnilo quando non ti serve più, se fai una diga di sassi, lascia lasco per la corrente, perchè l'acqua che scorre è più pulita.
Se ami il fiume lui ama te e mio padre ha voluto insegnarmelo, nella speranza che la gioia degli anni del fiume mi potesse contagiare, e così è stato.
Poi ho dovuto lasciare il fiume e gli ho promesso “Tornerò”.
Sono tornata ma ero arrabbiata perchè niente al mondo ha saputo essere come il mio fiume: fuori c'era il progresso, il lavoro, i soldi, ma mancava la sua etica.
Nell'animo un liquido inquinato e la purezza infantile indifesa dagli sciacalli metropolitani, eppure l'acqua non mancava ma il suo sapore era arido perchè nessuno l'amava.
Chi ha scommesso sull'impunità dei propri misfatti, vinceva sulla natura e approfittava di un politico corrotto per compiere un abuso edilizio, si discuteva per costruire nuove dighe, per produrre più energia portata in città dove l'uomo soddisfa robot capricciosi.
E poi il consumismo, i suoi sprechi ed i suoi pericolosi rifiuti.
Il fiume ha chiesto dov'erano i bambini felici che giocavano con lui. I bambini sono adulti spaventati e rimasti orfani di tutto quello che avevano costruito, la felicità non è ancora stata trovata.
Era rimasta là, col fiume che non vedendoci ha detto:”Io sono qui. Voi, dove siete?”
Il fiume ci ha trovati.
LAWRENCE O'PRESS
giovedì 3 novembre 2011
Bianca Torre era preoccupata per la sua fonte, una frana in quelle zone poteva spazzarla via ed in quei giorni dicevano piovesse molto...
Sarebbe stata una vera tragedia infatti quell'acqua era miracolosa e guaritrice di tutti i malanni dello spirito e del corpo, perfino quando hai male da quelle parti che non si riesce a spiegare a meno che tu non le definisca esplicitamente "Quella cosa che se la mostri a Silvio ti compri una lussuosa auto nuova..."
domenica 30 ottobre 2011
Nella desolata campagna veneziana gli inverni sono avvolti da una fitta nebbia che conferisce fascino anche al nulla che si circonda di mistero.
Una sera di giugno rimaneva avvolta soltanto dalle tenebre, nell’ospedale di uno sperduto paese: il primario di ostetricia era un uomo di mondo, sapeva che talvolta il segreto della vita non ha posto per la filosofia, specie se i genitori sono gente importante.
Nel pieno della notte nasce scompiglio tra i medici, impreparati a ricevere una partoriente, con in mano solo pochi controlli, fatti in una clinica privata.
Ci vuole molta attenzione e sangue freddo anche per il padre, che non può farsi vedere, potrebbe essere riconosciuto e addio segreto.
Attende distaccato, forse ubriaco… non può piangere perché il motto di famiglia “Quid timeas?” impone coraggio e, come in guerra, affrontare il nemico senza guardarlo negli occhi.
Si domanda se il chirurgo avrà la mano ferma, se il cordone ombelicale verrà tagliato al posto giusto, tutte cose che fece lui stesso per i bimbi del suo paese con grande premura, quando suo padre gli spiegava in reparto cos’era la vita e cos’era la morte e diceva: “non esiste la malattia, esiste il malato”.
E non può ancora vedere il suo erede portatore del nome e del titolo, l’aristocratica creatura, e non si può specchiare nei suoi stessi occhi azzurri, occhi di bambina perché in realtà è appena nata la sua secondogenita e di nuovo resta un titolo vacante.
Così comincia l’esistenza della bimba con gli occhi azzurri e dalla pelle così chiara che sarà chiamata Bianca.
A fatica si scorge una corona di capelli biondi che non la farà regina ma lascerà il posto ad una torre.
Cantano i grilli, brillano le lucciole. Manca il profumo di pino e forse Bianca già starnutisce.
Resta sola con la mamma e intuisce che il mondo maschile non la considera perché troppo delicata per la dura battaglia della vita. Così fragile creatura può amare il bello e sperare che esso non venga mai violato e resti puro come la luna, dea vergine e testimone del suo arrivo. Forse, col tempo, impugnerà arco e frecce e solo allora le brutture di questo meschino mondo saranno sconfitte.
Benvenuta Bianca Torre: c’è un mare azzurro e verdi colline lontano da qui, dove porto Marghera avvelena l’acqua e gli esseri che vivono nel suo grembo.
Una nuova madre ti aspetta: Madre Natura così selvaggia da far paura, ma così prolifica da non arrendersi mai e sperare di sopravvivere al progresso innovatore con tutta la sua bellezza.
Una sera di giugno rimaneva avvolta soltanto dalle tenebre, nell’ospedale di uno sperduto paese: il primario di ostetricia era un uomo di mondo, sapeva che talvolta il segreto della vita non ha posto per la filosofia, specie se i genitori sono gente importante.
Nel pieno della notte nasce scompiglio tra i medici, impreparati a ricevere una partoriente, con in mano solo pochi controlli, fatti in una clinica privata.
Ci vuole molta attenzione e sangue freddo anche per il padre, che non può farsi vedere, potrebbe essere riconosciuto e addio segreto.
Attende distaccato, forse ubriaco… non può piangere perché il motto di famiglia “Quid timeas?” impone coraggio e, come in guerra, affrontare il nemico senza guardarlo negli occhi.
Si domanda se il chirurgo avrà la mano ferma, se il cordone ombelicale verrà tagliato al posto giusto, tutte cose che fece lui stesso per i bimbi del suo paese con grande premura, quando suo padre gli spiegava in reparto cos’era la vita e cos’era la morte e diceva: “non esiste la malattia, esiste il malato”.
E non può ancora vedere il suo erede portatore del nome e del titolo, l’aristocratica creatura, e non si può specchiare nei suoi stessi occhi azzurri, occhi di bambina perché in realtà è appena nata la sua secondogenita e di nuovo resta un titolo vacante.
Così comincia l’esistenza della bimba con gli occhi azzurri e dalla pelle così chiara che sarà chiamata Bianca.
A fatica si scorge una corona di capelli biondi che non la farà regina ma lascerà il posto ad una torre.
Cantano i grilli, brillano le lucciole. Manca il profumo di pino e forse Bianca già starnutisce.
Resta sola con la mamma e intuisce che il mondo maschile non la considera perché troppo delicata per la dura battaglia della vita. Così fragile creatura può amare il bello e sperare che esso non venga mai violato e resti puro come la luna, dea vergine e testimone del suo arrivo. Forse, col tempo, impugnerà arco e frecce e solo allora le brutture di questo meschino mondo saranno sconfitte.
Benvenuta Bianca Torre: c’è un mare azzurro e verdi colline lontano da qui, dove porto Marghera avvelena l’acqua e gli esseri che vivono nel suo grembo.
Una nuova madre ti aspetta: Madre Natura così selvaggia da far paura, ma così prolifica da non arrendersi mai e sperare di sopravvivere al progresso innovatore con tutta la sua bellezza.
domenica 23 ottobre 2011
Dove la foresta è più fitta trova rifugio una donna gravida, quando è in procinto di partorire si trascina faticosamente fino alla riva di un fiume.
Nasce una bambina ma presto un gorilla grande e rozzo la porta via sotto gli occhi disperati della madre che poco dopo muore.
Il gorilla, una femmina comincia ad allattare la neonata.
Tornano le estati nella foresta e la piccola cresce: i suoi capelli chiari brillano al sole, accarezzati dalla enorme mano del gorilla.
I persecutori tornano nella foresta e stavolta l’animale abbandona la figlia adottiva e questa fugge sola.
Nasce una bambina ma presto un gorilla grande e rozzo la porta via sotto gli occhi disperati della madre che poco dopo muore.
Il gorilla, una femmina comincia ad allattare la neonata.
Tornano le estati nella foresta e la piccola cresce: i suoi capelli chiari brillano al sole, accarezzati dalla enorme mano del gorilla.
I persecutori tornano nella foresta e stavolta l’animale abbandona la figlia adottiva e questa fugge sola.
giovedì 20 ottobre 2011
domenica 9 ottobre 2011
I due amici si salutano e il falcone riprende il suo volo verso il Castello Superiore e scopre un edificio nei suoi pressi: è il Museo Ornitologico. Il suo padrone hippy non vedendolo più si è fatto una collezione di uccelli impagliati per solitudine ed ha fondato un gruppo che ha ristrutturato l’edificio dove è sorto il museo.
Spicca un ultimo volo intorno al cielo di primavera e posa il suo sguardo sulle colline imbiancate dai fiori di ciliegio. Rimane incantato su di un ramo fino a che non tramonta il sole ed è ora di tornare al nido.
domenica 2 ottobre 2011
Sopra il Borgo c’è il monastero medievale divenuto poi convento di San Sevitiano, che si può vedere da vari punti di Chesstown.
Non è ancora sera. Il leone fa un grosso sbadiglio e torna sopra la colonna di Piazza degli Scaracchi.
“C’è una torre bianca che non hai ancora visitato, il Riposino, così chiamata perché custodisce il sonno dei libri della biblioteca di Chesstown. L’Angelica Serafina, per paura che qualcuno li leggesse e svegliasse la creatività dei giovani, li ha addormentati tutti, eccetto l’opera originale del famoso Prosperoso Alpinista, proiettato direttamente in un’altra dimensione poiché da questa risulta scomparso.
Gli spacciatori sono più furbi: i libri li ignorano e sedano le intelligenze sovversive con pastiglie colorate, dimostrandosi abilissimi nella presentazione del prodotto.
La vicina biblioteca di Schifo vorrebbe averli assunti prima, infatti molti di loro hanno fatto il tirocinio là, ma lavoravano praticamente gratis, nonostante il comune di Schifo avesse appena ereditato una grossa somma da un ricco anziano che era riuscito a circuire. Ora si spendono cifre da capogiro per far arredare la biblioteca all’architetto figo.
domenica 25 settembre 2011
Siamo così arrivati al Borgo, rimasto invariato nel tempo; qui si può ammirare la Pieve di Sarta Maria, la più antica di Chesstown. Nonostante ciò, il portone di accesso, in bronzo, è un’opera contemporanea che ci fa scoprire la tradizione artistica ancora viva qui a Chesstown. Il suo autore ha creato con la terra di questi luoghi un grande pannello in ceramica con cui racconta la storia di questa città.
Dalla Pieve si scorgono non lontano una fila di alberi e un verde prato: è il Campo Marzio o Campo di Marte.
Un tempo era accampamento militare romano, ora è molto amato dai ragazzi perché in primavera e in autunno accoglie un parco divertimenti per le feste tradizionali dello Sfigato Lorenzino e della Fiera di Sarto Simeone, con un’esposizione di prodotti per l’agricoltura e per l’allevamento.
domenica 18 settembre 2011
Una delle tante ville degli inizi del Novecento reca una lapide, che ci indica dove nacque ed abitò Prosperoso Alpinista, il personaggio divenuto famoso prima ancora che il suo cognome fosse dato alle gloriose Forze Armate di queste zone, anzi tutti lo disprezzavano a Chesstown e Prosperoso pensava fosse per l’acne.
In una primaverile giornata di sole si laureò alla Facoltà di Medicina di Padova e si accorse che l’acne era scomparsa, in tal modo capì cosa veramente non andava in lui: era un uomo di cultura!
“Chesstown non ha bisogno di queste cose poco pottabili!”- gli dissero e il nostro grande amico Prosperoso viaggiò, non tanto per dimenticare, piuttosto per fare nuove esperienze e provare nuove sostanze, oggetto delle sue ricerche. Fece anche un piccolo trip in Brasile, utile a fargli capire che nella sua terra i bamboccioni erano anche troppi, tanto da decidere che l’estratto di maggior successo sarebbe stato un eccitante e divenne il primo a portare in Europa la pianta del caffè.
Da allora in tutto il Nordest le persone lavorano ad un ritmo frenetico… se va avanti così avremo una crisi di sovraproduzione!
giovedì 15 settembre 2011
domenica 11 settembre 2011
Un periodo assai fiorente per Chesstown, grazie all’industria della paglia, risale agli inizi del ‘900, un’epoca che vide la costruzione di numerose ville liberty.
Tuttavia, qualcuno pensa che lo stile in se abbia qualcosa che non va per questo fuori delle mura una villa di quel periodo si ritrova invenduta e disabitata da decenni. Forse per la posizione, due case, in centro sono state restaurate in modo da rispettare più le scelte dei padroni che i canoni liberty.
In una vediamo una singolare forma di pubblicità occulta nel rispecchiare molto più i gusti dei gelati venduti dal proprietario che quelli dell’epoca. Il noto copywriter Domenico Colella potrebbe pensare che le sue “idee fresche di giornata” hanno un degno rivale!
Un altro edificio, adibito ad ospitare studi medici, si procura nuovi pazienti tra i passanti che si imbattono negli allucinanti colori delle sue mura.
Più di un’allucinazione è meglio definire un sogno infranto di nome e di fatto, il famoso “cinema teatro Politeama”.
Sopravvivono i buffoni, gli arlecchin batocio e i politicanti (scusate la tautologia), ma non i loro palcoscenici, obsoleti di fronte alle continue mutazioni genetiche.
“In medio stat virtus” pertanto i nuovi architetti, con la precarietà delle loro opere sembrano abbastanza moderni da adattare la loro scienza ai tempi che scorrono via tra alluvioni.
In fondo cos’è un’infiltrazione confrontata con uno tsunami?
Arte che imita la natura senza eguagliare la sua maestra!
Quindi il Politeama scomparso si è con umiltà ridotto in mille e più calcinacci che per tre giorni ci hanno fatto vivere una nebbia primaverile, ma questo, come il Vajont e Sarno, è acqua passata…
giovedì 8 settembre 2011
domenica 4 settembre 2011
“La paglia – aggiunge Leone- divenne una grande fonte di ricchezza. Ma proprio nella prima metà del secolo scorso questo prodotto fu meno richiesto e le fabbriche cessarono la loro attività.
Oggi c’è un Museo che ha raccolto molti di questi oggetti, anche se mi chiedo se dal tempo delle invasioni barbariche ci sia stato un progresso: i barbari direbbero certamente di si. Chi come me, piuttosto di un barbaro si considera ancora italiano, nonché cittadino di un’Europa civile e pacifica, spero voglia tentare insieme a tutti noi di aver cura della propria storia, a dispetto dei tarli che forse non divorano la paglia, ma anche di lucertole, scarafaggi, lepismi, magari topi che sanno opportunamente sparire al nostro arrivo del tutto casuale.
Essi popolano volentieri un museo che toglie anziché dare, il prestigio e la bellezza che questa antica manifattura merita.
Possiamo essere ancora orgogliosi della paglia di Chesstown? Questo museo non ha l’eleganza e la professionalità che gli antenati chesstowncensi hanno dato a questa importante attività e che il dott. FLocs in particolare, ha portato in una fabbrica di cui possiamo fregiarci a livello internazionale: la BellesFemmes.
Oggi, la si considera a ragione la vera continuatrice della tradizione della paglia di Chesstown.
Non credo che si possano restaurare i cappelli di paglia, ma so che qualsiasi oggetto in quanto opera della creatività e dell’ingegno umano merita di essere conservato il più possibile nel suo stato originario.
Figuriamoci poi tutti i documenti cartacei, fotografie e macchinari che ci fanno risalire a una storia della tecnica che acquista ogni giorno sempre più interesse.
Anche la salute dell’uomo ci insegna che prima di curare è meglio prevenire.
Preservare le manifatture del museo da un rapido decadimento aiuterà l’intera città ad avere un’istituzione di cui essere orgogliosi ancora per molto tempo. Per questo un progetto specifico che studi le necessità per la conservazione della paglia, ed allo stesso tempo offra i minimi parametri che un edificio museale deve avere a tale scopo, diventa di urgentissima attuazione.
E’ indispensabile offrire alle nuove aziende, che sono sorte anche di recente, in ambiti analoghi, una giusta testimonianza di un’esperienza lavorativa in loro congenita, e
che è stata il punto di partenza di tante che hanno cercato di
convertirsi anche in altri settori.
Se in questa opportunità che diamo loro, ci fosse una reciprocità, naturalmente il loro contributo sarà sempre ben accetto.
giovedì 1 settembre 2011
domenica 28 agosto 2011
L’artigianato a Chesstown ha origini remote: già nel medioevo la tessitura della lana, l’arte dei vasari, la lavorazione del legno e del ferro battuto erano attività fiorenti. Le mie ali protessero questa città con una lunga e duratura pace consentendo uno sviluppo prodigioso delle sue arti e corporazioni sotto le insegne di Venezia.
giovedì 25 agosto 2011
domenica 21 agosto 2011
I due amici attraversano Port’Ano, una delle quattro porte della città che si chiudevano in caso di assalto.
Intanto Falcone vede un ciminiera alta e rossa: “Cos’è?” Leone spiega che si tratta di una importante testimonianza dell’industria della paglia.
"C’era una volta una ragazza molto brava e diligente che voleva studiare a Cambridge e fare carriera all’estero. Sia lei che il suo fidanzato Piccoletto dal Masso erano poveri in canna perciò la ragazza accettò un lavoro part-time in un Night Club come ballerina di lap-dance facendosi chiamare “Gattina”.
Piccoletto continuava ad avere lavori saltuari e, non riuscendo a sposarla, la gente del paese cominciò ad attribuirgli fama di donnaiolo, vista la sua relazione con l’ormai compromessa "Gattina".
Esasperato dai pettegolezzi emigrò nel terzo mondo dove con poca spesa lavorava e si manteneva.
Qui apprese dagli indigeni l’arte della lavorazione della paglia per fabbricare cappelli e borse.
Un Natale tornò a trovare “Gattina”, e, avendo l’idea metter su un’impresa della paglia, si recò alla Banca Popolare di Chesstown, ma gli rifiutarono il prestito perché si era già indebitato facendo da loro degli investimenti nei bond Argentina.
Così pensò di andare proprio nel Sudamerica a creare opportunità di occupazione. Le banche furono ben disposte a finanziarlo e con poca spesa comprò un campo dove seminare il grano da paglia.
Insegnò ad alcune donne come fare i pacchi di treccia fine fine, che andava poi cucita per fare borse e cappelli.
Il primo modello lo regalò a “Gattina” che lo indossò in uno dei suoi spettacoli con grande successo.
Presto tutta l’Europa voleva i suoi prodotti e la fortuna sorrise a Piccoletto che impiantò nuovi stabilimenti a Chesstown, così lui e “Gattina” si sposarono.
Intanto a “Gattina” era passata la voglia di studiare per trovare un lavoro rispettabile, perciò con i suoi risparmi decise di comprare una quota del Night dove lavorava, e, diventando membro del consiglio di amministrazione, poteva sfogare le sue frustrazioni sui consulenti laureati che aveva assunto
Da
allora i consiglieri vennero definiti “coniglieri” e
“conigliette” ricordando il terrore che tra loro seminava la
feroce “Gattina”.
Ragazzettina
che fate la treccia
me ne fareste voi,
un par di braccia?
Vo' fare il cappellino
alla bertuccia
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